Fine degli alibi

PANORAMICA AULA SENATO

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Molti propagandisti del No puntano tutto sulla paura, spaventando i cittadini con minacce terroristiche sull’apocalisse che seguirebbe alla riduzione dei parlamentari da 945 a 600. E così attribuiscono alla riforma una portata epocale che non si confà a un utilissimo, ma modestissimo ritocco costituzionale. “Stravolgono la Carta del 1948 e tradiscono la volontà dei nostri Padri costituenti!” (ma i 630 deputati e i 315 senatori nella Carta non c’erano: furono aggiunti dopo, nel 1963, da un’altra riforma della Dc). “Il Parlamento, una volta tagliato, non funzionerà più” (ma tra il 1948 e il ’63, a ranghi ridotti, funzionava benissimo). “Qui si ledono la rappresentanza e la democrazia!” (che non dipendono dal numero degli eletti: altrimenti la Cina, con quasi 3mila parlamentari, avrebbe il record mondiale di rappresentanza e democrazia). Un lettore ligure – spero non nostalgico di Scajola – teme addirittura che col taglio “Imperia non sia più rappresentata”: il che è ben possibile, ma lo è anche oggi, e non per le norme costituzionali, ma per la legge elettorale che dà ai capipartito il potere di candidare non i rappresentanti dei territori, ma i suoi nominati (qualcuno sa chi rappresenta la sua città nell’attuale Parlamento?). Altri inorridiscono per il risparmio di “soli” 80-100 milioni all’anno, come se ci fosse qualcosa di male se il Parlamento, dopo decenni di polemiche anti-casta, si mette a dieta e recupera prestigio mentre chiede sacrifici ai cittadini. Per fortuna i sondaggi (Sì fra il 70 e l’82%) segnalano che la maggioranza degli italiani, come nel 2016 quando a fare terrorismo erano i renziani del Sì, non si lascia spaventare da false paure.Molto più serie sono le obiezioni e i dubbi sui rischi di un Sì “al buio”, senza i correttivi imposti dalla riforma: sulla legge elettorale, che per fortuna si dovrà per forza cambiare dopo il Sì al taglio (se vince il No ci terremo i nominati del Rosatellum in saecula saeculorum); sul numero dei delegati regionali per eleggere il capo dello Stato, che va ridotto anch’esso di un terzo; e sull’elezione dei senatori su base circoscrizionale anziché regionale, per impedire che le Regioni più piccole e i partiti minori siano sottorappresentati. Ma negli ultimi giorni la maggioranza s’è accordata per votare i correttivi in parte prima del referendum e in parte subito dopo. Così chi preferiva il No per mancanza di correttivi potrà votare serenamente Sì. Magari ricordando ciò che disse all’Assemblea Costituente il 18 settembre 1946 uno dei Padri più nobili, Luigi Einaudi: “Quanto più è grande il numero dei componenti un’Assemblea, tanto più essa diventa incapace ad attendere all’opera legislativa che le è demandata”.

4 replies

  1. Giusta la tesi ma Travaglio scivola su una buccia di banana citando a sproposito la Cina. Infatti il paese del dragone conta quasi1,4 miliardi di abitanti per circa 3’000 parlamentari con un rapporto di 0,21 eletti ogni 100’000 abitanti, quindi di gran lunga inferiore a quello che avrebbe l’Italia dopo il taglio dei parlamentari: 600 parlamentari su 60 milioni fa 1 eletto ogni 100’000 abitanti, cioè 5 volte di più!
    L’esempio quindi finirebbe involontariamente per portare l’acqua proprio al mulino proprio di chi sostiene che il minor numero di parlamentari rispetto ai rappresentati è indice di minore rappresentatività e democrazia.
    Anche i migliori possono sbagliare.

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    • Il tuo calcolo è semplice e corretto, per cui non penso sia sfuggito all’autore dell’articolo.
      Più semplicemente, credo che Travaglio abbia fatto l’esempio del Parlamento cinese solo per confutare chi sostiene le ragioni del NO con la tesi:
      pochi parlamentari = poca rappresentanza
      quindi votate NO perché:
      più parlamentari = più rappresentanza
      Tutto qui.

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