
(Di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – Più vediamo all’opera i “garantisti”, più siamo fieri della nomea di “giustizialisti”. L’altro giorno il pelo superfluo che si ritirò dalla politica nel 2016 ha scritto che, se ricordo il centinaio di motivi validi per stargli alla larga, è perché sogno “un Parlamento senza garantisti”. Gli sblocco un ricordo. Nel 2015, quando lui sgovernava, la Finanza fece una bella retata al Comune di Sanremo: 35 arrestati e 196 […]
Troppo garantisti
(Di Marco Travaglio) – Più vediamo all’opera i “garantisti”, più siamo fieri della nomea di “giustizialisti”. L’altro giorno il pelo superfluo che si ritirò dalla politica nel 2016 ha scritto che, se ricordo il centinaio di motivi validi per stargli alla larga, è perché sogno “un Parlamento senza garantisti”. Gli sblocco un ricordo. Nel 2015, quando lui sgovernava, la Finanza fece una bella retata al Comune di Sanremo: 35 arrestati e 196 indagati. Fra i primi c’era il vigile Alberto Muraglia, addetto ai controlli al mercato, ripreso da una telecamera a strisciare il badge in mutande. Spiegò che si svegliava ogni mattina alle 5 e non mancava mai al lavoro, ma a volte scendeva a timbrare in déshabillé prima o dopo aver lavorato, visto che abitava dentro il mercato. Ma il premier garantista emise la sentenza a favore di telecamera: “Questa è gente da licenziare in 48 ore”. E, siccome è pure “riformista”, varò un dl Madia ad hoc: “Decreto cattivo, ma giusto. Non sono fannulloni, ma truffatori. A Sanremo c’era chi timbrava in mutande. Serve il pugno di ferro: chi si comporta così va licenziato entro 48 ore”. Ovviamente senza processo, come da manuale del garantismo riformista. Arrestato e licenziato, Muraglia si mise a riparare elettrodomestici per mantenere la famiglia. Fino al 2020, quando il gup lo assolse e lo reintegrò. Nel 2024 la Cassazione ribadì che era innocente e condannò il Comune a rimborsargli 227mila euro di arretrati. Fortuna che aveva incontrato un premier garantista.
Ora abbiamo il turbogarantista Nordio che invoca “massicci arresti di giovani”. E ben tre Commissioni parlamentari d’inchiesta della destra garantista. Quella sul Covid processa Conte, Speranza, Arcuri e altri putribondi incensurati, colpevoli di essere stati assolti dai giudici. L’Antimafia processa per le stragi Scarpinato e altri ex pm che indagavano sulle stragi mentre la presidente Colosimo si faceva le foto mano nella mano con uno stragista di Bologna. E quella sulla morte di David Rossi accusa il banchiere Mussari e una vecchia gloria del calcio fiorentino in base a due supertestimoni di provata fede: Saverio Giampà, imprenditore calabrese con una sfilza di condanne per droga, usura, estorsione e violenza sessuale, ma pur calunnia e false dichiarazioni; e William Correa, un escort brasiliano detenuto per l’omicidio di una prostituta, condannato anche per calunnia e già ritenuto inattendibile su Rossi (accusò alle Iene i pm sui famosi festini a luci rosse). Per interrogare Correa in cella senza avvocato, alcuni parlamentari si sono finti suoi parenti. Poi han fatto i nomi dei due “colpevoli” senza uno straccio di verbale o capo d’imputazione. Così i due non possono difendersi. Però sono stati fortunati: potevano imbattersi in una Commissione giustizialista.
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