Guardia Sanframondi: i “papabili”

(Raffaele Pengue) – Da oggi (in verità, lo facciamo da un bel po’) e almeno sino alle prossime elezioni ci occuperemo di questo paese ameno del Mezzogiorno, Guardia Sanframondi. Che un po’ ci riguarda ma che alla fine riguarda i suoi abitanti. Tempo di vigilia elettorale e di composizione delle liste. Ci occuperemo quindi dei “papabili”, di “chi entra papa in conclave, e ne esce cardinale”. Dei più o meno clamorosi rimescolamenti di carte, che conferiranno alla competizione uno stato confusionale che si caratterizza per qualunquismo e opportunismo. E lo faremo come un passito da meditazione. Da godere a piccole dosi, preferibilmente dopo i pasti. Ci occuperemo dei cittadini guardiesi sapendo già che per molti di loro è più interessante riempire i social con cuccioli da adottare, scorci di riposanti location, grigliate di gamberoni, oltreché con vecchie foto dei nonni al matrimonio di un cognato ormai defunto. Ci occuperemo dell’azione amministrativa della Giunta uscente (una beata ceppa), anche se oggi buona parte del dibattito politico può essere tranquillamente appaltato ai banconi dei bar e a pochi post su Facebook senza che nessuno se ne accorga. Ci occuperemo della sua abilità a giocare con i soldi pubblici. A prendere i soldi di qua e a metterli di là, a cancellare le somme assegnate di qua per dirottarle di là. Perché, comunque la giri, la verità sta nel fatto che questa amministrazione sarà ricordata più come un monumento al bluff, all’improvvisazione, all’arroganza. Pare non colpisca neanche il fatto che nel post-Covid si continui a strumentalizzare la scuola a fini propagandistici, o si giri quatto quatto per le case prelevando il dovuto, ossia quanto a insindacabile parere dei supposti eletti “uscenti” i cittadini sono tenuti a conferir loro in termini di consenso. Ci occuperemo di tutto ciò che non frega niente a nessuno. Niente. Nessuno. Forse una scorreggina, pare di Carlo. Nemmeno una da quelli della sua, chiamiamola vecchia squadra. I quali garantisti restano, intendiamoci bene. Ci occuperemo degli scandali del decennio panziano. Scandali, vabbé, scandali sarà un po’ troppo, diciamo. Ci occuperemo a lungo di questa comunità, almeno finché non sarà cambiata. Una comunità onesta e laboriosa dove perfino le vergogne sono una rottura di palle. E non c’è mezzo di renderle interessanti. Ci occuperemo, naturalmente, del sindaco uscente e non più ricandidabile, Floriano Panza. Di lui abbiamo già scritto tutto (o quasi tutto), lo teniamo d’occhio da un po’, del resto è impossibile non farlo: ci sono in giro più foto sue che dei Ferragnez. Tutto a Guardia – come recita la mitografia ufficiale – ruota intorno a lui, alla visione idolatrica di un patriarca, la cui unica bandiera è la panza. Tutto a Guardia ruota intorno al suo deretano, in ogni senso. D’altra parte se cercate l’antico meridione eccessivo di “mammeta, patet, frate e soreta” è a Floriano Panza che dovete guardare. Ma in fondo dicono i supporter è solo l’esagerazione dei difetti dei suoi concittadini – che da decenni subiscono in silenzio -, personaggi godibili, sia chiaro, ruspanti, amabili nella ricreazione… ma insopportabili nella vita seria. È esattamente questo, il grande inganno che non si finisce di scontare.

Ps. Che questa modesta fatica giovi alle prossime elezioni a mandare in vacanza qualche eterno candidato seriale e una mezza dozzina di “papabili”. È la grande occasione del post-lockdown.

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