Guardia Sanframondi: “Al buio in pieno Ferragosto”

(Raffaele Pengue) – Stiamo uscendo dal fuoco dell’estate senza avere un mezzo profilo di chi guiderà Guardia Sanframondi nel futuro prossimo. Pochi giorni ci separano dallo svelamento delle liste e poco più di un mese dal giudizio elettorale ma non si intravede un favorito e nemmeno un duello tra favoriti o tra schieramenti antagonisti, come avveniva ai bei tempi. Perché gli schieramenti sono conformi, fluttuanti, si scompongono e si compongono in forme variabili e le combinazioni possibili ad oggi (e fino alla notte di venerdì) si riducono a tre. Le ipotesi, quindi, a questo punto sono almeno tre e a differenza del passato, hanno pari probabilità di riuscita o quasi. Il favorito di ieri era Gabriele Sebastianelli, ma oggi le sue probabilità di risalire nei consensi e nell’assenso di chi conta non sono superiori a quelle di tutti i suoi rivali. Amedeo Ceniccola resta la più grande incognita, la sua lista è ancora avvolta dal mistero, anche se è oggettivamente improbabile che abbia i numeri per vincere. L’appoggio a Floriano Panza alla scorse consultazioni ha creato troppe reazioni allergiche ovunque. Il terzo candidato, Raffaele Di Lonardo, ha oggi possibilità un po’ più alte di farcela ma non è un leader, è una formula: si chiama “Cantina”, ed è, come dicono, in forte risalita perché viviamo in un sistema politico che procede a fallimenti alternati, come abbiamo già scritto, e dunque ora dovrebbe essere il suo turno. Troppe facce però, sicure o annunciate all’interno di quella lista hanno irritato o irritano la maggioranza dei cittadini. E dunque per reazione spontanea i consensi tornano a rifluire verso Gabriele Sebastianelli. Ma il primo problema per il cartello elettorale di Sebastianelli è che non ha un programma politico organico e unito e a quanto sembra la sua non è una leadership condivisa, spaccata com’è dall’eredità di Floriano, per non dire dei delusi, più la galassia di boys pentiti, in retromarcia o pendolari. Non si tratta solo di rivalità personali ma di sfiducia reciproca sull’affidabilità e sulla durata (il Floriano ter non è ancora abortito). Puro intrattenimento, ricreazione, e basta. La “Cossa” – la vecchia Dc, per chi non è di Guardia o troppo giovane per ricordarlo – a Guardia scomparve più di trent’anni fa. Ma scomparve non vuol dire affatto che morì; semplicemente smise di apparire, ovvero si rese invisibile. Basta vedere chi sono i candidati. E Floriano Panza, che rappresenta la reliquia più vistosa del suo lascito curiale. A volte rimpiango anch’io la Dc; ma lo faccio in bagno, di nascosto, nel pieno delle funzioni corporali.

Intanto, quel che si può dire è una cosa amara: a Guardia abbiamo vissuto epoche di crisi elettorali anche tempestose nella nostra storia recente, ma forse non era mai accaduto che l’incertezza del futuro navigasse a vista tra così tante ipotesi fluttuanti. Siamo al buio in pieno Ferragosto.

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