Di Battista divide, Di Maio media

Tiene l’asse Grillo-Fico-Conte. L’uscita fuori tempo dell’ex deputato ricompatta i 5S. E ora è più facile un’intesa stabile col Pd contro le destre

ALESSANDRO DI BATTISTA POLITICO LUIGI DI MAIO

(Carmine Gazzanni – lanotiziagiornale.it) – “E che facciamo allora? Facciamo cadere Conte?”. Da settimane ta i corridoi parlamentari la domanda – dal chiaro sapore retorico – viene ripetuta quasi come fosse un mantra, ogni qualvolta una discussione rischia di creare divisione tra i presenti, grillini o democratici che siano. In un periodo di profonda incertezza a causa anche dell’emergenza, sanitaria ed economica, che l’Italia ha vissuto e sta vivendo, paradossalmente la politica si è dotata di maggiori certezze rispetto ai mesi precedenti: “Giuseppe Conte – riferiscono fonti di maggioranza – non solo ha dimostrato alte capacità nella gestione di situazioni critiche, ma ora è baciato anche dai sondaggi”. Sondaggi che fanno gongolare chi, quasi un anno fa, lavorava nelle retrovie per creare un’alleanza – quella tra Pd e 5 Stelle – che molti non vedevano di buon occhio e su cui non avrebbero mai scommesso.

BASTIAN CONTRARIO. Tra chi chiede, oggi come allora, un ritorno alle origini c’è senz’altro Alessandro Di Battista che in questi giorni si è di fatto messo di traverso parlando dell’esigenza di indire un “congresso” per riorganizzare il Movimento, a suo dire andato troppo in là rispetto ai principi originari. È la bomba che tanti si aspettavano scoppiasse da un momento all’altro: che Di Battista abbia espresso un pensiero che in tanti avevano già formulato, è d’altronde cosa nota. Che questo, però, possa avere degli effetti destabilizzanti nel Movimento, è tutt’altro discorso. Ed ecco che si ritorna alla domanda iniziale: nessuno ad oggi è disposto a rischiare che l’esecutivo vada in difficoltà. E, a quanto pare, non ci sarebbe soltanto un discorso di opportunismo “da poltrona”, ma anche un ragionamento più profondo: “l’idea che il Movimento aveva – spiega un esponente pentastellato – di un potenziale “terzo polo” è tramontata.

Bisogna fare una scelta: o si crea un fronte progressista col Pd o altrimenti si lascia spazio alle destre sovraniste”. Un pericolo che, a quanto pare, nessuno vuole correre. E, soprattutto, non vogliono correre Beppe Grillo e Roberto Fico, i due garanti – di fatto – della stabilità dello stesso Conte. E i principi delle origini? “Non ci rinunceremo mai – spiega a mezza bozza il deputato 5S – ma è ovvio che all’interno di un’alleanza alcuni bocconi amari devi digerirli”. Il discorso è, dunque, capire quanto convenga cedere su alcune battaglie identitarie pur di non lasciare che le destre alla Salvini e alla Meloni possano arrivare a governare il Paese.

NESSUNA TENSIONE. Questo gioco di mediazione, ovviamente, è labile e può cambiare dall’oggi al domani. Il caso Regeni con la vendita delle due navi militari al Cairo, per dire, aveva allentato l’ala “di sinistra” nel sostegno a Fico. Ma paradossalmente la ricostruzione giornalistica, poi rivelatasi una fake-news, secondo cui il Movimento avrebbe preso soldi dal Venezuela, non ha fatto altro che rinsaldare quel patto non scritto tra Fico, Grillo e Conte: “le destre sono in agguato, occorre non cedere d’un passo”. Ecco perché, assicurano più fonti all’interno dei Cinque stelle, se Di Battista dovesse uscire dal Movimento e fondare un qualcosa ex novo (con Paragone?) non avrebbe grosse conseguenze all’interno dei gruppi parlamentari.

DI MAIO POMPIERE. Ciò, però, non vuol dire che il Movimento sia disposto a rinunciare ad un personaggio – e “uomo da palco” – come Dibba. Lo sa bene, su tutti, Luigi Di Maio. In questo periodo il ministro degli Esteri, oltre che essere impegnato nel tutelare il made in Italy e garantire accordi vantaggiosi per la ripresa dell’export, è chiamato anche nel difficile ruolo di mediatore tra le varie correnti in campo. Lo sanno tutti, d’altronde: lo lega una profonda amicizia con Di Battista. Ma se anche Di Maio non vedeva (e a volte continua a non vederla, dicono in tanti…) di buon occhio l’alleanza col Pd, si è convinto della necessità che si debba rientrare in un’ottica bipolare. Non è ovviamente un processo che si svilupperà dall’oggi al domani. Probabilmente ci vorranno anni. Anche perché i problemi nasceranno proprio da quell’eventuale cambio di passo: “un conto è giustificare un’alleanza politica a livello nazionale, un conto è capire se ci sono i margini per farlo a livello locale”. L’esperimento umbro, d’altronde, è stato un disastro. Sono in tanti, però, disposti a riprovarci.

5 replies

  1. Trovo, da attivista prima e da cittadino poi, l’uscita di Beppe Grillo un terribile autogol, irridere Di Battista è stato un atteggiamento di quasi censura nei riguardi di Di Battista in relazione alla sua democratica richiesta di poter esporre le proprie idee e sentire quelle altrui in un’assemblea congressuale.
    In questa difficile fase in cui il M5S è attaccato da tutti (opposizioni e renziani, poteri forti, mass media, giornali, Finanza d’assalto, servizi segreti nazionali ed esteri, Confindustria, poteri criminali, ecc.), sarebbe importante che il Garante promuovesse l’UNITÀ del Movimento fra i portavoce, gli attivisti e gli iscritti.
    La partitocrazia corrotta (compresa una parte del Pd) non aspetta altro che disgregare il Movimento e logorare il governo Conte.
    Beppe Grillo, cofondatore del Movimento 5 Stelle, che ha sempre lottato lo strapotere delle multinazionali e della partitocrazia corrotta, da un anno sta facendo delle uscite poco comprensibili e contestabili; con il suo via libera di partecipazione al sistema partitocratico e consociativo dei partiti, ha di fatto esposto il Movimento alle pressioni classiche dei poteri forti e oscuri, dediti al malaffare e alle tangenti.
    Grillo dovrebbe spiegare quali sono stati i motivi che gli hanno fatto cambiare opinione.
    I portavoce, gli attivisti, gli iscritti, i simpatizzanti e gli elettori hanno tutto il diritto di sapere poiché ci mettono la faccia sui territori e la matita nella cabina elettorale.
    Beppe dovrebbe essere il Garante del Movimento 5 Stelle e non un maestro pronto a bacchettare i suoi allievi.
    Anche Di Battista dovrebbe essere più accorto a manifestare il suo dissenso, evitando posizioni estreme che possono portare a rotture insanabili.
    Tutti dobbiamo capire che quando si sta al governo con altri partiti occorre mediare, naturalmente non a tutti i costi, cercando di riuscire a far approvare quanto più possibile del nostro programma, evitando di far varare leggi impopolari contro le famiglie meno abbienti e il ceto medio.
    Inoltre evidenzio che Di Battista, con il quale non sempre sono d’accordo, ha tutto il diritto come qualsiasi altro portavoce di chiedere un “congresso” (finalmente è stato sdoganato il linguaggio organizzativo dei partiti) per discutere e decidere una nuova linea politica, di cui il Movimento ha impellente bisogno, gli attivisti sono confusi e demotivati delle scelte politiche di questi ultimi due anni. C’è stretta necessità di avere dei chiarimenti sulle linee guida.
    Di Battista chiede solo di potersi confrontare con gli altri portavoce e attivisti, come del resto chiedono in tanti nelle varie Regioni e nei Comuni.
    Ciò non significa picconare il governo Conte o qualcuno del Movimento o voler diventare Capo politico.
    Il Movimento 5 Stelle che è stato il fautore della partecipazione dal basso dei cittadini non può porre alcun ostacolo ad un “congresso/assemblea/stati generali”, neanche in presenza della pandemia e della crisi economica e sociale.
    Il Movimento 5 Stelle, a mio modesto parere, se non vuole essere inglobato dal Pd, dalla Lega o dal probabile partito di Conte, deve continuare ad avere la sua identità politica, proseguendo e rilanciando con più impegno la partecipazione dal basso dei cittadini, evitando di “tornare alle origini” e restare imprigionato nelle regole statutarie tassative e dogmatiche.
    Pertanto, occorre che il M5S sia equidistante dalle politiche del Pd e della Lega, in special modo con questa legge elettorale proporzionale al 75%, ancor di più deve essere equidistante se la futura legge elettorale si baserà interamente sul proporzionale con sbarramento al 4-5% per i partitini.
    Il M5S non dovrebbe aver il timore di promuovere ed attuare una NUOVA ed ALTA POLITICA che si basi realmente sulla realizzazione dei valori e dei bisogni primari delle persone e della società, coinvolgendo, nel progetto democratico di ampio respiro governativo, il Pd o la Lega senza avere reminiscenze politiche da contrapporre.

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    • Sono d’accordo su buona parte del commento, meno sul punto “…. POLITICA che si basi realmente sulla realizzazione dei valori e dei bisogni primari delle persone e della società, coinvolgendo, il Pd o la Lega senza avere reminiscenze politiche da contrapporre” .
      Chi ? La Lega ??? E da quando la Lega può avere il minimo interesse di realizzare valori a favore della società ? Basta solo vedere i 49 milioni spariti e lo scandalo Moscopoli che da soli dicono tutto !!!

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