Maresco difende il suo film “La Rai censura, faccio causa”

(di Giuseppe Lo Bianco – Il Fatto Quotidiano) – Il capo dello Stato Sergio Mattarella, cinefilo in gioventù, non si è mai lamentato, ma a prendere le distanze dal film di Franco Maresco “La mafia non è più quella di una volta’’, vincitore a Venezia del Gran premio della Giuria lo scorso anno, è stata la Rai: Rai Cinema ha ravvisato “elementi non condivisi che seminavano dubbi e illazioni potenzialmente offensivi nei confronti del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella’’ e per questo ha tolto il proprio logo dal film, prendendone le distanze. E ieri il regista, in una conferenza stampa in streaming insieme al proprio legale, l’avvocato Antonio Ingroia, e alla fotografa Letizia Battaglia ha denunciato l’intervento “tecnicamente censorio’’ della televisione di Stato, rivolgendo un appello al presidente della Repubblica “pietra involontaria dello scandalo, garante della Costituzione, perché vigili sull’applicazione dell’art. 21’’ che tutela la libertà di espressione.

“Sono pronto ad andare fino in fondo con un’azione legale – dice Maresco –. Si consente a Bruno Vespa di intervistare il figlio di Totò Riina facendolo parlare con commozione del papà e al mio film tolgono il riconoscimento nonostante, ad oggi, nessuna lamentela sia mai arrivata dal capo dello Stato. Del Brocco (ad di Rai Cinema, ndr) ha avuto paura, temeva di perdere il posto, non so darmi altra spiegazione’’. “Un artista deve essere libero di esprimersi’’, ha aggiunto Letizia Battaglia. “In qualsiasi altra parte del mondo – ha detto Antonio Ingroia – sarebbe impensabile quello che è accaduto. Ci sarebbero state delle reazioni a questo intervento tecnicamente censorio. La Rai si comporta come una madre che non vuole riconoscere il figlio”. Neanche dopo che il regista ha aderito ai tagli che Rai Cinema gli ha proposto, due scene con al centro “l’amicizia’’ tra la famiglia del capo dello Stato e quella del protagonista, Ciccio Mira, filo conduttore dell’ultima parte del film che racconta in chiave satirica come le commemorazioni di Falcone e Borsellino, uccisi 28 anni fa, annegano a Palermo in un oceano di retorica antimafia, fra feste di piazza e cantanti neomelodici. “Discutevano se allungare i pantaloncini del giovane Sergio Mattarella e di suo padre Bernardo nell’infografica animata che avevamo realizzato’’, ha denunciato Maresco. Per Rai Cinema che accetta, forse paga (“sono aspetti della produzione’’) e poi disconosce il film, rivendicando il diritto di “esprimere dissenso rispetto a contenuti non condivisi a priori’’, è risibile parlare di censura con “una produzione di oltre 60 film e documentari antimafia’’ che Maresco, citando solo Pif, senza giri di parole definisce “cagate pazzesche’’: “Ancora una volta – chiosano i dirigenti Rai – per lui vale solo la sua opinione’’.

Nel film il regista palermitano chiede a Letizia Battaglia di commentare il silenzio del capo dello Stato nel giorno della sentenza del processo sulla Trattativa Stato-Mafia, provocando la reazione del Quirinale che il 6 settembre dello scorso anno, precisò in una nota che “il Presidente della Repubblica non commenta le sentenze’’: “Non ero d’accordo sul silenzio del Presidente e l’ho scritto – ha detto ieri Ingroia, ‘padre’ dell’inchiesta – ma è un’opinione legittima. Qui il problema è la Rai: all’attore Ivano Marescotti, che ho difeso, Rai Cinema chiese di non candidarsi nella lista Per Tsipras perché la sua sola presenza in una fiction infrangeva la par condicio in periodo elettorale. E per il solo fatto di avere protestato la sua parte venne tagliata e Marescotti non ha più lavorato in Rai’’. È la stessa sorte che prefigura per sé Maresco: “Non c’è più la libertà intellettuale di Angelo Guglielmi, so che non lavorerò più con la Rai – ha detto –. Siamo adulti e sappiamo come funziona il mondo; non lo scopriamo adesso che è uno dei posti più lottizzati e sbranati dalla politica. Nomi? Ne faccio uno: Marzullo, era di Avellino e il suo sponsor era De Mita’’.

Ora si attende la risposta di Rai Cinema, a cui Maresco e Ingroia hanno chiesto di riprogrammare il film: “Chiediamo che abbiano il coraggio di riconoscere questo figlio illegittimo, e con il rispetto dovuto agli spettatori lo inseriscano nelle reti’’. Se ciò, com’è prevedibile non dovesse accadere, sono pronti gli avvocati da entrambe le parti, con esposti alla commissione di vigilanza e denunce civili e penali. Il film, intanto, è stato richiesto a Trapani dalla locale sezione dell’Associazione nazionale magistrati che lo proietta oggi in occasione della commemorazione della strage di via D’Amelio.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica, Rai

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1 reply

  1. La rai è forse il principale strumento di potere che ha in mano il deep state, per cui il fatto che respinga un film che critica quel potere è addirittura ovvio.
    Non si può pretendere che chi tira le fila del paese rivolga le sue armi contro se stesso, è una battaglia persa in partenza.

    Questa denuncia però un effetto lo ha avuto: io non sapevo di questo film e ora lo cercherò in streaming o in download per vederlo appena posso, e penso che come me faranno anche altri.
    Capisco che chi ha realizzato il film vorrebbe guadagnare qualcosa (ma dalla rai direi sia fantascienza), ma altrettanto importante è che il film circoli secondo me, perchè la mafia col silenzio vince tutte le battaglie.

    "Mi piace"

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