Bonaccini, così insensato da poterci pure riuscire

(di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – Apòta, dal greco ápotos, “che non (se la) beve”.Allora: c’è questo presidente di Regione, chiamato come tutti i suoi colleghi spiritosamente “governatore” (una di quelle parole, insieme a “premier”, usate per designare figure che non esistono nel nostro ordinamento e a cui pian piano ti abitui, così quando introducono di soppiatto la norma che istituisce il referente di quella parola nessuno se ne accorge), Stefano Bonaccini, che va alla festa dell’Unità di Modena e fa un intervento il cui passaggio più notevole è questo: “Renzi e Bersani rientrino pure! Il Pd non può restare al 20% se vuole vincere le elezioni e battere le destre”.Seguono analisi, calcoli, proiezioni, vaticini, pareri pro e contro, tutti delibati e assaporati con gusto sui principali quotidiani, per i quali Bonaccini, per aver battuto la Borgonzoni in Emilia Romagna (grazie anche a un gran lavoro d’immagine, al sostegno della Lista Coraggiosa e persino alle Sardine) è una specie di Obama sotto steroidi che scalpita dietro al palcoscenico della politica nazionale.E qui entrano in gioco gli apòti, tra i quali rispettosamente ci annoveriamo.A prenderla sul serio, la “proposta” di Bonaccini, che sarebbe rimasta una boutade se non fosse stata prontamente e orgogliosamente respinta dai renziani di prima linea come Rosato, mira a far crescere il Pd dall’attuale 20% mediante il reinnesto di uno che l’aveva portato al 18, ne era uscito convinto di avere da solo il 40, e adesso è dato intorno al 2.Non solo: dovrebbero rientrare pure quelli che, come Bersani, Speranza e altri, ne erano fuggiti – insieme a qualche milione di elettori – proprio perché c’era Renzi, cioè per evitare di assistere alla devastazione del partito perpetrata quasi scientificamente da quella compagine e in definitiva per dissociarsi da qualsiasi pensiero, parola, opera o omissione riconducibile all’era renziana.L’idea è talmente insensata che potrebbe avere qualche chance di essere realizzata, anche perché i giornali anti-governativi se ne sono subito innamorati, e tra le righe ne parlano come di un’astuta strategia di ritorno alla vocazione maggioritaria del centrosinistra al nobile scopo di battere i populismi, mentre su tutto aleggia la figura aspirazionale di Bonaccini, pseudo-candidato non si sa da chi a subentrare a Zingaretti in qualità di neo-Renzi della Bassa (è proprio vero, la Storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa), nuovo salvatore della patria nel caso dovessero andare male sia il referendum che le Regionali (“Dietro le quinte” scrive il Corriere “si continua a ipotizzare il nome di Bonaccini per avviare una rifondazione”).Non fa una piega: se le Regionali andranno male, Zingaretti andrà abbattuto e sostituito con un “governatore” che farà rientrare nel Pd colui che avrà contribuito a farle andar male, correndo platealmente contro il Pd, candidando proprie pedine in Liguria, Veneto e Puglia (dove candida Scalfarotto senza alcuna speranza, giusto per il gusto di togliere un po’ di voti a Emiliano).Mentre ad Articolo1, che dappertutto sostiene il Pd, con cui è al governo, verrebbe concesso di portare i suoi voti in dote in questo bislacco matrimonio d’interesse che a breve riporterebbe il Pd al 18% o peggio.Tutto va bene, si dirà, per impedire a Salvini e Meloni di andare al governo.Certo, come no. E però il rifiuto di bersela impone l’obbligo di considerare che questo della destituzione di Zingaretti, con un bel congresso finto e il corollario della fine dell’alleanza di governo, è il sogno proibito dell’establishment, lo stesso che fa campagna per il No al referendum con indifferenza per il merito dello stesso, piuttosto con la deliberata intenzione di far cadere il governo, al momento l’unica alternativa reale al governo Salvini, dato che l’uomo dei sogni più sfrenati, Draghi, risulta indisponibile.Pure l’ossessiva pretesa di ricorrere al Mes (unici insieme alla florida Cipro) da parte di giornali, di “alleati” e apertis verbis dello stesso Bonaccini, che per esso si dice “disposto anche a mettere in discussione l’alleanza coi 5Stelle”, pare un modo per logorare il governo o magari rimpastarlo espellendo i grillini, ostili al Mes, e mettendoci dentro gente di Forza Italia e/o Italia Viva, tanto fa lo stesso, e spedendo a casa l’odiato e però popolarissimo Conte.Così l’operazione Bonaccini avrebbe un senso, non come vogliono farcela bere. È indicativa una frase dello stessoBonaccini: “Il Pd deve costruire intorno a sé un nuovo centrosinistra, per batterli devi fare un programma per qualcosa”. Già, ma cosa? A parte questo Tetris coi pezzi di scarto della politica italiana (che non entrerebbero in Parlamento con uno sbarramento al 3%) e i selfie motivazionali da mental coach, che cosa farebbe questa rifondazione?

9 replies

  1. E’ difficile pensare che i vecchi elettori del PD possano rivotare Renzi che di fatto ha rottamato il partito,lo ha dilaniato. Bonaccini, renziano che vorrebbe fare? Dire abbiamo scherzato rimettiamoci tutti insieme appassionatamente? Bene così i 5S avranno la possibilità di governare da soli…Conte che li rappresenta gode della fiducia e simpatia del 60% degli italiani e tanto basta a tentare da parte sua una candidatura coi 5S. Nei tanti anni che ho seguito la politica ho notato che la sinistra non ha fatto altro che cannibalizzare se stessa,tanti piccoli capi corrente con altrettanti distinguo…Basta vedere che cosa accadde quando nacque il PD, Bertinotti se ne andò perchè il PD non era più la sinistra e fondò Rifondazione Comunista,ora Lui si trova in sintonia con Comunione e Liberazione, ma se po’?! IL PD si deve togliere di mezzo i traffichini e governare seriamente e onestamente,tornare a rappresentare la classe lavoratrice, i piccoli imprenditori e quel ceto medio che è stato massacrato dalle politiche renziane.Solo così può riprendersi l’elettorato. Renzi ed altri si vogliono collocare al centro che è affollatissimo disposti anche a spostarsi a destra di tanto intanto…lasciatelo andare è solo una mina vagante…con il suo io smisurato.

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    • Conte gode del 60% dei sondaggi, e non vuol dire niente. Anche Monti godeva dell’80% della fiducia degli italiani, quando ha fatto un partito si è fermato all’8% alla Camera e al 9% al Senato.
      Del resto sempre i sondaggi accreditano il centrodestra al 48% circa: io non me lo vedo un elettore di Salvini o della Meloni votare Conte.
      Quando la si finirà di considerare i sondaggi come voti reali e la popolarità nei sondaggi come una forma di legittimazione democratica? La realtà è che Conte non ha mai affrontato un’elezione, sia essa per il Parlamento, per un Consiglio regionale, per un Consiglio comunale: è un outsider della politica venuto dal nulla. L’unico modo per vedere di quanta fiducia gode effettivamente tra gli elettori è, appunto, aspettare le elezioni.

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      • @ Stacippa
        Bella gioia, forse t’è sfuggito il fatto che il “gradimento” di Monti superava l’80% quando iniziò a governare,
        ma precipitò sotto il 30% (con un minimo del 22%) quando gli italiani assaggiarono sulle loro schiene il “gatto
        a nove code” che la UE gli aveva messo in mano.
        Citare solo i dati che fanno comodo per avvalorare le proprie tesi, ignorando quelli contrari, espone al rischio
        di essere sgamati e sbertucciati.

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      • E pensa che c’è gente che col 40% dei sondaggi pretendeva i pieni poteri.
        Però, giustamente, i sondaggi non sono voti, e nemmeno il Pd ha affrontato un’elezione dopo la fuoriuscita renziana. Io dico che, senza quella lingua biforcuta di Renzi, è pure capace che il Pd guadagni più voti di quanti non perda.

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  2. Anthony Giddens, uno dei propugnatori della Terza Via, sosteneva che fosse auspicabile e possibile
    un compromesso armonioso tra Socialismo Democratico e Neoliberismo o, se preferite chiamarlo col
    suo vero nome, Capitalismo.
    Delle due l’una: o Giddens credeva veramente in ciò che affermava (poco probabile… era tutt’altro che
    un sognatore), oppure sapeva benissimo che mettendo nella stessa gabbia il lupo con la pecora altro
    non si sarebbe ottenuto che sfamare il lupo.
    Comunque sia, sotto la spinta di due pesi massimi come Clinton e Blair che funsero da “front men” per
    la foltissima schiera di rappresentanti della Finanza Globalista mondiale, in tutta l’Europa occidentale
    vennero celebrati i matrimoni tra ciò che restava dei vari socialismi e socialdemocrazie nazionali e
    altri partiti e movimenti che, fino a quel momento, avevano sostenuto il cosiddetto Libero Mercato.
    In Italia il fidanzamento fu piuttosto lungo: durò dodici anni, dal 1995, anno in cui Prodi e Parisi si fecero
    promotori di una larga alleanza (più tardi prese il nome di Ulivo… la Quercia era già bruciata da tempo),
    al 2007, anno in cui fu finalmente celebrato il matrimonio, officiante Uolter Veltroni.
    Al matrimonio uno dei due fidanzati (la pecora socialista) arrivò già quasi dissanguata, ma il resto del
    gregge, che assisteva plaudente, nemmeno se ne accorse e continuò a pensare che, tutto sommato,
    la convivenza con il lupo sarebbe stata possibile e avrebbe portato il Paese nella modernità.
    Gli anni passarono e, in quella gabbia chiamata PD, della pecora socialista non rimasero più neanche
    le ossa.
    Il resto delle pecore del gregge socialista continuava ad applaudire e votare e nemmeno si accorgeva
    che da quella gabbia erano scesi tanti lupacchiotti, in tutto identici al padre, che si erano sparsi tra quelle
    anime belanti succhiando il loro latte in attesa di essere cresciuti abbastanza per potersele mangiare.

    P.S.: Chiedo scusa agli amici del forum.
    A volte mi faccio prendere la mano dal piacere di raccontare.
    Avevo iniziato citando nomi, fatti e date e ho finito con lo scrivere di lupi e pecorelle.
    Comunque la parabola ha una sua morale, nemmeno tanto nascosta… a voi interpretarla.😁

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  3. Qui c’è poco da argomentare, il PD ha ripreso dei voti perché dopo aver abbracciato con Renzi un programma di destra, arrivato alle elezioni non avendone uno, porta avanti il programma del M5S, cosicchè quelli con la tessera del PD possono finalmente riprendersi il voto con l’elastico e dire che un’idea è buona se la dice il proprio partito ( o almeno finge di averla detta). Ricorda un pò Lino Banfi in “Fracchia la belva umana”, in cui faceva il commisario e ogni volta che l’aiutante De Simone, aveva un’idea, lo insultava ridicolizzandolo, ma poi poco dopo, ne proponeva una lui identica e tutti applaudivano. Inoltre Bersani è uscito dal PD renziano per disperazione, dopo aver votato di tutto e bevendosi di tutto, potrebbe rientrare in un PD solo se i renziani fossero estinti. Quale sarebbe quindi l’idea geniale? Rifare il PD che ha fallito, con le medesime idee, dato che Renzi col suo partitino di riciclati propone la stessa roba ed il ritornello che noi non abbiamo capito le sue brillanti riforme.
    Il PD ha un futuro solo cancellando il renzismo in tutte le sue forme e smettendola di proporre boiate come il MES.
    Ovviamente che lo capiscano è illusione, anche perché, premesso che non ho alcuna simpatia per Zingaretti, torna sempre di moda la vecchia abitudine di segare le gambe del segretario appena scelto.

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  4. Lo scenario del rignanese che rientra oltre a essere un incubo è davvero poco probabile, è vero che di lui non si fida nemmeno la madre, ma che fa, fonda un partito (partitino di provincia) e poi lo lascia a Marattin? Per questo l’uscita di Bonaccini è oltremodo odiosa, gli elettori li vogliono estenuare non spingere nelle urne. E Bersani se lo sognano!

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