L’Italietta che tutti conosciamo…

(Dott. Caruso Paolo) – L’Italietta che tutti conosciamo e di cui facciamo parte, la paura del nuovo, dei flussi migratori, il calo demografico e il conseguente invecchiamento della popolazione, dovrebbero portare tutti noi a riflettere sulle condizioni di vita della società italiana negli anni a venire. La presenza di immigrati regolari come forza lavorativa da impiegare nelle aziende agricole o nelle diverse imprese produttive del paese potrebbe rappresentare, come in parte lo è adesso, una ulteriore  risorsa da affiancare ai giovani lavoratori locali, con una integrazione compiuta nel sistema Italia. Uno sviluppo lavorativo stabile ed incentivi alle giovani coppie potrebbero sicuramente creare una inversione di tendenza in campo demografico con un incremento della natività. Tra le diverse aree geografiche del Paese il meridione, al contrario del passato, è la vittima predestinata del notevole calo demografico cui si assiste in questi ultimi decenni, e che comunque per certi aspetti affonda le sue radici in tempi lontani. La mancanza cronica di lavoro, le scarse risorse finanziarie impiegate, i limitati investimenti, spesso dirottati a scopi clientelari agli amici degli amici, hanno privato settori importanti come l’agricoltura, la pastorizia, la pesca, e i vari settori produttivi di trasformazione e commercializzazione dei prodotti di un sostegno economico per uno sviluppo industriale confacente a quei territori privi di collegamenti veloci, con una rete stradale e ferroviaria precaria e antiquata, e con le cosiddette vie del mare a costi esosi. Tutto questo arretramento in termine di sviluppo fa si che molte aziende hanno cessato definitivamente la loro attività e molte altre stanno per chiudere soffocate dai bassi prezzi di acquisto imposti dalle grandi catene di distribuzione. Rimane in piedi e fa ben sperare, nonostante il caro voli, il settore turistico che di sicuro potenzialmente potrebbe dare e offrire in qualità di servizi molto di più. A questa emigrazione cosiddetta rurale, da alcuni anni si è aggiunta una forte emigrazione di giovani laureati che per mancanza di sbocchi occupazionali sono costretti ad abbandonare la propria regione e gli affetti più cari in cerca di un futuro. Così le regioni meridionali e in particolare le isole, aree più depresse del paese, assistono inermi ad un vero e cocente esodo, restando senza prospettive di crescita private come sono delle migliori intellighenzie e di giovani pensanti in grado di creare sviluppo. Bisogna riconoscere ancora una volta le grandi e gravi responsabilità della politica che nel corso degli anni non ha saputo creare le condizioni per un vero e sano sviluppo libero da condizionamenti, e una stabile crescita economica in interi territori del mezzogiorno d’Italia. 

5 replies

  1. Egregio dr. Caruso, c’è un motivo per cui la popolazione italiana deve crescere sempre? L’Italia di Cavour, senza il Lazio e il Triveneto, contava 30 milioni di abitanti (1861). Quaranta anni dopo emigrarono in tutto il mondo in milioni. L’Italia della dittatura aveva 44 milioni di abitanti e sembravano troppi, tanto da aver bisogno di “un posto al sole” in casa degli Africani. Ora siamo 60 mln, e gli Africani sono arrivati da noi. Poiché le disponibilità di lavoro non sono aumentate, una riduzione degli Italiani e degli stranieri nella Penisola porterebbe a minore inquinamento e migliore qualità della vita
    Oppure dobbiamo crescere perché i Cinesi non perdano pezzi prodotti e i commercianti vendite?
    Saluti

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  2. Decidiamo, o siamo troppi o troppo pochi.
    Noi no.
    Ma il mondo, il mondo, in ampie aree geografiche estremamente povere, non ha problemi a fare figli.
    Eppure non hanno strade, porti le tasche son vuote e manca il lavoro, internet non sanno cosa sia e l’1% possiede un cellulare, politiche a sostegno delle famiglie manco l’ombra.
    Quindi, collegare le nascite con il benessere, non ha senso.
    Vero forse il contrario, il benessere figlia egoismo e dall’egoismo non nasce niente che non sia un cellulare.
    Il mondo è fatto e finito, e la voglia di trovare altri mondi la dice lunga, non dei figli, ma dei cellulari.

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  3. Egregio dott. Caruso, ma siamo ancora a questa stantia retorica che il nostro Paese ha bisogno dei migranti e proprio quelli senza istruzione e senza un mestiere che arrivano a frotte clandestinamente dall’Africa pretendendo di farsi mantenere dal nostro welfare?! Lei e la “sinistra” italiana, che coi suoi dogmi sordi ai problemi sociali del Paese e con la sua politica permissiva, irresponsabile e scellerata, ha favorito solo le mafie del lavoro sottopagato e senza diritti, ha arricchito le ONG, le ONLUS e le mafie che campano sul traffico e sull’accoglienza dei migranti illegali e ci sta portando all’aumento della povertà e della criminalità, all’imbarbarimento culturale e sociale e all’estinzione dal mondo civilizzato. Ma veramente dobbiamo ancora credere alle vostre fandonie?!

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    • I gruppi al potere, attraverso lo stampo della politica affaristica degli ultimi decenni, non potevano non impoverire ulteriormente il mezzogiorno, già piegato e piagato dalla sua storia prima e dopo l’unità d’Italia, che ha scritto a molti, sulla fronte, lo stato è m. , lo stato non ci vuole, non ci comprende non ci aiuta. Il termine terrone così dispregiativo e tornato di moda con la lega, ma era solo la connotazione degli abitanti delle mille Fontamara aggiogati ai latifondi, che, a differenza di coloro che vi lavoravano, sono entrati a miglior grado nell’ottica del primo stato italiano attraverso i rapporti fra classe politica e nobili, allora, molto più di adesso, veleggianti sopra alte nuvole rispetto alla massa dei bifolchi che producevano olio, vino, badavano al bestiame e coltivavano, con il coinvolgimento di intere famiglie per generazioni e generazioni.
      Le persone del mezzogiorno, gli intellettuali, sono ancora appese a questa speranza che gli ciondola al collo come un monile,da un secolo, sperare che il sistema italia riscatti finalmente l’atavica gogna e concordo con lei, che così non risolvono niente anche per l’ulteriore articolazione sociale ad opera dei migranti. Lo stato non c’è. c’è, ma solo per coloro chiamati a gravitare attorno ai centri del potere politico e istituzionale, per gli altri, come per me del resto, che si sia in Italia, in Grecia o alle porte di Granada, è lo stesso. Ricordo, un fiat, le collaborazioni fra le università, ma questa storia finisce che oggi molti meridionali siedono in posti in cui non dovrebbero stare specialmente se continuano a pensare da meridionali e dulcis sin fundo La creazione di una succursale della scuola di Sant’Anna a Napoli… Poveri Normalisti!

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