Le mille fughe di “Grazianeddu”

(Massimo Gramellini – Corriere della Sera) – La prima volta in cui Graziano Mesina venne arrestato a Orgosolo per un fucile rubato era il 1956. I Beatles, per dire, non esistevano ancora, i sovietici si accingevano a occupare l’Ungheria e uno sconosciuto Tomasi di Lampedusa stava finendo di scrivere «Il Gattopardo».

La prima volta in cui evase da una caserma dei carabinieri correva l’anno 1960, quello delle Olimpiadi di Roma e di John Kennedy alla Casa Bianca. E la prima volta in cui lessi un articolo di Montanelli che ne tesseva un po’ provocatoriamente le lodi, dovevo avere appena finito il liceo. Così, quando ieri ho saputo che Mesina era di nuovo uccel di bosco, per un attimo ho sperato che si trattasse di un nipote o di un omonimo. Invece era proprio lui, Graziano Mesina detto Gratzianeddu, di anni 78.

Il dubbio fascino e la sicura dannazione del nostro Paese è questo eterno ripetersi del sempre-uguale. Un Supergiorno della Marmotta dove c’è sempre un governo che sta per cadere, un magistrato sotto accusa, una situazione economica sull’orlo del collasso e un pensionato di lungo corso che compie gesti per i quali non ha più l’età. Ammettiamolo: prima che a quelle dello Stato, un settantottenne alla macchia è una sfida alle leggi della natura.

Neanche nel banditismo sardo siamo riusciti a garantire un ricambio. L’ultimo che hanno arrestato ieri, tra l’altro per sbaglio, è un ex compare di Mesina e ha 77 anni. Sarebbe ora di lasciare un po’ di spazio ai giovani, almeno lì.

Categorie:Cronaca, Editoriali, Interno

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3 replies

  1. Mesina è la prova vivente che il sistema carcerario e la teoria criminologica sottostante ( la “redenzione” del condannato) hanno fallito. Chi ha varcato certi limiti della convivenza umana: sequestro di persona, tortura, omicidio, traffico di droga, truffe colossali è pressoché irrecuperabile.
    Costui era stato anche graziato. La generosità, a volte, è un errore come la grettezza. La pena di morte è un abominio, ma l’ergastolo deve tornare ad esserlo davvero, così come il 41bis. Certi criminali, come scrive Saviano, non temono la morte, la mettono in conto, sono terrorizzati solo dalla durezza della reclusione senza speranza.

    Piace a 1 persona

    • di questo traffico di droga il Mesina si è sempre dichiarato innocente, l’hanno condannato a fine pena mai, sarei scappato anch’io a 78 anni, mentre manager, politici, amministratori che hanno truffato, rubato e sbeffaggiato la giustizia sono fuori come mai?

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      • Egregio Adriano, un commentatore oggi scriveva e l’ho apprezzato;
        ” la loggia è uguale per tutti”.

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