
(di Marcello Veneziani) – L’Europa ha bisogno di uno psichiatra. Ma di uno bravo. Da lungo tempo, ormai, soffre di mania di persecuzione e di altre malattie connesse, si sente sotto attacco, vede ombre russe dappertutto, e nei casi più gravi anche iraniane. Diciamo Europa per capirci, che forse dovremmo chiamare Neuropa, visti i suoi evidenti disturbi neurologici; in realtà parliamo della cupola che guida l’Unione Europea e alcuni dei principali stati e governi, compresi alcuni ministri della difesa. Se non volete chiamarla oligarchia o eurocrazia chiamatela governance europea. A cominciare dalla signora Ursula che la guida, è tutto un gridare All’orso! All’orso! Variante russofoba di Al lupo! Al lupo! L’ultimo attacco di psicosi e paranoia è stato quello di attribuire pure la vandalica e demente rivolta dei ragazzini nelle vie di Milano, Torino, Bologna a quella che ormai definiscono guerra ibrida; i mandanti di quegli sfasci sarebbero in Russia o nel Golfo Persico. Guerra ibrida è diventato lo slogan e il passepartout per attribuire ogni malessere, disguido, hackeraggio, rivolta che accade in Europa, al Nemico, l’ineffabile e onnipresente russo, in un remake della guerra fredda anni sessanta. L’Unione europea e i suoi tentacoli locali si sentono ormai in guerra con la Russia, vedono droni nel salotto di casa e spie russe nel proprio frigo. Certo, la mania dà buoni profitti agli impresari dell’industria bellica e ai loro terminali politici: guerra a parte, il riarmo, soprattutto per i tedeschi, è un bel business, rimette in piedi il suo settore industriale. Chi trova un nemico trova un tesoro. E se non esiste, bisogna inventarselo.
Ma il concetto di guerra ibrida e il suo uso patologico fa acqua da tutte le parti. Se si vuol dire che ci sono sommovimenti tellurici ad opera di intelligence, servizi segreti, tramite fake news, passaparola o notizie pilotate, esse appartengono al sommerso della realtà quotidiana non da oggi. E riguardano non solo i regimi autocratici ma anche quelli democratici: la manipolazione è trasversale e universale, è il retrobottega della politica, la cantina degli stati, oltre che territorio di hacker privati e di manipolazioni social. Se la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, vale anche il contrario, e comunque c’è sempre, anche in tempo di pace, quel torrente sotterraneo e malmostoso in cui si muovono agenti manipolatori e provocatori e tanto altro. Vogliamo definirla guerra ibrida? Beh, allora è permanente e non riguarda solo il Cattivo di Turno.
Volete un esempio extra moenia di manipolazione dell’opinione pubblica? In Occidente ci siamo commossi a vedere una bella ragazza iraniana condannata a morte per aver bestemmiato contro Allah. Ma sono difficili le controprove, da quel che sappiamo, che confermino la veridicità di tutto il racconto . Parallelamente, sui social alternativi, abbiamo visto un ragazzo condannato a morte in Arabia Saudita con la stessa motivazione, per aver bestemmiato contro Allah. Anche in questo caso non ci sono controprove sul posto, almeno da quel che sappiamo. Possono essere entrambe vere e allora chiediamoci perché una notizia ci è arrivata con grande clamore e l’altra no. Così come possono essere notizie entrambi false, infondate, messe in giro da servizi di intelligence.
Entrambi possono essere verosimili o false. Anche questa è guerra ibrida?
Ma torniamo alla questione europea. Attribuire ai russi (e agli iraniani) l’esplosione di violenza vandalica nostrana o parigina, spagnola o albanese, mi pare davvero un esercizio di fantasia, malafede o paranoia.
Mai la Russia, zarista, comunista, postocominista, putiniana, ha pensato di invadere l’Europa, non rientra nella sua strategia, nei suoi interessi. E noi, anziché approfittare del disgelo di Trump con Putin e della sua revoca delle sanzioni per riattivare i rapporti commerciali e la fornitura energetica per ristabilire relazioni che a noi sono ancora più utili, necessarie, oggi più di ieri, dopo quel che è successo grazie a Trump e Netanhyau nello stretto di Hormuz, stiamo al contrario armandoci contro i russi. Siamo a un passo dalla pace, ma l’Europa accelera il passo verso la guerra. Assistiamo a una seduta terapeutica di gruppo in cui l’uno convince l’altro che siamo già in guerra con la Russia, siamo sotto attacco di Putin, vetrine incluse. Riesco a capire i timori delle repubbliche baltiche, che derivano dalla storia passata e dall’oppressione sovietica di lunghi anni; riesco a capire nei paesi confinanti con la Russia le tracce di riflessi condizionati alimentate da timori atavici. Ma quando senti la von der Leyen, alcuni leader europei occidentali, i nostri governanti, e da ultimo il prode Crosetto, attribuire tutto quel che succede di negativo in Italia, persino l’ennesima violenza di piazza (che da noi si abbatte periodicamente da sessant’anni con ciclicità scontata) alla regia russa e alla guerra spuria, allora hai solo un dubbio: che si debba chiamare lo psichiatra per certificare la grave alterazione mentale dei suddetti o se si debba chiamare la talpa per scavare quali interessi loschi si nascondono dietro e sotto una così insensata denuncia. Qualcuno ci guadagna da queste idiozie. Lucrose demenze.
In tema di Ucraina ho una domanda ingenua: ma quando l’Unione Sovietica invadeva l’Ungheria, la Cecoslovacchia, la Polonia, che poi erano Europa, come mai i nostri padri costituenti, i governanti di allora, gli statisti occidentali erano cauti a indignarsi, non rompevano le relazioni, non si dichiaravano in guerra con la Russia, non pensavano di mandare armi agli insorti e ai popoli schiacciati dai carri armati sovietici? Come mai nessuno allora si sognava di dire che oggi invadono Praga, Stettino o Budapest e domani saranno a Roma, Vienna o a Parigi, quindi dobbiamo armarci? Ci fidavamo più del regime totalitario sovietico che di Putin, nutrivamo più fiducia nella dittatura comunista rispetto all’autocrazia di Putin, o non c’importava niente delle popolazioni schiacciate e delle tante vittime? O quei predecessori nostrani erano realisti e sapevano che il mondo era stato spartito in aree e nessuno poteva cambiare gli assetti disegnati dalle potenze con le loro aree di influenza e di pertinenza? Come mai nessuno invocava il riarmo dell’Europa quando i carri armati russi erano quasi ai nostri confini, e oggi invece dobbiamo riarmarci e sfidare i russi pur sapendo di non essere competitivi sul piano militare? Era realismo geopolitico.
Anzi, visto che ci siamo, ci chiediamo cosa ha fatto l’Europa in questi ultimi anni davanti ai massacri di Gaza e alle aggressioni dei coloni, davanti alle follie di Trump in Iran e in Venezuela e un po’ ovunque? E di fatto quali sono stati i risultati del grande sostegno europeo in favore dell’Ucraina e dei suoi armamenti? In tutti questi casi l’Europa è stata irrilevante, non pervenuta, come davanti al tema dell’immigrazione o ai grandi temi geostrategici, energetici, tecnologici del nostro tempo. Quest’Europa ibrida, cioè bastarda, cosa rappresenta sullo scenario mondiale se non la caricatura di se stessa, la parodia di un continente che nulla conta in sede diplomatica e strategica? E allora vai con la guerra ibrida, bombe e cotillons, armi nucleari e assalto ai negozi griffati, aggressioni alle centrali nucleari e alle gioiellerie, manovre di guerra e saccheggi di negozi e librerie, tutta una stessa pasta. Un élite di psicopatici in divisa di guerra, di eurocoglioni armati fino ai denti.
Non solo: molti dimenticano che dopo che l’Unione Sovietica mandò i carri armati in Ungheria l’Italia fece lo stesso con San Marino, per reprimere il pericolosissimo governo comunista locale, regolarmente eletto ma visto da oltreoceano come una intollerabile minaccia per l’Occidente, da estirpare a ogni costo…
https://www.vice.com/it/article/colpo-di-stato-anti-comunista-san-marino/
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