La fiction della casta è servita

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Grande successo per la brillante fiction tv di quest’estate, trasmessa a reti unificate e rilanciata a tutto spiano dai giornali, dove neppure i più fantasiosi sceneggiatori – compresi quelli inarrivabili e per questo elevati a retroscenisti politici – avevano mai ideato storie migliori. La trama è esilarante: milioni di italiani sono spariti, forse rapiti dagli alieni, mentre un esercito di perenni miracolati dai partiti, fiancheggiati dai loro giuristi di fiducia (specie quando c’è da farsi dare incarichi milionari), opinionisti à la carte e voltagabbana si è accorto che se passa il referendum per il taglio dei parlamentari la democrazia sarà in pericolo, e pertanto spopolano in ogni spazio disponibile, dai telegiornali ai talk show, sino ai trafiletti nelle cronache locali, per metterci in guardia da una tale minaccia.

Così lo spettatore perde ogni barlume di realtà, e inizia a credere che le istituzioni lavorino meglio con più deputati e senatori, tanto che di questo passo qualcuno chiederà di aumentarli da mille a duemila. Ovviamente c’è poco spazio per le ragioni del Sì alla cura dimagrante della casta, fissazione di quei sempliciotti dei Cinque Stelle, populisti e ignoranti, perché lo sanno tutti che la riduzione delle poltrone si può fare solo nel contesto di una più ampia riforma costituzionale. Il problemuccio, se così lo vogliamo chiamare, è che le stesse menti eccelse, così brave a criticare, queste riforme non le hanno fatte per decenni, e se la scamperanno pure stavolta, potranno dormire sonni tranquilli per molti anni ancora.

Perciò fanno a gara per un ruolo nella fiction del momento, allungando la catena dei dinosauri della Prima Repubblica e dei loro degni eredi che non vogliono rinunciare ai privilegi, e cantando in coro magari pensano di rimettere nel sacco gli elettori. Il rumoroso fronte del No al referendum contro chi dice Sì a togliere un po’ di zavorra dai Palazzi della politica: la quasi totalità degli italiani che però a guardare tv e giornali non esiste nemmeno.

4 replies

  1. Caro Direttore,
    Un problemuccio aggiuntivo : CONFLITTO DI INTERESSI, e quali e quanti!
    Qui non è solo il BUE (popolo, altrimenti non si spiegherebbe l’attuale situazione politica, frutto di decenni di ALTERNANZA, VOTATA ahimè (e di ACCORDI, non dimentichiamolo) dei capaci)
    Che dà del cornuto all’ASINO (politici, altrimenti non si spiegherebbe l’attuale situazione politica, frutto di alternanza (e di ACCORDI, persino sovranazionali) dei bravi)
    È proprio l’asino, che si specchia (finalmente?) e che tuona:
    DOVE SONO FINITE LE MIE CORNA?
    Grazie per le sue riflessioni.
    La pregherei, da ora in poi, di titolare ogni vostra Prima Pagina con minime frasi di tali riflessioni :
    Il bue ha bisogno di aiuto…
    Un carissimo saluto

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  2. Sondaggio sulle regionali in Campania, patria di giggino satrapo del potere.
    Com’era nelle previsioni la sua cummara, di cui fu testimone di nozze, Valeria Ciarambino è destinata all’irrilevanza.
    Peccato che tanti supporter del M5S abbiano attaccato la Lombardi, che chiede di tornare con i piedi sulla terra perchè quel risultato del 4 marzo 2018 fu frutto di congiunzioni astrali irripetibili.
    E’ pur vero che contro si ritrova un De Luca “Blindato” da 15 liste collegate.
    Ma sarebbe stato lecito che le previsioni fossero state più alte.

    https://www.ottopagine.it/politica/227149/regionali-sondaggio-de-il-sole-de-luca-al-58-doppia-caldoro.shtml

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  3. Nelle giornate del 20 e del 21 settembre si terranno le Elezioni Regionali in sei regioni: secondo gli ultimi sondaggi politici elettorali l’opposizione sarebbe in vantaggio in almeno quattro regioni.

    Le Regionali in Campania non dovrebbero riservare sorprese e portare alle rielezione del governatore uscente. O almeno questo dice il sondaggio Winpoll-Cise condotto per il “Il Sole 24 Ore”. Sul quotidiano della Confindustria le intenzioni di voto raccolte anche nelle altre regioni: il dato più clamoroso riguarda certamente il Veneto dove l’uscente Luca Zaia arriverebbe da solo quasi all’80% dei consensi, superando il suo stesso partito, La Lega. Un uomo senza rivali.

    Non tanto schiacciante ma comunque notevole si presenta il dato relativo allo “sceriffo” di Salerno. A meno di un mese dall’apertura dei seggi, il distacco tra l’attuale governatore Vincenzo De Luca (dato al 58,6%) e Stefano Caldoro (28,9%), è di 30 punti percentuali, il doppio.

    Ma c’è un altro dato che si rivela interessante: la distanza tra le coalizioni del centrosinistra (al 44,8) e del centrodestra (36,7) non è così ampia. Il che conferma che De Luca, con 15 punti percentuali più in alto della sua coalizione, è il vero trascinatore di questa tornata.

    Altro dato su cui riflettere riguarda il mondo dei pentastellati. Stando alle intenzioni di voto raccolte dai sondaggisti Winpool buona paret dell’elettorato grillino sceglierà proprio De Luca. Tuttavia il Movimento Cinque Stelle infatti tiene come partito, con il 17%, ed è il secondo in Campania, ma la Ciarambino si ferma al 9,9%.

    Nel centrodestra, invece, cresce il partito della Meloni, Fratelli d’Italia (17%), con la Lega di Salvini che segue (14,4%) e Forza Italia che perde ancora colpi (6%).

    La forza trainante di De Luca tuttavia potrebbe condizionare la lotta interna al centrosinistra, con la lista “De Luca Presidente” prima forza della coalizione al 17,2% e quindi avanti anche al Partito Democratico 15%

    De Luca Presidente 17,2%
    Movimento 5 Stelle 17%
    Partito Democratico 15%
    Fratelli d’Italia 14,9%
    Lega 14,4%
    Altre Liste Civiche di De Luca 7,7%
    Forza Italia 6%
    Italia Viva 1,9%
    Più Europa 1,3%
    Verdi 0,9%
    Articolo 1 0,8%
    Udc Caldoro Presidente 0,8%
    Liste Civiche Caldoro 0,7%
    Altri 1,4%

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  4. Tra tutte le regioni che vanno al voto il prossimo 20-21 Settembre il Veneto è quella in cui l’esito è più scontato. Ma ciò non toglie che di fronte ai numeri del sondaggio Winpoll-CISE in vista delle prossime regionali si resti stupiti. Un presidente di regione che potrebbe vincere con il 76,8% dei consensi non si è mai visto. Fino ad oggi il primato spetta a Vito De Filippo del Pd che nelle elezioni del 2005 in Basilicata vinse con il 67 %.

    Nelle precedenti elezioni regionali del 2015 Zaia aveva vinto, ma con il 50,1%. In quelle elezioni la sua coalizione, comprendente tutti i partiti del centro-destra, era arrivata al 52,2%. Oggi è stimata al 74%. Sono dati impressionanti. Ma sono ancora più impressionanti i dati relativi all’”effetto Zaia”. La lista “Zaia presidente” è stimata al 33,6 % contro il 26,8 % della “Lega per Salvini premier”. Nel 2015 la lista personale di Zaia aveva preso il 23,1 %.

    Anche in Veneto si vota con un sistema misto che consente agli elettori di esprimere due voti, uno per il candidato-presidente (voto maggioritario) e l’altro per una delle liste in campo (voto proporzionale). Questo consente di votare un candidato-presidente e una lista che non fa parte della sua coalizione. È il cosiddetto “voto disgiunto”. Ci aspettavamo di vederne tracce nei nostri dati. Non è così. Poca roba. Chi è intenzionato a votare Zaia intende votare la sua lista personale o altra lista della sua coalizione. Il fatto è che, tra il 2015 e il 2020, il centro-destra ha allargato le sue basi di consenso in una regione dove era già maggioritario passando dal 50,1% di allora al 74 % stimato di oggi. Grazie a Zaia, ma anche grazie al successo delle altre componenti dello schieramento tranne Forza Italia. Notevole è il risultato di Fratelli d’Italia che passa dal 2,6% delle regionali 2015 e il 6,8% delle Europee 2019 al 10,3% stimato di oggi. Il voto per Zaia è maggioritario in tutte le categorie socio-professionali con una punta del 92% tra gli operai.

    Sugli altri partiti c’è ben poco da dire. Il Pd che nel 2015 aveva preso il 16,7 % e nel 2019 il 18,9% viene stimato al 10,7 %. Italia Viva sotto il 2%. Quanto al M5s alle politiche di due anni fa aveva ottenuto il 24,4 % e alle regionali del 2015 l’ 11,9 %. Oggi è al 4,7%. E pensare che se andiamo ancora più indietro, e cioè alle politiche del 2013, il movimento di Grillo era arrivato addirittura ad essere il primo partito nella regione. Erano i tempi in cui anche in Veneto la voglia di cambiamento era tale che nemmeno le declamazioni di Grillo sulla ‘decrescita felice’ in Piazza San Giovanni a Roma hanno fatto desistere operai e imprenditori del Veneto dal votare un movimento così alieno alla loro cultura.

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