Tamaashi! Di Battista, ovvero, contro la dittatura del vincolo esterno (cioè sovranazionale)

(Marco Giannini.) – “Ormai da settimane politici particolarmente inclini alla dittatura del vincolo esterno sostengono che i 36 miliardi del MES siano indispensabili. Non si esprimono, tuttavia, sui 35 miliardi di interessi pagati per aver sottoscritto titoli finanziari convenienti solo per le banche”. Recita così un passo dell’ultimo articolo di Alessandro Di Battista, un pezzo portentoso, veritiero, occultato dai media mainstream, che andrebbe letto in prima serata ai TG, dal Presidente della Repubblica e da quello del Consiglio (glielo sto proponendo) direttamente dal Quirinale e dal Parlamento.  Stephen Hawking, il grandissimo astrofisico, sosteneva che le questioni terrestri, se oggetto di tutte le nostre attenzioni, avrebbero limitato lo spirito umano; nell’uscita pubblica di Alessandro non sono presenti solamente aspetti tecnici ai più sconosciuti o la prova che la finanza speculativa da almeno 30 anni, unisce PD, PDL e Lega, ma vi si avverte una vibrazione, direi, “animica”. Di Battista, ci risveglia e guida, ci prende per mano e ci porta fuori dall’ammorbamento generale (virus compreso). Non si tratta quindi solo di protesta (stereotipo in cui i media mainstream vorrebbero confinare Alessandro), di una denuncia contro qualche privilegio mal digerito dal voto di opinione e dal mio ed appannaggio della servitù dei banchieri (i politici), non si tratta di sfondare porte aperte, apertissime e nemmeno di un bellissimo articolo scritto perfettamente; qua siamo di fronte a qualcosa di raro, qualcosa che la servitù summenzionata non ha: Tamashii” in tibetano significa Anima. E con l’Anima a fare da scheletro di un progetto si realizzano cambiamenti di portata storica. Forza quindi, e competenza, estranee a quei piccoli uomini intenti a bramare poltrone ed apparizioni in TV, quelli che nell’ombra e con manovre di palazzo, dentro partiti e movimenti, aspirano al potere assoluto e che in rapporto intimo con le proprie bassezze, osservano sbirciando dal buco della serratura le meraviglie più luminose, frutto dell’energia creatrice di persone trasparenti e capaci.Alessandro ha un progetto quindi, non vi è dubbio, ha un progetto perché quando nella storia simili prese di posizione si manifestano (è un “manifesto!”, “Manifestus” in latino significa “preso per mano”) gli “animal spirits” di John Maynard Keynes non restano indifferenti (né in senso storico, né in quello economico).Gli “animal spirits”, una volta ancora, dopo quasi 90 anni ci indicano la strada di politiche economiche attive, di sviluppo, opposte alla “dittatura del vincolo esterno” (cit. ancora Alessandro) tanto caro ai vari Ciampi, Draghi, Prodi, Amato, D’Alema, Monti, De Benedetti, Benetton, Elkann, Berlusconi.Ma cosa è questo vincolo esterno? E’ la compressione della felicità dei molti rispetto all’opulenza di pochi, lo spirito imprigionato nella tenebra della tristezza: questo prima ancora di essere una scelta tecnica complessa e pericolosamente ideologica.
“La nostra scelta del ‘vincolo esterno’ nasce sul ceppo di un pessimismo basato sulla convinzione chegli istinti animali della società italiana, lasciati al loro naturale sviluppo, avrebbero portato altrove questo Paese” (Guido Carli in “Cinquant’anni di vita italiana”). Questo “altrove”, di cui parla Carli, non era altro che una società opposta all’attuale ovvero a forte impronta sociale. “In particolare, il controllo della politica monetaria, resa prima indipendente da quella fiscale e in seguito addirittura ceduta a un’entità sovranazionale (BCE) avrebbe ridotto il ruolo dello Stato nell’economia.I Governi, in questo modo, sarebbero stati spinti a prendere decisioni impopolari e, non avendo più la politica monetaria a disposizione, avrebbero svalutato prezzi e salari; l’unica leva rimaneva una politica dei redditi destinata ad assorbire tutti gli squilibri macroeconomici*”. Oggi questa considerazione è diventata una realtà evidente a tutti. In questo contesto quindi il riferimento di Alessandro Di Battista è quanto mai attuale, anzi, è attualità ed emergenza! Il grandissimo Federico Caffè, di cui Mario Draghi fu allievo degenere (permettetemi), si opponeva a questo percorso e sparì nel nulla…La prima tappa, infatti, per realizzare l’agenda dei dominanti, ovvero la dittatura del “vincolo esterno”, fu il Divorzio Bankitalia/Tesoro, attuato da Ciampi, che in tal modo pose il debito pubblico sotto il ricatto speculativo dei “mercati” (da questo momento, quando lo Stato chiedeva un prestito, le banche private decidevano il tasso di interesse e così lo stock debitorio in 11 anni passò dal 56% a oltre il 120% sul PIL!). La seconda tappa fu la prevista (come da progetto…) adesione al sistema sovranazionale della monetacioè allo SME, prodromo della moneta unica, la quale a sua volta, avrebbe sigillato il vincolo stesso! In tal modo tutti i contraccolpi di tipo commerciale sarebbero stati attutiti mediante deflazione salariale (svalutazione dei salari) ed alta disoccupazione/precariato. La mobilità dei capitali (leggasi dumping salariale, speculazione finanziaria ecc) ed un rapporto di ingresso nell’euro manipolato opportunamente dalla macchina finanziaria speculativa fino a 1 marco = 990 lire (conveniente ai nostri competitors tedeschi e francesi in primis), costituirono il terzo e ultimo tassello di un vincolo esterno estremista neoliberista a trazione “illuminata” (cioè da parte della tecnocrazia, al posto della democrazia), il quale avrebbe “giustificato” i consenzienti Governi di fronte alla summenzionata svalutazione dei lavoratori, alla distruzione del risparmio privato, ai tagli a pensioni e servizi, alle imposte sugli immobili, alle svendite degli assets strategici e dei beni naturali e storici, il tutto sotto il ricatto di un crescente debito estero. L’Italia quindi trasformata nel bacino di manodopera a basso costo per il centro Europa.Alessandro Di Battista quindi, nel solco di John Maynard Keynes e di Federico Caffè, non ha fatto altro che indicare una strada: quella opposta! Quella di uno Stato sociale forte che intervenga a sostegno dell’economia, prendendo le distanze da chi, come Mario Draghi, ci ha imposto il vincolo esterno (e il debito estero) come unica religione ammissibile, vigliacca ed occulta. Quella a cui i partiti tradizionali sono inginocchiati in cambio di prebende per generazioni, per i loro intoccabili e raccomandatissimi pargoli (figli e nipoti).
Gli “animal spirits” sono pronti ad emergere in favore di Alessandro, mossi da quell’ottimismo innato che vive nel legame tra lavoratori dipendenti e piccola e media imprenditoria locale e chissà se, una volta condivisi, gli italiani si  desteranno togliendosi museruola e catene! Ad maiora.Marco Giannini.

*http://www.asimmetrie.org/opinions/repubblica-italiana-e-ideologia-del-vincolo-esterno/.

25 replies

  1. Alessandro Di Battista: “Draghi e i suoi derivati

    “A rischio il futuro dei giovani. Bisogna dar loro di più”. E ancora: “Privare i giovani del futuro è una grave diseguaglianza”. Perbacco, che pensieri sagaci, che riflessioni acute e visionarie! Chi avrà mai pronunciato parole così profonde? È stato Mario Draghi, il nuovo idolo dell’establishment politico-finanziario italiano, dal palco dell’ultimo meeting di Comunione e Liberazione. Ho ascoltato attentamente il suo intervento. Draghi non ha detto nulla di rilevante eppure, commentatori, editorialisti e politici hanno descritto il suo intervento come il discorso del secolo, pari, forse, solo all’I have a dream di Martin Luther King.

    “Ascoltate Draghi” si è raccomandato Gentiloni. Probabilmente avrebbe voluto aggiungere “e convertitevi alla religione della finanza” ma i democristiani non dicono mai tutto quel che pensano. Giuliano Ferrara ha definito Draghi il “migliore degli uomini di Stato”. Le uscite di Ferrara hanno una loro utilità, ci aiutano a capire da che parte stare. Generalmente la parte giusta è quella dove non sta lui. Anche molti politici hanno fatto a gara per vincere il premio “draghiano dell’anno”. Questa competizione tra conformisti è partita già da alcuni mesi e continuerà ancora per molto, senz’altro fino a che non si eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica. Il 25 marzo scorso, in pieno lockdown, Draghi rilasciò un’intervista al Financial Times in cui sostenne la necessità di aumentare il debito pubblico per proteggere economia e lavoro.

    Quando erano i populisti ad attaccare la logica del pareggio di bilancio in Costituzione e a sostenere interventi a debito in tempo di crisi l’establishment scherniva tali argomentazioni. Ma quando parla Draghi tutti si mettono sull’attenti, agli ordini, con la lingua di fuori e si trasformano in tanti piccoli suoi derivati. Draghi è come il TAV, le grandi opere inutili, l’asservimento a Washington o il finanziamento pubblico a Radio Radicale: riesce a mettere d’accordo Renzi e Salvini. “La lettera di Draghi al Financial Times andrebbe letta e imparata a memoria” ha commentato Renzi. “Grazie Draghi per le sue parole. Benvenuto, ci serve il suo aiuto” ha aggiunto Salvini.

    Nell’eterna gara ad arruffianarsi il potere che conta i politicanti nostrani vogliono arrivare tutti primi. Draghi può dire tutto ed il contrario di tutto ma quel che conta per il sistema di potere italiano non è quel che dice ma quel che ha fatto. È ciò che ha fatto che galvanizza gli Elkann, i De Benedetti ed i Benetton, che unisce Sallusti e Scalfari, Forza Italia ed il PD, che tranquillizza Confindustria e tutta l’élite del capitalismo finanziario europeo. I derivati di Draghi si stanno moltiplicando. Li trovi nei partiti che dovrebbero essere a lui antitetici, nei salotti della Roma bene, nelle redazioni dei giornali che un tempo difendevano gli interessi della collettività ed, ovviamente, nei CDA delle banche d’affari.

    Tuttavia ci sono altri derivati che andrebbero menzionati: i derivati di Stato, una valanga di titoli tossici molti dei quali sottoscritti tra il 1991 ed il 2001, ovvero nei 10 anni in cui Mario Draghi fu Direttore generale del Tesoro. “La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore” diceva Malcolm X. E allora ricordiamola la storia. Draghi divenne Direttore generale del Tesoro durante l’ultimo governo Andreotti e venne confermato anche dai governi Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi, D’Alema I e D’Alema II, Amato II e Berlusconi II. Un uomo per tutte le stagioni.

    Appena uscito dal Tesoro, nel 2002, venne nominato Vicepresidente per l’Europa di Goldman Sachs, una delle banche d’affari più grandi al mondo. Anche i due Direttori generali del Tesoro arrivati dopo di lui, ovvero Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli, “curiosamente”, vennero assunti da altre due banche d’affari appena terminato il loro incarico pubblico. Il primo, nel 2006, divenne managing director e Vicepresidente di Morgan Stanley. Il secondo, nel 2014, addirittura Presidente del Corporate & Investment Bank di JPMorgan. Pare una legge della natura, appena finisci di dirigere il Tesoro, ovvero il dipartimento più importante del Ministero dell’economia, trovi subito un lavoro strapagato in qualche banca privata.

    Il Direttore generale del Tesoro occupa un ruolo apicale. È colui che elabora ogni tipo di iniziativa economica, finanziaria e monetaria all’interno del MEF. È colui che sa sussurrare all’orecchio del Ministro dell’economia quel che s’ha da fare. Soffermiamoci sulle date: 12 aprile 1991, il giorno in cui Draghi inizia a dirigere il dipartimento del Tesoro e 29 novembre 2011, quando Grilli termina il mandato da Direttore e diventa Viceministro e poi Ministro dell’economia sotto Monti (anch’egli consulente di Goldman Sachs) prima di accasarsi in JPMorgan. 20 anni di acquisizione da parte dello Stato di titoli derivati emessi anche dalle banche d’affari appena citate.

    Il divino Draghi ha diretto l’acquisizione da parte della Repubblica italiana di titoli speculativi che hanno, nella stragrande maggioranza dei casi, arricchito le banche private ed impoverito le casse dello Stato. È difficile avere cifre esatte su queste operazioni. Sull’acquisto di derivati perdura un sostanziale segreto di Stato come per la strage di Ustica. In effetti la verità farebbe male. Farebbe male a quei tecnici strapagati, con curricula di tutto rispetto, usciti dalle migliori università del pianeta, che inorridiscono quando il popoluccio si interessa di questioni che vanno oltre il calcio mercato, che tuttavia sono stati capaci di farci perdere miliardi di euro e che adesso sognano persino di sedersi al Quirinale, supportati da una classe politica che non può far altro che restare in silenzio avendo la bocca tappata dalle mani ossute di centinaia di scheletri negli armadi.

    Le scelte dei cosiddetti esperti, di quelli bravi alla Draghi le stiamo ancora pagando. A Rimini l’apostolo ha deliziato la platea di ciellini con un concetto davvero strabiliante ovvero la distinzione tra debito buono e debito cattivo. Quello buono è il debito produttivo, il cattivo è quello improduttivo. Però. Anni di “studi leggiadri e sudate carte” hanno prodotto ragionamenti sensazionali. A questo punto è lecito domandarsi se i debiti contratti dallo Stato con le banche d’affari dovuti all’acquisto di derivati siano debito buono o debito cattivo. Quel che è certo è il coinvolgimento del nuovo stupor mundi, Mario Draghi da Goldman Sachs.

    Nel 1994 il Tesoro siglò un accordo quadro con Morgan Stanley che aveva al suo interno una clausola capestro che avrebbe permesso all’istituto finanziario di New York di chiudere unilateralmente i contratti sui derivati. Morgan Stanley la esercitò nel 2011, in piena tempesta finanziaria per l’Italia, ed ottenne dal governo Monti il pagamento, sull’unghia, di 3 miliardi di euro di interessi sui titoli derivati. In quegli anni, Giacomo Draghi, il figlio di Mario, faceva carriera proprio in Morgan Stanley. Mentre lo Stato trasferiva miliardi di euro alle banche d’affari che avevano guadagnato sui derivati, Monti e Fornero portavano in Parlamento provvedimenti sanguinolenti che avrebbero colpito pensionati, lavoratori e malati. Sì, malati.

    Nel 1998, un anno dopo la sottoscrizione in UE del Patto di stabilità che ha dato il via alla stagione dell’austerità, in Italia vi erano 1381 istituti di cura: 61,3% pubblici e 38,7% privati. Nel 2007 erano 1197: 55% pubblici e 45% privati. Nel 2017 sono scesi a 1000: 51,8% pubblici e 48,2% privati. Sono gli effetti delle privatizzazioni. E chi è stato uno degli artefici della stagione delle privatizzazioni in Italia? Mario Draghi. Fu Draghi, a cavallo dei governi Prodi e D’Alema, ad adoperarsi affinché i Benetton acquistassero dall’Iri ad un costo irrisorio la Società Autostrade.

    Oggi fa appello al senso di responsabilità. Parla di speranza, di futuro. Un futuro che i giovani vedono pregiudicato anche dalle sue scelte e questo la pubblica opinione italiana ha il dovere di ricordare. Nel 2005 Draghi lasciò Goldman Sachs per sedersi sulla poltrona più prestigiosa di Palazzo Koch. Fu sempre lui, stavolta da Governatore di Bankitalia, ad autorizzare Monte dei Paschi di Siena ad acquistare Banca Antonveneta, al triplo del suo valore, dal Banco Santander. I debiti contratti da MPS per questa scellerata operazione sono buoni o cattivi? Beh, dato che in buona parte sono stati coperti da denaro pubblico saranno stati certamente debiti buoni.

    Draghi non è cambiato, non si è convertito all’interesse generale, non ha preso coscienza delle perversioni del liberismo. D’altro canto un capitalista finanziario è per sempre. Semplicemente vuole fare il Presidente della Repubblica e per arrivare al Quirinale è disposto persino a guidare un governo di unità nazionale (Dio ce ne scampi) se gli venisse richiesto. Nel suo cassetto, oltre ai sogni presidenziali, ha abiti da “amico del popolo” che proverà ad indossare nei prossimi mesi consapevole che la nuova mise verrà magnificata dalla stampa di regime. Ma sotto il vestito, per gli interessi degli ultimi, ancora una volta, non ci sarà niente di buono.

    Come nulla di buono conteneva la letterina che il 5 agosto del 2011 Draghi ed il Presidente uscente della BCE Jean-Claude Trichet inviarono all’Italia per chiedere quelle riforme strutturali (macelleria sociale) che da lì a poco Monti avrebbe realizzato. Le ricette richieste con quella lettera sono quelle di sempre: privatizzazione dei servizi (sanità inclusa), contrazione dei salari, taglio della spesa pubblica e assoluta fedeltà al Patto di stabilità. Quel Patto di stabilità che Draghi inizia a mettere in discussione sapendo che qualche critica all’Unione Europea è strategica per spostarsi dalle colline dei Parioli al colle più prestigioso di Roma. Il sistema mediatico è con lui. Gran parte del sistema politico è con lui. Dalla sua ci sono le banche, le istituzioni europee, i grandi gruppi di potere, il clero più influente.

    Ma, come disse Abraham Lincoln: “La pubblica opinione è tutto”. Sta al Popolo italiano combattere l’amnesia collettiva a suon di informazione. Si ricorderanno i cittadini come venne dipinto Monti nei primi mesi di governo. Monti che accarezza un cane, Monti che parla il francese, Monti che non fa il bunga-bunga, Monti che indossa il loden come nessuno. Quando l’establishment glorifica qualcuno il Popolo dovrebbe temerlo. Draghi è osannato, incensato quando non dice nulla, ossequiato perché è potente, ringraziato ininterrottamente per il Quantitative Easing, come se i soldi che la BCE ha messo sul piatto per comprare titoli pubblici dei paesi dell’UE li avesse tirati fuori direttamente lui.

    Distratti dalle palle di giornali e politici e dalle palle che rotolano negli stadi deserti non riconosciamo più chi pregiudica, davvero, i nostri interessi. Siamo persino disposti a consegnarli le chiavi di casa. Seguiamo in modo ossessivo la degenza di Briatore ma non badiamo ai danni economici fatti acquistando derivati con i soldi nostri. Draghi, mascherato da tecnico, ha nel corso della sua carriera, preso o indotto a prendere scelte politiche che si sono rivelate fallimentari per gli interessi degli italiani. Lo Stato italiano ha stipulato negli ultimi 25 anni contratti derivati per 150 miliardi di euro e dal 2011 ad oggi ha pagato di interessi 35 miliardi di euro*.

    Ormai da settimane politici particolarmente inclini alla dittatura del vincolo esterno sostengono che i 36 miliardi del MES siano indispensabili. Non si esprimono, tuttavia, sui 35 miliardi di interessi pagati per aver sottoscritto titoli finanziari convenienti solo per le banche. D’altronde, in molti casi, ciò coinciderebbe con un’ammissione di colpevolezza. Oggi, questi stessi politici, desiderano ardentemente l’arrivo di Draghi tanto da spellarsi le mani quando costui apre bocca. Ma è noto, quelli come Draghi danno buoni consigli sentendosi come Gesù nel Tempio quando le pubbliche opinioni dimenticano il loro cattivo esempio.

    Fonte Dataroom di Milena Gabanelli.

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  2. Essantapazienza! La “deflazione”, almeno secondo Treccani, è la riduzione dei prezzi, la “svalutazione” è la riduzione del valore di una moneta rispetto a un’altra, sempre secondo Treccani. Altre sono le parole per indicare quel che il buon Giannini vuole esprimere. Le conosce, le usi.
    Quanto poi a Di Battista ” manifesto” che ci prende per mano e ci guida agli iimmancabili destini, mi ricorda
    ” il duce che che ci conduce”.
    Possibile che non si possa sfuggire, pur nell’ entusiasmo, all’imprecisione e alla retorica?

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  3. Stia attento Giannini! Ci vuol poco ad essere tacciati con disprezzo di essere “sovranisti” e messi insieme nello
    stesso paniere con Salvinisti, Melonisti, Lepenisti,…isti,…isti,…isti, che in realtà sovranisti non sono ma nazionalisti
    sicuramente sì… e la differenza non è di poco conto.

    Perchè oggi un discorso lucido, articolato, ideologicamente strutturato come quello di Alessandro è un pugno in faccia
    alle ipocrisie di sempre che il Mov si proponeva di spazzare via ma che, un poco alla volta, lo stanno divorando.
    Che cosa è questo di Di Battista se non un “cartello ideologico”, un programma per una politica futura al cui centro
    debba essere posto il cittadino e non le lobby?

    Sono anni che lo vado predicando, inascoltato e spesso dileggiato da quelli che “Il Movimento non è né di destra né
    di sinistra, ma deve raccogliere tutte le istanze che provengono dalla società civile”: senza una base ideologica chiara,
    definita ma non definitiva, non si costruisce nulla che sia destinato a durare ma solo una temporanea aggregazione
    in cui ognuno è libero di interpretare “non statuti” del menga come cazzo gli pare.

    Una parte cospicua dei voti affluiti sul Mov il 4 Marzo erano voti di destrorsi che, come al loro solito, non ne avevano
    capito l’anima, o Tamashii se preferite, e pensavano che i grillini fossero dei loro.
    I destrorsi però impiegarono poco a capire che le direzioni di marcia di Lega e Mov erano opposte, e in pochi mesi si
    riposizionarono nella loro metà campo.
    Al contrario piddins e cacciatori di farfalle dell’ultra sinistra, sono ancor oggi convinti di rappresentare le istanze sociali
    del Popolo e che i 5S siano dei fascistelli più o meno camuffati.

    E poi costoro, imbecilli come hanno dimostrato di essere, si piccano di rappresentare l’intellighenzia del Paese!

    Ma se questi equivoci sono stati possibili e tutt’ora sono causa di crisi di identità da parte di non pochi grillini che
    vorrebbero identificarsi positivamente in qualcosa e non accontentarsi di “non essere” né questo, né quello, né quell’altro,
    ciò si deve alla mancanza di un Manifesto in cui stia scritto a chiare lettere quali sono le storture che dobbiamo
    combattere; chi e perchè quelle storture ha introdotto e perpetuato; quali sono i principi su cui deve muovere l’azione
    politica; quali sono i risultati che si vogliono ottenere con un impegno costante e, all’occorrenza, anche duro.

    La lettera di Alessandro può costituire una prima bozza, un “germe di cristallizzazione” che, ove venisse recepito da
    un Mov attualmente demoralizzato e confuso, potrebbe preludere alla nascita di un Partito veramente Popolare.

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    • Ti assicuro che i icacciatori di farfalle dell’ultra sinistra non hanno nulla a che spartire con l’attuale PD, per il fatto medesimo di essere “ultra” di una “sinistra”.

      Piange il cuore nel constatare che molte delle cose che dai per scontate erano le farfalle per cui sono morte cosi’ tante donne e cosi’ tanti uomini. Ti piace avere una rappresentanza sindacale? Ti piace l’istruzione gratuita? Ti piace la sanita’ pubblica? Ti piacciono le tasse che finanziano queste cose? Ti piace che le guardie non ti faccianno un mazzo tanto quando gli pare e poi via? Ti piace che se l’acqua non e’ sana chi gestisce il servizio debba pagare? Ti piace che ci siano le guardie cosi’ hai meno possibilita’ di dover pagare il pizzo? Ti piace che il figlio del ricco vada in galera come te per lo stesso reato?

      Queste cose sono state conquistate come un dirtitto, non solamente guadagnate. Conquistate. Da un bel pezzo. E fanno tanto bene che pare funzionino dappertutto, quando riescono a divenire realta’.
      Tutte farfalline. Farfalline farfalline.

      Forse credi che queste cose siano giuste, allora, chissa’, subito pensi “ce l’ho!”, come se finisse qui, come se fuori dal tuo divano le cose siano un sogno. Devi sognare parecchio, perche’ in Italia queste belle cose non si vedono, stanno tutte rotte, scassate, sbriciolate; sono non frammenti, ma frantumi.

      I cacciatori di farfalle dell’ultra-sinistra eh? Perche’ tutto quello per cui hanno sbagliato le BR era solo una fantasia, eh? Un paese di cacca come l’Italia deve pensare a tenere i negozi aperti la domenica, cosi’ se ti vuoi togliere uno sfizio puoi persino comprare una farfalla.

      Meglio andare a nanna, senno’ mi salta.

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      • Sì è meglio vai a letto: giusto un Carosello vista l’ora e poi a nanna, ché i bambini devono dormire tanto per svilupparsi bene…

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      • Ennio
        finalmente non ti sei limitato alla solita battuta
        era un pò che non ti esprimevi così.
        sono con te! Condivido quello che hai scritto!

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      • @Ennio
        La tua risposta così piccata dimostra che non hai capito un CAZZO di quello che ho scritto e che, come tutta gli “ultrasinistri
        cacciatori di farfalle” che da settant’anni vivacchiano ai margini della politica italiana con l’intima convinzione di essere il
        sale della Terra non riesci a farti una ragione di come gli “altri” (cioè tutti quelli che non la pensano esattamente come voi)
        possano considerarvi poco più che pittoreschi residuati di un passato di lotte e di conquiste di cui, e il tuo commento ne è
        un esempio, vorreste attribuirvi il merito.
        Ma davvero pensi che i gruppuscoli dai nomi fantasiosi che si sono succeduti nel tempo (PSIUP; PDUP, Lotta Continua,
        Lotta Comunista, Potere al Popolo,e mille altri che non sto a citare) siano stati loro gli artefici delle lotte e delle vittorie che
        la classe operaia ha ottenuto dalla fine della guerra fino alla metà degli anni settanta?
        Erano “cacciatori di farfalle” allora e tali sono rimasti fino ad oggi… che ti salti o che non ti salti.

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      • Ma che cazzo stai a di’..
        Ti piace cosa?..
        Stai vaneggiando.
        Ultra sinistra?
        A me pari ultra mbriaco.
        Tu e l’ altro sindacalista..

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  4. Calma, riconosco la validita’ delle vostre critiche sul piano storico. Ora non rispondero’ perche’ devo scappare al lavoro. A questo pomeriggio, dopo le sei.

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    • Non hai qualche straordinario da fare, qualche ora da recuperare? Resta pure là, dopo che sei “scappato”, nessuno sentirà la tua mancanza, io no di certo… Buon lavoro!

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  5. Buon pomeriggio Pieroiula. Rispondo ora al tuo commento e riconosco la pienezza dell’aggettivo “piccato” che hai attribuito al mio voler dire.

    Ho scritto in riferimento solo alla tua opinione sulla “ultra-sinistra”. Ci intendiamo se condividiamo il significato di questo termine nel senso di movimenti e gruppi che pruomovano nelle proprie proposte (e manifestazioni pubbliche delle stesse) il cambiamento – a mezzo di voto elettorale o referendario – di fini e metodi del modo di vivere insieme. Per questo sono gruppi “politici”, ed in genere extraparlamentarii.

    La ragione per la quale queste persone si riconoscono nel lato “a sinistra” del loro modo di fare politica consiste nella preferenza per i seguenti valori fondamentali:

    – le persone hanno il diritto a non essere danneggiate da qualcun altro

    – i bambini e le bambine devono ricevere un di piu’ di risorse, per ragioni naturali

    – alla nascita le persone, pur avendo due sessi diversi, non presentano differenze tali da giustificare l’idea di valere meno di qualcun altro e quindi l’accesso alla vita e la protezione nella vita devono essere uguali

    – il fatto che le persone di differiscano nel sesso non deve diminuire la varieta’ di accesso alla vita

    – le persone hanno diritto a ricevere i mezzi per la propria sussistenza, e salute, e istruzione, ed accesso alla natura, e possibilita’ di conoscere ed usare il proprio corpo e la propria personalita’, e trovare la la possibilita’ di dire che qualcosa e’ bello ed avere possibilita’ di fruirne

    – le persone devono poter esprimere le proprie scelte e renderle pubbliche. Il voto e’ una di queste

    Ripeto che non sto parlando del Movimento 5 Stelle, o di Luigi di Maio, o della Casaleggio & Associati. Non sto parlando del la persona Di Battista che riflette sul fatto che la politica del continente sembi dover chiedere il permesso di attuare delle riforme strutturali ad una “cupola” che poggia sulla struttura da cambiare. O del personaggio politico che definisce la propria differenza nell’arena delle opinioni. E neanche di Giannini sto parlando, mentre auspica (credo e spero) che le risorse primigenie di questo partito servano a rendere la politica nazionale meno gravida di fallimenti (morti incluse, vorrei ricordare) e figuracce nazionali ed estere.

    In maniera adesso non piccata, Pieroiula, ti chiedo di pensarci due volte, in primis, quando vuoi accostare il PD, partito politico, alla “sinistra”. I cosiddetti piddini non lo so, non mi interessa, ma la sinistra e’ un’altra cosa, ed in genere diventa “ultra” perche’ in Italia ed altrolve (anche solo “politicamente”, cioe’ sostenendo e partecipando) della “Sinistra” non importa tanto a quasi nessuno. Quanti anni sono passati da quel film di Moretti, Aprile? Ventidue anni, e a cinquanta devo sentire che portare i pennarelli e i quaderni ai campi degli zingari sia rincorrere farfalline, e far diventare i bambini di strada qualcos’altro solo perche’ esiste un piccolo teatro, anche questo si chiama rincorrere le farfalline. Dire che pagare meno di 900 euro la morte di un lavoratore in Bangladesh e’ da infami vuol dire senz’altro rincorrere farfalline, e quanto grande dev’essere la rete per aggiungere che non fregarsene vuol dire poi dover subire lo stesso anche qui (ILVA, prego).

    Fu la paura delle rivoluzioni che nel secolo scorso permise ai proponenti delle varie forme di eguaglianza civile e politica di poter parlare ed informare senza timore di essere arrestati, e l’eguaglianza dello Stato di fronte al cittadino e’ quella che permette al cittadino o cittadina di andare dal “giudice a Berlino” e fare causa allo Stato. La “ultra-sinistra” usa parole che forse suonano ingenue, ridicole, nosiose, fate voi, ma quelle parole ti vengono a dirte che se il giudice c’e’ a Berlino allora lo devi poter trovare anche in altri posti. Ambrosoli lo perse, Magnitsky non pote’ averlo, chissa’ la signora Cheng Lei (come le decine di altri casi ad Hong Kong e altrove) che razza di giudice incontrera’.

    Robetta vecchia, la sinistra. Quella che tu chiami “ultra-sinistra”, penso, mi sa molto piu’ di scioperi studenteschi, e stereotipi varii. Ovviamente omettendo Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, o Peppino Impastato. A quei tempi avresti detto che la sinistra va a caccia di farfalline? Per me e’ una questione di rispetto, se aspettavamo i preti o i ricchi col cavolo che le donne potevano votare, per fare un esempio.

    Il fatto che nel Movimento 5 Stelle ci siano o vi siano state persone di destra, come la signora Lombardi, deriva dalla forma del contenitore politico e dai metodi usati per riempirlo (per i piu’ fini, e’ colpa di Fassino). Se vi sono delle istanze progressiste nella politica di quel partito (ovvero: delle persone motivate a richiederne l’attuazione) e’ perche quelle medesime istanze erano state tradite dalla sinistra ancor prima di D’Alema. Sono le stesse dai tempi di Ginzburg, di Merlin, di Milani, della vulcanica Carla Lonzi e del triste Alex Langer. Dove si avvia Grillo? E ti sei mai filato quali iniziative di legge quei ridicoli gruppuscoli avevano provato a far passare? E ti sei mai chiesto da quale dimenticatoio l’aggettivo “verde”, virgolettato, vien tirato fuori a sproposito?

    Ma dove si avviano non Grillo e i grillini e i parlamentari M5S… Dove si avvia quella che tu chiami la coscienza popolare. Ma dove, si avvia, verso la poltrona e il telecomando? Verso il commercialista di fiducia? La sala Bingo? Lo stadio?

    Si avvia verso il Billionaire?

    Io non credo che le istanze sociali del “Popolo” sia tanto a sinistra, per cui quando scrivi quello che scrivi bada bene a non confondere il tuo schifo del PD, o degli editoriali di Agamben, o delle lotte di Asor Rosa contro il traffico, o delle scarpe di D’Alema, o dell’intelligenza di Fassino, o della logorrea di Russo Spena, o delle conferenze stampa di Castellino, – o del comunismo per quel che mi riguarda, io lo sono – col resto. I diritti di cui godi, e i doveri che reclami, sono tutta farina di quel sacco.

    Il resto ha dimostrato di fare male alla salute in tutto il pianeta, per dirtela facile facile.

    E meno male che non ho capito unc.

    "Mi piace"

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