Lavitola confessa la bomba a Ranucci: “Era per fargli potenziare la scorta”. Ma prima dell’attentato non aveva mai parlato della sicurezza del giornalista. Movente e chat. Il timore per la sicurezza dell’amico, ma soltanto nei giorni successivi all’esplosione. Il giornalista resta persona offesa

(estr. diMarco Lillo – ilfattoquotidiano.it) – […] Come sempre quando si parla di Lavitola, le sue parole vanno prese come saponette e verificate una per una. Con i pm ammette la ‘bomba d’amore’, come direbbe Paolo Mieli. Però la colora di un fine lontano dalla politica. Nessun intento di accrescerne la popolarità, come pensano i magistrati, al fine di portare l’amico giornalista a Palazzo Chigi. Alla domanda ‘perché ha fatto mettere la bomba a Ranucci?’ replica come la nonnina di Cappuccetto Rosso: ‘Per proteggerlo meglio’.
Peccato però che Lavitola parli della sua ossessione per la sicurezza di ‘Sig’ solo dopo la bomba. Non prima. Almeno a leggere le conversazioni riportate nell’ordinanza di arresto.
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La prima traccia è il 21 novembre 2025, più di un mese dopo l’attentato. Valter scrive all’amico: “Scusami, non voglio essere ossessivo ma ti prego, se non ti danno la seconda macchina, dammi il via libera per fare tutto il casino che mi viene in mente”. Il 22-23 novembre 2026, scrive il gip, seguono “ulteriori messaggi con i quali Lavitola insiste con Ranucci in ordine alla necessità di ottenere un potenziamento della scorta”. Il 29 novembre 2026 dice di aver consultato “non meglio precisati programmi specializzati per individuare il livello di rischio”. Gli scrive: “Tu hai un livello di rischio potenziale con gli odiatori che è molto alto!!!! Ti assicuro che non sto esagerando, anzi… Questo rischio è imprevedibile, e non gestibile in alcun modo”. Per Valter ci vuole “una barriera fisica fatta da uomini”. Poi con arte fa il misterioso sulle fonti “Ti prego, fidati (…) avrei difficoltà a dirti di più e già informarti di questo è potenzialmente un piccolo problema per me”. Poi Lavitola intima a Sigfrido di non uscire fin quando non avrà una superscorta per non rischiare: “Ti scongiuro, muoviti subito. Non sto facendo allarmismi inutili, ti assicuro altrimenti riduci al minimo le tue esposizioni fuori da ambienti protetti”.
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Il 29 dicembre 2025 Lavitola invia un articolo di giornale secondo il quale “non si trattava di esplosivo rudimentale” e parte con ordini degni del capo delle teste di cuoio alla vigilia di un blitz: “Ti prego, dammi retta, in qualsiasi momento tu sei esposto, devi avere una struttura di protezione fisica. Significa che quando tu arrivi in un luogo: a casa, alla Rai, un ristorante, a un appuntamento qualsiasi, nel momento che scendi dalla macchina devi avere una staffetta lì fatta da almeno quattro uomini più il due che nella macchina di scorta che dopo aver fatto il sopralluogo (devono arrivare almeno 10 minuti prima) ti fanno un cerchio di protezione fino all’ingresso. Ti ripeto, il nome di Dio, dammi retta!!!”. Lavitola teme ‘gli odiatori’. “Guarda, non te lo dirà nessuno, sono uno strumento molto più utilizzato di quello che tu credi e che si dice. Si cercano persone psicolabili sui social con una predisposizione, e si plagiano”. Riletti oggi questi messaggi fanno quasi sorridere ma allora a sentire Valterino sembrava una questione di vita o di morte: “Il grado di protezione che tu hai prevede la staffetta (…). Il capo scorta è una persona intelligente, di esperienza, e fedele alle istituzioni, oltre a essersi sinceramente affezionato a te. Per piacere, parla con lui. Mi dispiace dirtelo, ma se non lo fai troverò io la soluzione per farlo”. Se queste conversazioni fossero state precedenti all’attentato, Lavitola avrebbe trovato un appiglio per sostenere la bislacca tesi. Ma non c’è traccia di tali considerazioni degne di un film d’azione prima dell’esplosione nella villetta. Per il legale di Ranucci, Roberto De Vita, “se il movente è quello, si colloca tra l’inutile e il rassicurante, di certo lontano da ipotesi ben più gravi e gravose. Un conto è la confessione altro la valutazione della sua credibilità”.