Mario Draghi continua a cannoneggiare il governo

(ilsole24ore.com) – Fare il presidente della Banca Centrale Europea? «È stressante come un qualsiasi altro lavoro che preveda responsabilità». Mario Draghi si toglie il mantello da “super Mario” e dice che «non c’è niente di speciale in questo lavoro». Lo dice in occasione del Congresso Escardio, durante una video-conversazione con Filippo Crea, il cardiologo dell’Università Cattolica e del Gemelli, primo italiano a diventare direttore dello European Heart Journal.

Oltre a raccontare il suo precedente lavoro come un “normale” lavoro, Draghi è tornato a parlare del futuro dell’economia post pandemia: «Gli incentivi devono creare nuovi lavori, non salvare quelli vecchi». Per l’ex presidente della Bce i governi dovrebbero utilizzare i fondi verso settori che possano creare nuovi posti di lavoro per i giovani.

È la seconda volta in poche settimane che Draghi parla delle (e alle) nuove generazioni: lo ha fatto recentemente al Meeting di Rimini, quando ha detto: «Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza. Alcuni giorni prima di lasciare la presidenza della Banca centrale europea lo scorso anno, ho avuto il privilegio di rivolgermi agli studenti e ai professori dell’Università Cattolica a Milano. 

Lo scopo della mia esposizione in quell’occasione era cercar di descrivere quelle che considero le tre qualità indispensabili a coloro che sono in posizioni di potere: la conoscenza per cui le decisioni sono basate sui fatti, non soltanto sulle convinzioni; il coraggio che richiedono le decisioni specialmente quando non si conoscono con certezza tutte le loro conseguenze, poiché l’inazione ha essa stessa conseguenze e non esonera dalla responsabilità; l’umiltà di capire che il potere che hanno è stato affidato loro non per un uso arbitrario, ma per raggiungere gli obiettivi che il legislatore ha loro assegnato nell’ambito di un preciso mandato». 

Draghi ha usato più o meno le stesse parole anche in occasione del colloquio con il cardiologo Crea, citando anche la digitalizzazione come uno dei temi che dovrebbero essere messi ai primi posti nell’agenda dei governi.

Anche in occasione della conversazione con il cardiologo Crea, Draghi ha espresso il suo pensiero “politico”: «I sussidi dovranno scendere, ma allo stesso tempo si creeranno posti di lavoro per i giovani».

Parlando di politica sanitaria, l’ex capo della Bce ha sottolineato che «dovremmo spendere molto di più per la salute» ma anche che «la pandemia ha evidenziato l’importanza di avere buone strutture di assistenza e un sistema robusto. Per rilanciare l’economia finché non sarà trovato un vaccino, servono test di massa e poi il tracciamento può essere fatto in seguito a tutti questi test».

15 replies

  1. Nonostante il riassunto recentemente svolto sul curriculum e sui trascorsi di Draghi dai tempi di Andreotti in poi, neanche una parolina……. Slurp slurp.
    Ah gia, il sole 24 ore è confindustria……

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  2. Alessandro Di Battista: “Draghi e i suoi derivati

    “A rischio il futuro dei giovani. Bisogna dar loro di più”. E ancora: “Privare i giovani del futuro è una grave diseguaglianza”. Perbacco, che pensieri sagaci, che riflessioni acute e visionarie! Chi avrà mai pronunciato parole così profonde? È stato Mario Draghi, il nuovo idolo dell’establishment politico-finanziario italiano, dal palco dell’ultimo meeting di Comunione e Liberazione. Ho ascoltato attentamente il suo intervento. Draghi non ha detto nulla di rilevante eppure, commentatori, editorialisti e politici hanno descritto il suo intervento come il discorso del secolo, pari, forse, solo all’I have a dream di Martin Luther King.

    “Ascoltate Draghi” si è raccomandato Gentiloni. Probabilmente avrebbe voluto aggiungere “e convertitevi alla religione della finanza” ma i democristiani non dicono mai tutto quel che pensano. Giuliano Ferrara ha definito Draghi il “migliore degli uomini di Stato”. Le uscite di Ferrara hanno una loro utilità, ci aiutano a capire da che parte stare. Generalmente la parte giusta è quella dove non sta lui. Anche molti politici hanno fatto a gara per vincere il premio “draghiano dell’anno”. Questa competizione tra conformisti è partita già da alcuni mesi e continuerà ancora per molto, senz’altro fino a che non si eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica. Il 25 marzo scorso, in pieno lockdown, Draghi rilasciò un’intervista al Financial Times in cui sostenne la necessità di aumentare il debito pubblico per proteggere economia e lavoro.

    Quando erano i populisti ad attaccare la logica del pareggio di bilancio in Costituzione e a sostenere interventi a debito in tempo di crisi l’establishment scherniva tali argomentazioni. Ma quando parla Draghi tutti si mettono sull’attenti, agli ordini, con la lingua di fuori e si trasformano in tanti piccoli suoi derivati. Draghi è come il TAV, le grandi opere inutili, l’asservimento a Washington o il finanziamento pubblico a Radio Radicale: riesce a mettere d’accordo Renzi e Salvini. “La lettera di Draghi al Financial Times andrebbe letta e imparata a memoria” ha commentato Renzi. “Grazie Draghi per le sue parole. Benvenuto, ci serve il suo aiuto” ha aggiunto Salvini.

    Nell’eterna gara ad arruffianarsi il potere che conta i politicanti nostrani vogliono arrivare tutti primi. Draghi può dire tutto ed il contrario di tutto ma quel che conta per il sistema di potere italiano non è quel che dice ma quel che ha fatto. È ciò che ha fatto che galvanizza gli Elkann, i De Benedetti ed i Benetton, che unisce Sallusti e Scalfari, Forza Italia ed il PD, che tranquillizza Confindustria e tutta l’élite del capitalismo finanziario europeo. I derivati di Draghi si stanno moltiplicando. Li trovi nei partiti che dovrebbero essere a lui antitetici, nei salotti della Roma bene, nelle redazioni dei giornali che un tempo difendevano gli interessi della collettività ed, ovviamente, nei CDA delle banche d’affari.

    Tuttavia ci sono altri derivati che andrebbero menzionati: i derivati di Stato, una valanga di titoli tossici molti dei quali sottoscritti tra il 1991 ed il 2001, ovvero nei 10 anni in cui Mario Draghi fu Direttore generale del Tesoro. “La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore” diceva Malcolm X. E allora ricordiamola la storia. Draghi divenne Direttore generale del Tesoro durante l’ultimo governo Andreotti e venne confermato anche dai governi Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi, D’Alema I e D’Alema II, Amato II e Berlusconi II. Un uomo per tutte le stagioni.

    Appena uscito dal Tesoro, nel 2002, venne nominato Vicepresidente per l’Europa di Goldman Sachs, una delle banche d’affari più grandi al mondo. Anche i due Direttori generali del Tesoro arrivati dopo di lui, ovvero Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli, “curiosamente”, vennero assunti da altre due banche d’affari appena terminato il loro incarico pubblico. Il primo, nel 2006, divenne managing director e Vicepresidente di Morgan Stanley. Il secondo, nel 2014, addirittura Presidente del Corporate & Investment Bank di JPMorgan. Pare una legge della natura, appena finisci di dirigere il Tesoro, ovvero il dipartimento più importante del Ministero dell’economia, trovi subito un lavoro strapagato in qualche banca privata.

    Il Direttore generale del Tesoro occupa un ruolo apicale. È colui che elabora ogni tipo di iniziativa economica, finanziaria e monetaria all’interno del MEF. È colui che sa sussurrare all’orecchio del Ministro dell’economia quel che s’ha da fare. Soffermiamoci sulle date: 12 aprile 1991, il giorno in cui Draghi inizia a dirigere il dipartimento del Tesoro e 29 novembre 2011, quando Grilli termina il mandato da Direttore e diventa Viceministro e poi Ministro dell’economia sotto Monti (anch’egli consulente di Goldman Sachs) prima di accasarsi in JPMorgan. 20 anni di acquisizione da parte dello Stato di titoli derivati emessi anche dalle banche d’affari appena citate.

    Il divino Draghi ha diretto l’acquisizione da parte della Repubblica italiana di titoli speculativi che hanno, nella stragrande maggioranza dei casi, arricchito le banche private ed impoverito le casse dello Stato. È difficile avere cifre esatte su queste operazioni. Sull’acquisto di derivati perdura un sostanziale segreto di Stato come per la strage di Ustica. In effetti la verità farebbe male. Farebbe male a quei tecnici strapagati, con curricula di tutto rispetto, usciti dalle migliori università del pianeta, che inorridiscono quando il popoluccio si interessa di questioni che vanno oltre il calcio mercato, che tuttavia sono stati capaci di farci perdere miliardi di euro e che adesso sognano persino di sedersi al Quirinale, supportati da una classe politica che non può far altro che restare in silenzio avendo la bocca tappata dalle mani ossute di centinaia di scheletri negli armadi.

    Le scelte dei cosiddetti esperti, di quelli bravi alla Draghi le stiamo ancora pagando. A Rimini l’apostolo ha deliziato la platea di ciellini con un concetto davvero strabiliante ovvero la distinzione tra debito buono e debito cattivo. Quello buono è il debito produttivo, il cattivo è quello improduttivo. Però. Anni di “studi leggiadri e sudate carte” hanno prodotto ragionamenti sensazionali. A questo punto è lecito domandarsi se i debiti contratti dallo Stato con le banche d’affari dovuti all’acquisto di derivati siano debito buono o debito cattivo. Quel che è certo è il coinvolgimento del nuovo stupor mundi, Mario Draghi da Goldman Sachs.

    Nel 1994 il Tesoro siglò un accordo quadro con Morgan Stanley che aveva al suo interno una clausola capestro che avrebbe permesso all’istituto finanziario di New York di chiudere unilateralmente i contratti sui derivati. Morgan Stanley la esercitò nel 2011, in piena tempesta finanziaria per l’Italia, ed ottenne dal governo Monti il pagamento, sull’unghia, di 3 miliardi di euro di interessi sui titoli derivati. In quegli anni, Giacomo Draghi, il figlio di Mario, faceva carriera proprio in Morgan Stanley. Mentre lo Stato trasferiva miliardi di euro alle banche d’affari che avevano guadagnato sui derivati, Monti e Fornero portavano in Parlamento provvedimenti sanguinolenti che avrebbero colpito pensionati, lavoratori e malati. Sì, malati.

    Nel 1998, un anno dopo la sottoscrizione in UE del Patto di stabilità che ha dato il via alla stagione dell’austerità, in Italia vi erano 1381 istituti di cura: 61,3% pubblici e 38,7% privati. Nel 2007 erano 1197: 55% pubblici e 45% privati. Nel 2017 sono scesi a 1000: 51,8% pubblici e 48,2% privati. Sono gli effetti delle privatizzazioni. E chi è stato uno degli artefici della stagione delle privatizzazioni in Italia? Mario Draghi. Fu Draghi, a cavallo dei governi Prodi e D’Alema, ad adoperarsi affinché i Benetton acquistassero dall’Iri ad un costo irrisorio la Società Autostrade.

    Oggi fa appello al senso di responsabilità. Parla di speranza, di futuro. Un futuro che i giovani vedono pregiudicato anche dalle sue scelte e questo la pubblica opinione italiana ha il dovere di ricordare. Nel 2005 Draghi lasciò Goldman Sachs per sedersi sulla poltrona più prestigiosa di Palazzo Koch. Fu sempre lui, stavolta da Governatore di Bankitalia, ad autorizzare Monte dei Paschi di Siena ad acquistare Banca Antonveneta, al triplo del suo valore, dal Banco Santander. I debiti contratti da MPS per questa scellerata operazione sono buoni o cattivi? Beh, dato che in buona parte sono stati coperti da denaro pubblico saranno stati certamente debiti buoni.

    Draghi non è cambiato, non si è convertito all’interesse generale, non ha preso coscienza delle perversioni del liberismo. D’altro canto un capitalista finanziario è per sempre. Semplicemente vuole fare il Presidente della Repubblica e per arrivare al Quirinale è disposto persino a guidare un governo di unità nazionale (Dio ce ne scampi) se gli venisse richiesto. Nel suo cassetto, oltre ai sogni presidenziali, ha abiti da “amico del popolo” che proverà ad indossare nei prossimi mesi consapevole che la nuova mise verrà magnificata dalla stampa di regime. Ma sotto il vestito, per gli interessi degli ultimi, ancora una volta, non ci sarà niente di buono.

    Come nulla di buono conteneva la letterina che il 5 agosto del 2011 Draghi ed il Presidente uscente della BCE Jean-Claude Trichet inviarono all’Italia per chiedere quelle riforme strutturali (macelleria sociale) che da lì a poco Monti avrebbe realizzato. Le ricette richieste con quella lettera sono quelle di sempre: privatizzazione dei servizi (sanità inclusa), contrazione dei salari, taglio della spesa pubblica e assoluta fedeltà al Patto di stabilità. Quel Patto di stabilità che Draghi inizia a mettere in discussione sapendo che qualche critica all’Unione Europea è strategica per spostarsi dalle colline dei Parioli al colle più prestigioso di Roma. Il sistema mediatico è con lui. Gran parte del sistema politico è con lui. Dalla sua ci sono le banche, le istituzioni europee, i grandi gruppi di potere, il clero più influente.

    Ma, come disse Abraham Lincoln: “La pubblica opinione è tutto”. Sta al Popolo italiano combattere l’amnesia collettiva a suon di informazione. Si ricorderanno i cittadini come venne dipinto Monti nei primi mesi di governo. Monti che accarezza un cane, Monti che parla il francese, Monti che non fa il bunga-bunga, Monti che indossa il loden come nessuno. Quando l’establishment glorifica qualcuno il Popolo dovrebbe temerlo. Draghi è osannato, incensato quando non dice nulla, ossequiato perché è potente, ringraziato ininterrottamente per il Quantitative Easing, come se i soldi che la BCE ha messo sul piatto per comprare titoli pubblici dei paesi dell’UE li avesse tirati fuori direttamente lui.

    Distratti dalle palle di giornali e politici e dalle palle che rotolano negli stadi deserti non riconosciamo più chi pregiudica, davvero, i nostri interessi. Siamo persino disposti a consegnarli le chiavi di casa. Seguiamo in modo ossessivo la degenza di Briatore ma non badiamo ai danni economici fatti acquistando derivati con i soldi nostri. Draghi, mascherato da tecnico, ha nel corso della sua carriera, preso o indotto a prendere scelte politiche che si sono rivelate fallimentari per gli interessi degli italiani. Lo Stato italiano ha stipulato negli ultimi 25 anni contratti derivati per 150 miliardi di euro e dal 2011 ad oggi ha pagato di interessi 35 miliardi di euro*.

    Ormai da settimane politici particolarmente inclini alla dittatura del vincolo esterno sostengono che i 36 miliardi del MES siano indispensabili. Non si esprimono, tuttavia, sui 35 miliardi di interessi pagati per aver sottoscritto titoli finanziari convenienti solo per le banche. D’altronde, in molti casi, ciò coinciderebbe con un’ammissione di colpevolezza. Oggi, questi stessi politici, desiderano ardentemente l’arrivo di Draghi tanto da spellarsi le mani quando costui apre bocca. Ma è noto, quelli come Draghi danno buoni consigli sentendosi come Gesù nel Tempio quando le pubbliche opinioni dimenticano il loro cattivo esempio.

    Fonte Dataroom di Milena Gabanelli.

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  3. Io rispondo così dottor draghi: finita la guerra nessuno a pensato ai giovani. I giovani si sono amati, si sono rimboccati le maniche e si sono dati da fare. Esecuzione: si lavorava la terra finita la terra si faceva il muratore, nel week end ci si costruiva la casa, marito e moglie con obiettivi chiari e fatica tantissima. Risultato: dal niente in venti anni l’Italia è entrata nel g8, una delle migliori a livello mondiale. In romagna, molti sanno usare la vanga, sanno costruire una casa e tirato su alberghi
    Le generazioni successive hanno studiato, uno pensa, pil alle stelle, se quelli con zero istruzione, hanno tirato su alberghi, fabbriche e toccato vette mondiali, questi la fanno diventare un eden con l’istruzione!!!!!
    Purtroppo i figli con il libro si sono inventati l’ufficio, lo studio privato, camice bianco e cravatta. Chi produce ricchezza? Benessere? Nessuno, tutti a cercare lo stipendio sicuro, generato da chi? Dal debito. Siamo diventati tutti professori, tutti sapienti, ma i calli nelle mani non ci sono più. La bella vita piace a tutti. Bello ballare, belle donne e conti.. in svizzera. Uno più furbo dell’altro. Il mondo va avanti con Zuckerberg, Bill l gates, steve jobs, nessun laureato, grandissimi geni, addirittura uno scartato all’università. Qualcuno si è dimesso noooooooo, tutti a capire le loro invenzioni e poi fare i professori. Abbiamo creato una società dove bisogna essere malati, no stare bene e felici in salute. Umiltà e coltivazione di passioni, amore e determinazione sono il segreto di una vita piena, tutto condito da SUDORE. io la credevo una ottima persona, come prodi, poi l’altro ieri leggo Dibattista e nessuno che rettifica. Dottore troppo troppo facile fare il frocio col c.. o degli altri e oggi viene a parlare di giovani dopo 30 anni a riempirli di libri e debiti(una montagna) da pagare
    Soluzione : faccia ancora QE, altro debito, crei carrozzoni , con begli stipendi apparentemente sicuri, li pagheranno gli immigrati futuri a cui sarà ultra costretto a dare la cittadinanza (un sincero grazie agli immigrati) intanto lei è in ogni summit a parlare, a parlare, a parlare…

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  4. Vabbè.

    Tralascio la maggioranza dei commenti CONTRO, con esclamazioni se non insulti da un rigo.
    Tralascio pure il papiello in ode del Dibba, nuovo santo laico dei frustrati IGNORANTI.

    Non ho capito dove si anniderebbe questo presunto CANNONEGGIAMENTO CONTRO IL GOVERNO.
    E’ un’interpretazione forzata e capziosa del giornalista, per rispondere più alla linea editoriale di confindustria che alla propria onestà intellettuale.

    Ricapitolando:
    Lo scopo della mia esposizione in quell’occasione era cercar di descrivere quelle che considero le tre qualità indispensabili a coloro che sono in posizioni di potere:

    la conoscenza per cui le decisioni sono basate sui fatti, non soltanto sulle convinzioni;
    Ed è la LOGICA che dovrebbe sovrintendere sulla testa di chi prendesse decisioni in ogni campo.
    Tranne che per i politici, impegnati a legiferare ad catsum con lo sguardo sui sondaggi di gradimento invece che sul futuro.

    Il coraggio che richiedono le decisioni specialmente quando non si conoscono con certezza tutte le loro conseguenze, poiché l’inazione ha essa stessa conseguenze e non esonera dalla responsabilità;
    Il politico è un VILE che, invece di prendere decisioni cerca di non scontentare nessuno. AI COMPROMESSI E’ SEMPRE PREFERIBILE UN ACCORDO, al quale solitamente si giunge dopo un conflitto. Che almeno ti ha fatto CONOSCERE le altrui posizioni.

    L’umiltà di capire che il potere che hanno è stato affidato loro non per un uso arbitrario, ma per raggiungere gli obiettivi che il legislatore ha loro assegnato nell’ambito di un preciso mandato».
    E qui a chi si riferisce? Il legislatore sarebbe? Il Parlamento e il Governo nella parte del Potere?
    Oppure il Legislatore sarebbe il governo e ad adeguarsi dovrebbe essere tutta la popolazione, comprese le opposizioni anarchiche e renitenti, tipo quelle che governano regioni?

    Non ha detto niente di che, a me sembrano parole di buon senso, però si devono alimentare per forza delle polemiche.
    E cercate di non venirmi ad accusare di essere PAKATO dal pd, dalla massoneria e dai poteri forti. Per vivere lavoro ed ho qualche responsabilità. E mi tocca rispondere di quel che faccio con i numeri, non avventurandomi in supercazzole, a spaccare il capello o a crearmi universi paralleli e bolle autistiche in cui esercitarmi ad infangare chi non fosse un miserabile complottista.

    P.S.
    Mario Draghi quando era Governatore della BCE (uomo tra i più potenti del mondo e dalle cui parole in tempo reale dipendevano movimenti di capitali sui mercati finanziari per migliaia di miliardi) il fine settimana tornava a Roma.
    Ma la gente, non vedendolo impegnato nella sbobba televisiva che invade le case italiane, ON LO RICONOSCEVA.
    E’ stato fotografato qualche volta mentre faceva la spesa con la moglie, guidando il carrello, all’Auchan di Casalbertone, Roma, confuso nella massa del sabato pomeriggio.

    ESSERE, NON APPARIRE.

    https://www.oggi.it/people/vip-e-star/2013/12/13/mario-draghi-non-fa-tagli-alla-sua-spesa/

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  5. Di nuovo?
    ne abbiamo già ampiamente discusso!
    Che si deve fare? salvare i propri commenti, perchè sicuramente serviranno tra due o tre giorni,,,eccheppalle!!!!
    e Fazio? che fine ha fato Fazio? l’ex governatore. nessun posticino per lui?

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    • Non ti seguo.
      Che c’entra FAZIO?
      Costui era il santo protettore di Geronzi, colui che autorizzò il salvataggio da parte della BP Lodi, guidata da Fiorani, della banca leghista Credieuronord finita in bancarotta. E per interposto Fiorani, favorevole alle spericolate manovre dei “Furbetti del Quartierino”, Ricucci, Statuto, Coppola, Si trattava di traffici attorno a banche ed editoria.
      Che c’entra Draghi con Fazio?

      Ho scritto che Draghi dal mio punto di vista:
      Ha detto cose ovvie e di buonsenso, DELLE OVVIETA’.
      NON H CANNONEGGIATO IL GOVERNO.
      Ha richiamato chi ricopre incarichi di potere alla responsabilità. Ma è una massima che vale per chiunque, nel pubblico e nel privato.
      Avevo scritto di NON voler animare polemiche e puntualmente le si mette in campo strumentalmente.
      PERCHE’?
      Impariamo a fermarci, nelle risposte, al merito senza andare oltre?

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      • Jerome B.
        Siccome tirano fuori un giorno si e l’altro pure, ogni persona dell’establishment per contrapporlo all’attuale PdCM, a mò di battuta ho tirato fuori un ex personaggio di potere caduto in disgrazia.
        Prendendo spunto dalle tue “le tre qualità indispensabili”
        perchè Lui al tempo non le aveva?
        La cosa indispensabile, oltre alle TRE da te elencate, ma assolutamente indispensabile è IL CONSENSO POLITICO o dobbiamo sempre appellarci ai tecnici ogni volta che vogliamo sovvertire l’assetto democratico tipo nomina di MONTI perchè ricattati, in quella occasione, dal Napolitano di turno?
        Che poi possano diventare dei bravi politici è un’altra storia.
        saluti

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  6. cONTRO IL NEOLIBERISMO DI DRAGHI CHE HA ARRICCHITO I RICCHI E IMPOVERITO I POVERI

    Domenico De Masi-Il “Reddito” è un successo: basta balle neo-liberiste

    Agli inizi del 2019 i poveri assoluti in Italia erano quasi 5 milioni. Poi, con il Reddito di cittadinanza, il 60% ha ottenuto il sussidio previsto e il parametro che valuta il livello di disuguaglianza (il coefficiente Gini) è sceso dell’1,2 per cento mentre l’intensità del tasso di povertà è calato dal 38 al 30% (ora gli assistiti sono 3 milioni).
    Altrove si sarebbe gridato al miracolo e ci si sarebbe proposti come modello al resto d’Europa. Da noi, come se niente fosse stato, chi fin da prima era contrario al provvedimento ha continuato a chiederne l’abolizione con insistenza autistica (Giorgetti, Salvini, Meloni, Renzi, Bonino…) Intanto tutta la galassia di sx, e persino le varie Caritas e le varie Sant’Egidio, non hanno avuto l’intelligenza di contrapporre a questa protervia neo-liberista la corale difesa di una delle poche azioni veramente di sx (insieme al decreto Dignità e alla battaglia per estromettere i Benetton) che siano state realizzate in Italia da una ventina d’anni a questa parte.

    Col coronavirus: torna a crescere la povertà

    Ora, con la pandemia, le famiglie che già avevano un reddito basso e un lavoro precario hanno perso il lavoro e, costrette all’isolamento, non hanno avuto nulla su cui contare. Senza risparmi o addirittura con debiti accumulati, non possono permettersi neppure la spesa quotidiana e l’acquisto dei beni di prima necessità. Così, secondo una stima della Coldiretti, la massa di poveri assoluti è nuovamente cresciuta di un milione di disgraziati. Fra i nuovi poveri del 2020 ci sono coloro che hanno perso il lavoro, i piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, i lavoratori del sommerso che non godono di particolari sussidi pubblici, e molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie.
    Proprio ora che più evidente è l’esigenza di un sussidio per assicurare la semplice sopravvivenza a milioni di italiani che muoiono di fame, proprio ora che altrettanti italiani generosi hanno dimostrato solidarietà aiutando in mille modi i poveri che avevano a portata di mano, Bonomi il presidente della Confindustria e tutto il coro neoliberista insistono con sfacciato cinismo nel pretendere che lo Stato si tiri indietro (togliere il reddito minimo, fare licenziamenti liberi, abbassare i salari e eliminare lo stato sociale!!).

    Gli “anti”? Pieni di vecchie idee già smentite dai fatti

    Il ragionamento che essi adducono è che, per debellare la povertà, occorre la crescita. Se i soldi che si spendono per il Reddito vengono dirottati verso le imprese, queste crescono e, crescendo, assumono i disoccupati e la miseria evapora. Quest’idea venne a due economisti – Kuznets e Laffer – ispiratori di Reagan e di Bush padre, secondo i quali, se la ricchezza dei ricchi cresce, una parte di essa automaticamente sgocciola (trickle-down) fino a raggiungere e avvantaggiare i poveri. Sappiamo bene come è andata: crescendo, la ricchezza è sgocciolata contro natura, dal basso verso l’alto. In Italia, ad esempio, nel decennio della crisi (2008-2018), la ricchezza dei 6 milioni più ricchi è cresciuta del 72% mentre quella dei 6 milioni più poveri è diminuita del 63%.
    Alla faccia di Kuznets, Laffer e dei loro interessati seguaci, non esiste un’unica economia interconnessa ma, nei Paesi capitalistici, esistono due economie – quella dei ricchi e quella dei poveri – reciprocamente impermeabili per cui i poveri crescono persino in nazioni straricche come gli Stati Uniti. Con due terribili caratteristiche: i poveri non possono attendere (la loro fame e quella dei loro figli è quotidiana e va sfamata con aiuti immediati); una parte consistente dei poveri non è in grado di lavorare perché formata da vecchi, bambini e inabili che hanno urgente bisogno di cibo, non di lavoro. Per questi, il Reddito di cittadinanza è puro e doveroso assistenzialismo, né può essere altrimenti. E non c’è nulla di male se uno Stato che vanta l’ottavo Pil del pianeta eviti che i suoi cittadini più sfortunati muoiano di fame.
    La foga anti-Reddito dei neo-liberisti è così irrazionale, così dettata da stereotipi classisti, che è inutile rintuzzarla esibendo statistiche. Del resto essi neppure le sbircerebbero. Vale invece la pena di ricordare qualche dato a uso dei tanti che credono nel welfare come conquista di cui l’Italia e l’Europa possono andare fiere.

    Gli aridi fatti: questo strumento funziona
    Tra il gennaio 2018 e il marzo 2019 fu erogato il Reddito di Inclusione (REI) voluto dal governo Gentiloni e sempre rimpianto dal Pd per puro ostruzionismo ai 5Stelle, fautori del Reddito di cittadinanza. Nel marzo 2019 i nuclei percettori del Rei erano arrivati appena a 306mila, ciascuno dei quali riceveva un importo medio di 283 euro. Poi, a partire dall’aprile 2019, quando i poveri erano 5 milioni, sono scattati il Reddito e la Pensione di cittadinanza per cui oggi i nuclei familiari che percepiscono il sussidio sono 1.266.400 cui corrispondono 3.005.200 persone. Praticamente, oggi 3 milioni di poveri su 5 fruiscono di un reddito che ha un importo medio mensile di 523 euro. I nuclei che percepiscono più di mille euro mensili sono 61.000. I nuclei composti da extra-comunitari con permesso di soggiorno sono 86.400, per un complesso di 252.300 persone.
    I nuclei familiari con presenza di minori sono 448.500 che comprendono 1.711.600. I nuclei con presenza di disabili sono 242.600 per un numero complessivo di persone coinvolte pari a 578.500.
    Raggiungere i destinatari del Rdc non è impresa facile. In Germania hanno impiegato dieci anni per individuarne il 50%; in Italia sono bastati 6 mesi. È facile schiamazzare quando la macchina organizzativa dell’Inps, sotto l’urto di milioni di contatti simultanei, va in crisi. Più onesto è apprezzare i casi in cui l’Istituto riesce a portare a termine operazioni imponenti senza che se ne parli. Le cifre ufficiali, aggiornate al 4 agosto scorso, attestano l’imponenza dell’organizzazione sottesa al Rdc e alla Pdc. Dall’aprile 2019 al luglio 2020 sono state ricevute ed esaminate 2.075.400 domande, provenienti da altrettanti nuclei familiari. Le domande accolte sono state 1.421.200 inviate per il 61% dal Sud, per il 24% dal Nord e per il 15% dal Centro.
    I furbetti? L’inps ha già respinto 526.700 domande
    In questi mesi le televisioni hanno fatto a gara per scoprire qua e là qualche furbetto percettore di Reddito immeritato, ma l’Inps, ben più occhiuta, ha respinto e cancellato ben 526.700 domande per mancanza di requisiti. 75.000 provenivano dalla Campania e 66.000 dalla Lombardia.
    Le regioni che hanno il numero maggiore di poveri assistiti sono, in ordine decrescente, la Campania, la Sicilia, il Lazio e la Lombardia. Un accenno particolare merita la Campania anche perché il suo presidente De Luca non perde occasione per tuonare contro il Reddito. Dalla sua regione è arrivato il numero più alto di richieste (375.800) perché vi risiede il numero più alto di poveri. La percentuale di domande fasulle o sbagliate (14%) è stata la più alta d’Italia. Oggi i nuclei poveri della Campania che percepiscono il Reddito sono 258.600 (di cui 159.100 nella sola Napoli) ai quali corrispondono 716.300 persone (di cui 464.500 a Napoli). L’importo medio mensile del sussidio ricevuto da ciascun nucleo è di 599 euro. Dunque ogni mese entrano in Campania, provenienti dallo Stato, 155 milioni di cui 99,7 milioni nella sola Napoli. C’è da chiedersi cosa sarebbe la vita di queste 700mila persone senza il Rdc, cosa farebbe la Regione per sfamarle e per gestirne la conflittualità.

    Il sussidio di emergenza e i 100mila occupati in più
    In questa emergenza Covid-19, il Reddito di cittadinanza è risultato provvidenziale per soddisfare i bisogni essenziali di milioni di poveri e per ridurre le tensioni sociali. La sua formula, inoltre, è risultata efficace per far fronte alle ulteriori esigenze immediate di sussidi provocate dalla pandemia. È stato perciò istituito un Reddito di Emergenza che, nell’arco di tre mesi, ha ricevuto 599.000 domande di cui il 41% provenienti dal Sud, il 38% dal Nord e il 19% dal Centro. 268.000 pratiche sono state già accolte e ogni nucleo ha ricevuto un importo medio mensile di 556 euro.

    Per concludere, almeno 100mila percettori di Rdc hanno trovato lavoro tramite i Centri per l’Impiego. Per avere un’idea della loro consistenza, si tenga conto che tutti i dipendenti della Fiat in Italia, messi insieme, sono 86mila.

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