Il virologo Pregliasco ci vuole tenere in casa tutta l’estate

(da Circo Massimo – Radio Capital) – “Bisogna valutare giorno per giorno l’andamento epidemiologico. Le cose stanno migliorando, le terapie intensive si stanno leggermente svuotando, ma ancora ci sono almeno tremila casi al giorno. Rispetto a prima, dove non riuscivamo a intercettare tutti i casi, con una sottovalutazione di almeno dieci volte tanto rispetto al reale, ora siamo più capaci di individuare i casi. Però la situazione vede due regioni, Lombardia e Piemonte, ancora molto impegnate. La situazione dovrebbe migliorare nei prossimi giorni, ma più insistiamo più la fase 2 potrà partire con maggiore serenità”.

Ospite di Circo Massimo su Radio Capital Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi e presidente Anpas, commenta le varie ipotesi di riapertura. “Anticipare le aperture vuol dire aprire rubinetti di contatti, con possibilità di incontri e quindi di rischio di contagio. Sono ancora un po’ pessimista sulla riapertura, tenendo anche conto dei due ponti del 25 aprile e 1 maggio. Dopo credo si arriverà a un livello di accettabilità del rischio tale per cui si possa ripartire. Sicuramente le attività strategiche, bar, ristoranti, dobbiamo mandarli molto avanti. Solo così riusciremo a ripartire”. 

“In regioni dove il virus non è diffuso, tantissime persone sono ancora suscettibili, anche più che in Lombardia. La possibilità è che, aumentando gli spostamenti, possano nascere nuovi focolai – spiega Pregliasco – credo che il concetto di regionalizzazione ci sia in un’ottica di individuazione di zone a rischio. Bisogna fare monitoraggio continuo: tutti i cittadini devono avere ancora l’attenzione e la percezione del rischio come approccio alla convivenza civile. Il distanziamento dovrà essere un’abitudine anche nei prossimi mesi”.

Si è capito da dove arriva questo virus? “Questo virus è veramente perfido, è arrivato in Italia a dicembre -gennaio, il 21 febbraio c’era già un 3% di popolazione colpita a Vo’ Euganeo, in un contesto fondamentalmente agricolo. Da qui è partita la diffusione, soprattutto a causa di soggetti asintomatici. Oggi il virus si diffonde nelle famiglie, tramite qualcuno che ha continuato a lavorare, e anche nelle RSA, dove ci sono le persone più fragili”.

Sui test sierologici, il prof. Pregliasco spiega che “c’è una grande attesa, con una speranza però che il test non può dare, cioè una patente d’immunità. Sono molto sensibili, hanno dei margini di incertezza rispetto soprattutto ai falsi positivi, quindi in caso di negatività c’è maggiore sicurezza del risultato. In caso di positività è necessario ripetere il test e complementarlo con un tampone per verificare se si sono già sviluppati gli anticorpi e se il soggetto è ancora portatore convalescente del virus e quindi contagioso. Sono più preoccupanti i risultati dei cosiddetti test rapidi. Hanno margini di errore che possono portare a situazioni non congrue, qui la falsa positività è ancora più evidente. I test servono non tanto per diagnosticare ma per capire regione per regione la diffusione reale del virus”.

Infine sulla riapertura delle scuole, secondo Pregliasco “la soluzione migliore è quella più protettiva, cioè rimanere chiusi fino a settembre. Riaprendo ci sarebbero milioni di bimbi, genitori, docenti e addetti alle scuole che si spostano, aprendo così un rubinetto di contatti che determinerebbe un gran numero di contatti. Non abbiamo un’indicazione scientifica, cioè non sappiamo ancora quanto e come aprire questi rubinetti, sono tutte stime che dipendono anche dal contesto sociale e dei territori. Sicuramente bisogna far ripartire le attività strategiche, la pandemia si porta dietro dolori psicologici e danni economici. L’aspetto sociale può essere un po’ ritardato – conclude il virologo – richiudere, ricascarci, sarebbe devastante”.

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