(estr. di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – […] Mentre accusano i magistrati di guadagnare troppo perché prendono da un terzo alla metà di loro, i politici di destra fanno di tutto per dimostrare che il lauto stipendio se lo sudano fino all’ultimo centesimo. Mercoledì, mentre la Meloni presentava la manovra alla stampa, Salvini e Giorgetti chiacchieravano come scolaretti all’ultimo banco, finché la premier li ha zittiti. A quel punto, debitamente ragguagliato dal suo ministro dell’Economia, Salvini ha commentato con l’aria di chi ha studiato i minimi dettagli: “In questa bella manovra alcune iniziative che non avevano per mille motivi trovato spazio nelle scorse manovre. Grande soddisfazione”. Era il 28 ottobre. Poi i giornali che tanto disprezza hanno raccontato i tagli a scuola, sanità e pensioni. E ora Salvini pare un altro: “Io sono segretario della Lega e non ne sapevo niente. Ma il Parlamento è lì per migliorare su scuola, sanità e pensioni. Noi come Lega ci stiamo già preparando”. Cioè vuole smontare a suon di emendamenti la “bella manovra” che gli dava “grande soddisfazione” perché non ne sapeva niente. Ora, l’ignaro cazzaro partecipa ai Consigli dei ministri da vicepremier e ministro dei Trasporti e Infrastrutture. Quindi, mentre gli altri decidono, dorme? Chatta con gli amici? Scrolla sui social? Gioca sul telefonino a parole incrociate, battaglia navale e poker online con Valditara, anche lui “sorpreso” dai tagli alla scuola? No, perché se chi sta al governo non sa cosa fa il governo, chi dovrebbe saperlo? E che lo paghiamo a fare?

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L’insaputismo governativo non è nuovo, in casa Lega. Il 13 luglio 1994, nel tardo pomeriggio, il governo B. varò il decreto Biondi che vietava le manette per Tangentopoli perché alcuni ufficiali della Gdf avevano appena confessato mazzette dal gruppo Fininvest. Il ministro della Giustizia Alfredo Biondi spiegò per un’ora di che si trattava, mentre tutti fissavano l’orologio per non perdersi Italia-Bulgaria, semifinale dei Mondiali di calcio. Il decreto passò all’unanimità, con tanto di voto nominale. Poi tutti via a vedere la partita. L’indomani i giornali spiegarono il Salvaladri, 3mila tangentisti – inclusi De Lorenzo e Poggiolini – uscirono di galera e le piazze si riempirono di gente inferocita. Il 16 luglio Roberto Maroni, vicepremier, ministro dell’Interno e pure avvocato, si presentò furibondo al Tg3: “Mi hanno imbrogliato. Biondi mi aveva giurato che non sarebbero usciti i tangentisti”. E chiese alla Lega di bocciare il decreto. Ma non c’è solo la Lega. Quest’estate Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, propose di “ridurre al 33% l’aliquota Irpef del 35 fino a 60mila euro”: peccato che l’avesse già abolita il suo governo a gennaio. Se i ministri sapessero quello che fanno, passerebbero in blocco all’opposizione.