Il generale: “Lei ha tradito le promesse su accise, migranti e green deal”

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – La domanda quasi lo stupisce: “Lei mi chiede se mi stanno ostracizzando? Ma è talmente evidente”. Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, indica nel centrodestra “la matrice” del poco spazio che sta avendo ultimamente su giornali e televisioni. “Ma cercherò di tornare in tv anche per riportare la verità dei fatti” assicura.
La disfatta di Trump è rumorosa. Teme che sia un brutto segnale anche per le destre europee?
La premessa è che il popolo è sovrano, e quando decide ha sempre ragione. Dopodiché Trump si era presentato come un pacificatore, al grido di ‘Prima l’America’. Ma ha disatteso le aspettative, senza riuscire a fermare il conflitto in Ucraina e scatenandone uno in Iran. Ha deluso, un po’ come Giorgia Meloni, che prometteva ‘Prima gli italiani’.
E invece?
E invece ha accettato tutti i diktat dell’Europa, quella a cui aveva promesso che ‘sarebbe finita la pacchia’, iniziando dal green deal che uccide le nostre imprese, passando alle politiche migratorie annacquate. Forse è per questo che ha difficoltà ad allearsi con noi: rappresentiamo la coscienza di ciò che non ho fatto.
Rischia di perdere come Trump?
Assolutamente sì, a meno che non si affidi a Futuro nazionale. Serve un radicale cambio di rotta.
Lei sostiene che in tv non la invitano più.
Qualche volta mi hanno chiamato, sono sincero. Ma io prendo molto seriamente il lavoro che svolgo da eurodeputato a Bruxelles, e talvolta ho detto di no. Ma ora tornerò.
A detta di Gianni Alemanno, Fn è stato “marginalizzato”.
Ma certo. Per tutta l’estate le trasmissioni Mediaset hanno sparato contro di noi, senza che io o rappresentanti di Futuro nazionale potessimo essere presenti per ribattere. Poi devono essersi accorti che come strategia non funzionava, e allora hanno deciso di ignorarci. Come fanno peraltro molti quotidiani.
Lei ci vede la mano della politica?
Ovviamente, ed è quella del centrodestra che ha scelto aprioristicamente di non allearsi con noi: almeno per ora.
Magari in futuro…
Con il pretesto del voto utile stanno provando a rosicchiarci un po’ di consensi. Poi a 45 giorni dalle elezioni Meloni deciderà se sarà conveniente allearsi con noi. Per adesso manda avanti contro di noi i suoi sgherri, come La Russa. Ma una parola dritta su un’intesa con Fn non l’ha mai detta.
Per la verità la premier ha detto che non vuole allearsi con lei per “non essere ricattabile politicamente”.
Non so se si riferisse a noi. Dopodiché forse i ricatti li ha subiti lei, mostrandosi accondiscendente al green deal della commissione Von der Leyen e alla russofobia.
Nel frattempo siete calati, e non di poco, nei sondaggi.
È l’altra arma che stanno usando contro di noi. Ma i numeri dicono che cresciamo senza fermarci. Abbiamo superato i 162mila iscritti, al ritmo di mille a settimana. E come ha scritto Repubblica, siamo il partito che sta ricevendo più donazioni. E poi ovunque io vada la gente mi accoglie con entusiasmo. Altro che crisi.
Ma ovunque, da Nord a Sud, ci sono fughe di gruppi di iscritti, che vi accusano di aver tradito le promesse.
Falsità, come ha spiegato in un video la nostra responsabile per il tesseramento, Annamaria Frigo. Questa frantumazione tanto narrata non esiste. Ci sono persone che se ne sono andate perché forse si aspettavano di ottenere dei ruoli. Ma a chi se ne va offriremo cavalli freschi e buone vivande, perché come scrisse Shakespeare noi vogliamo essere una banda di fratelli.
Nell’attesa Meloni si è alleata con Cateno De Luca e da destra hanno lanciato abboccamenti perfino all’ex Pci Marco Rizzo.
Ho parlato spesso del campo largo come di un campo santo, ma quella che stanno facendo è un’ammucchiata. Mi chiedo come possano pensare che una persona di destra la voti.
De Luca è sempre durissimo nei suoi confronti.
Lui è soltanto un trasformista, e di Rizzo mi ricordo i suoi elogi per Prodi e la sua celebrazione della società meticcia fatta quando era eurodeputato. Se il centrodestra vuole davvero vincere, la strada è un’altra: la nostra.
Gli accordi elettorali valgono fino a un certo punto, direbbe Tajani. Quel che vale, a elezioni concluse, sarà il voto dei parlamentari eletti che, a prescindere dai sempre possibili patti preventivi o successivi alle elezioni, suggellerà la maggioranza del futuro governo. In altri termini, la rielezione a Chigi della borgatara, allo stato dell’arte, sarebbe nella logica dei fatti e dei conti aritmetici.
Hanno però un bel dire Fazzolari, Mantovani ecc., a non voler mai e poi mai far causa comune col Generale cultore della X MAS. Quando si troveranno al bivio delle due strade possibili: o governare oppure no… possiamo evitare di scommettere su quale percorso sicuramente preferiranno solcare.
PS. Ma se caleranno verso i seggi elettorali, le nutrite masse di studenti da 18 anni in su, così come gli avvenimenti recenti e futuri lasciano pensare… quelli se la possono davvero scordare la poltrona di premier!
#Nana-maledetta-non-sarai-mai-rieletta!
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De Carognis ora segue il Bannacci, ecco un personaggio degno per lui.
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