
(Gianvito Pipitone) – Allora: blocco dei tir rientrato e, da domani, sembra che si riparta con la consegna delle merci. Ok. Oggettivamente, pare una buona notizia, giusto? Eppure, perché mi sembra invece che non lo sia per niente
Non so cosa abbiano promesso alla categoria dei trasportatori che hanno – a ragione, infiltrazioni o meno – bloccato da una decina di giorni il flusso delle merci da e verso il Meridione. Mi auguro almeno qualcosa di serio e di strutturale; non la solita “mangiata di pasta” con cui spesso si è imparato a domare le folle disperate.
Spero poi che questi provvedimenti ad hoc per la categoria – sotto forma di ristori, crediti d’imposta, pagamenti forfettari e compagnia cantante – significhino anche una minore incidenza dei costi delle merci che finiscono a scaffale. Sennò, a spanne: non mi pare si sia risolto una beata mazza.
E che forse è arrivato – una buona volta – il momentum di andare/tornare in piazza. Ma stavolta tutti. Studenti, padri e madri di famiglia, operai e pensionati. E, sia detto per inciso: in maniera civile! Senza fare i furbetti e assaltare Foot Locker per divertimento …
Onestamente, non mi pare di aver visto in questi giorni grandi folle in piazza al Sud. A parte qualche liceo cittadino. Ma forse ero distratto io … In compenso, però, ho sentito molti, moltissimi, lamentarsi del blocco dei camion e degli scaffali vuoti. Il panico, signora mia …
Eppure, non mi pare che le famiglie se la passino un granché bene. Le città e i paesi sono piene di disperati che non arrivano alla terza settimana, che fanno la cernita delle bollette da pagare, che risparmiano sulle cose essenziali. Perfino sull’immondizia… Forse per questo alcuni la abbandonano agli angoli delle strade. Non vi risulta?
Ecco, se davvero è così invece, e nessuno – con l’eccezione di una piccola parte – è sceso a manifestare in piazza in questi giorni, a parte i trasportatori, significa che probabilmente si è persa un’occasione per far valere il proprio diritto alla dignità di cittadini.
L’impressione, in realtà, è che quaggiù da noi, non si protesta più perché, se protesti, sembri un poveraccio. Diciamolo … o, per parafrasare Fiorello: dicetevelo.
Protestare a Roma o Milano, o magari anche a Torino e Bologna è una cosa … ma nelle periferie dell’impero, dai! non è figo, non è cool. Anzi, diminuisce l’hype e, soprattutto, non è instagrammabile.
A meno che – attenzione! – non si scenda in piazza per spaccare tutto. Allora sì… Ma questo – che c’entra – è un altro paio di maniche. E poi non si dice! al limite si fa … meglio se incappucciati e a favore di camera.
Ma quando diavolo è successo che siamo diventati così?