Vota Antonio!

(Tommaso Merlo) – Chissà quanti cittadini se ne staranno spaparanzati sul divano anche questa volta. Senza rendersi conto della scelta politica che in realtà compiono aderendo al grande partito degli astensionisti. Un partito invisibile e silenzioso ma drammaticamente decisivo. Tra loro molti pigri ma anche tanti menefreghisti. Cittadini che una vita pubblica non la vogliono. Gli basta quella privata e così si tengono alla larga da una politica che gli fa ribrezzo o addirittura paura. Troppo astio, troppa volgarità, troppa ipocrisia che sgorga dalla bocca di certi leader e dalle pagine di certi giornali. Con a questo giro pure la scusa del virus per lavarsene le mani. Per ora la maggioranza dei cittadini italiani si reca ancora alle urne anche se con motivazioni sideralmente divergenti. Vi sono quelli che votano lo stesso partito da sempre. Magari quello dei loro genitori o nonni. Clienti fissi che in genere seguono poco l’attualità perché per loro il voto è più che altro un modo per riaffermare la propria identità. Nera, rossa, violacea. Sono gli elettori che permettono ai poltronosauri di vantare carriere giurassiche perché qualsiasi porcheria combinino li votano lo stesso. Per fortuna questi elettori son sempre meno. Le ideologie sono del resto un brutto ricordo e oggi il mercato elettorale sta diventando volatile come quello delle auto usate. Con fantomatici statisti e condottieri che vengono a noia nel giro di qualche anno se non mese venendo prontamente rimpiazzati. Agli antipodi vi sono i cittadini che tirano fuori la testa dalla sabbia giusto qualche giorno prima delle elezioni. Guardano in giro spaesati quello che passa il convento e alla fine vanno a mettere la crocetta per il primo che gli stuzzica il palato. Sono quelli che abboccano agli spot e ai comizi. Cittadini che votano con la stessa consapevolezza con cui si comprano un paio di calze al mercato rionale. Ma c’è di peggio. Quelli che votano in cambio di qualche spicciolo o di qualche vantaggio che qualche cordata baronale gli ha garantito. Voto con cui svendono anche la propria dignità di cittadini. Sacche. Desolanti. Di vecchiume. Per fortuna la grande maggioranza vota liberamente e usando la propria testa anche se gironzolano ancora coloro che se la fanno prestare. Dando retta ad amici o parenti oppure ai discorsoni dei politicanti che echeggiano da qualche schermo. Tra questi spiccano i tifosi politici che in Italia riempiono fedelmente le curve in ogni ordine di posto. I tifosi votano sempre. Indossano l’elmetto e scendono al seggio impugnando la matita come fosse una spada. Solo i più invasati però ci credono davvero, molti di loro sanno benissimo che i loro idoli sparano un sacco di panzane, ma per i tifosi l’unica cosa che conta è sconfiggere gli avversari. A qualunque costo. Son cittadini che votano più contro qualcuno che per qualcosa. Tipo quelli che voteranno “no” al referendum per colpire gli odiati pentastellati. Sanno benissimo anche loro che il taglio è sacrosanto, ma l’odio verso il nemico prevale su tutto. Perfino sul bene comune e quindi anche sul proprio. Ma i tifosi sono solo una minoranza seppur chiassosa. Il vero problema è la manipolazione di massa dei cittadini moderati. Colpa dei livelli infimi di etica della politica e del giornalismo, colpa dell’assenza di vera libertà di stampa. Cittadini dopati da una propaganda senza scrupoli che li spinge a votare in base a false informazioni, a false catastrofi imminenti, a falsi capri espiatori, a false promesse. Cittadini che quando scopriranno di essere stati ingannati in futuro se ne staranno anche loro spaparanzati sul divano andando a rimpinguare le file del grande partito degli astensionisti. Un partito invisibile e silenzioso. Ma drammaticamente decisivo.

2 replies

  1. Che minestrone!
    Ci metti dentro una bella carota, un paio di patate, una manciata di fagiolini, una zucchina e poi aggiungi quello che
    trovi in frigo. Metti a cuocere per un’oretta e poi lo puoi mangiare a pezzi o passato, con o senza pasta e magari, se
    t’è avanzato, una bella cucchiaiata di pesto che sta bene su tutto.
    Ho fatto fatica ad arrivare in fondo e so già che mi rimarrà sullo stomaco almeno fino a stasera.
    Un florilegio di luoghi comuni, di banalità trite e ritrite di cui non sentivamo certo la mancanza.
    Che avrà voluto dire poi?
    Che gli elettori sono in massima parte dei minus habentes?
    Che votano “alla membro di pitting-bull”?
    Può avere anche ragione il buon Merlo, ma gli sembra questo il momento più adatto a dare dell’imbecille agli elettori?

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