
(Tommaso Merlo) – Trump ha due strade davanti a sé. Fregarsene della legnata elettorale e tentare il tutto per tutto oppure arrendersi. Dato l’ego tossico e il passato da bancarottiere, più probabile non molli di un millimetro ed anzi rilanci. Al suo livello di demenza narcisistica e senilità quello che ha davvero a cuore non è solo aver ragione sempre e comunque, ma anche la sua eredità. Si crede meglio di Abramo Lincoln e lo manda in bestia che gran parte degli americani gli preferiscono il mostro di Milwaukee. E non c’è dubbio che una vittoria contro l’Iran aiuterebbe la sua disperata causa e che sia questo il momento più propizio, prima cioè dell’insediamento del nuovo Congresso e con l’esercito già schierato nel Golfo. Un’altra aggressione illegale che conviene anche ai suoi padroni sionisti che da decenni corrompevano gli americani per fargli distruggere anche l’Iran in modo da trattare anche i persiani come palestinesi qualunque. E proprio come Trump, anche il suo disgustoso padrone Netanyahu ha disperato bisogno di una vittoria per salvarsi la faccia e non finire prematuramente nella fogna della storia. E non solo, se davvero i sionisti hanno un’intera videoteca sulle porcherie di Trump con le ragazzine, lo devono ricattare adesso prima che non conti più una fava. E chissenefrega se i generali ripetono che non vi sono serie opzioni militari contro Teheran, il piano è quello di dar fondo agli arsenali colpendo le infrastrutture civili impreziosendo la collezioni di crimini di guerra e sganciando una atomica tattica su qualche montagna miracolosa nella speranza che la Repubblica Islamica sventoli bandiera bianca. Gli iraniani non vedono l’ora mentre il resto del mondo rimane ostaggio della megalomania di due efferati criminali e si augura che l’escalation porti alla fine dell’impero americano e di conseguenza del sionismo. Ma se invece Trump accusasse la legnata elettorale e si arrendesse, è inutile comunque farsi illusioni. I politici passano, il sistema resta. La mafia lobbistica punta contemporaneamente su tutti i cavalli per essere sicura di vincere sempre e se Trump si confermasse un ronzino, procederanno con altri equini politicanti. I due leader del partito democratico Hakeem Jeffries e Chuck Schumer sono due marionette della lobby sionista e della guerra da cui incassano milioni da anni. È cronaca a stelle e strisce. Il genocidio è iniziato col supporto del democratico Biden ed è continuato con quello del repubblicano Trump. Già, se bastassero le elezioni per ottenere vero cambiamento, l’impero ma anche noi colonie non saremmo mai piombate in questo baratro. Dato il rigido bipartitismo, in America il cambiamento prova ad emergere da dentro i due partitoni di massa e finisce in niente, i candidati anomali premiati dagli elettori vengono riassorbiti e perfino i presidenti più audaci finiscono per fare gli inservienti dello stato profondo e della mafia lobbistica. Obama su tutti. Col recente voto, il popolo americano ha ribadito il suo no alla guerra permanente ed ha voltato le spalle ad Israele, ma il sistema ha iniziato ad opporsi al cambiamento a conteggi ancora in corso. Per la guerra in Iran come per quella in Ucraina anche se a parti invertite. Trump vuole la pace con la Russia ma dato che lo stato profondo conta molto più del presidente, alla fine è solo riuscito a ridurre soldi e forniture militari per Zelensky. I democratici americani sono invece un covo di russofobi e vogliono marciare su Mosca a petto in fuori. Anche loro fottendosene altamente dei cittadini che vorrebbero che i quattro spiccioli che restano siano usati per alleviare i loro problemi. È cronaca a stelle e strisce. A comandare non sono né i cittadini né i presidenti, è la mafia lobbistica sia di matrice economica che ideologica che opera nell’ombra col supporto del circo mediatico mainstream. In America come da noi. I due schieramenti sono la faccia dello stesso sistema e il loro vero ruolo non è rappresentare le istanze popolari ma sfruttarle a fini elettorali e poi annacquarle e tradirle una volta nei palazzi in modo che il sistema possa sopravvivere indenne. Certo, è una buona notizia che emergano personaggi e movimenti nuovi e anti sistema, ed è positivo che anche in America i cittadini detestino l’oligarchia e abbiamo voltato le spalle ad Israele. È anche incoraggiante che le manipolazioni propagandistiche e dei media mainstream siano sempre più inutili, ma i fanatici non cambiano mai idea e i sistemi crollano solo se constretti. Già, se bastassero le elezioni per ottenere vero cambiamento, l’impero ma anche noi colonie non saremmo mai piombate in questo baratro. Possiamo giusto goderci questa ventata democratica e in attesa che Trump decida se giocarsi il tutto oppure arrendersi, rimanere consapevoli che per la pace e per una politica all’esclusivo servizio dei cittadini, la strada è ancora lunga.
Appunto
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