Più che nella lista piuttosto magra dei compromessi sui fronti strategici ed economici, la novità consiste nel cambio di stile dell’America, consapevole di star perdendo

Washington, 25 settembre: Xi Jinping con la moglie Peng Liyuan, Donald e Melania Trump

(di Lucio Caracciolo – repubblica.it) – La realtà sta nella sua rappresentazione, recita il sottotesto del marketing. Guidati da questo principio, Donald Trump e Xi Jinping hanno coprodotto, nel coreografico vertice settembrino di Washington, l’anteprima di quella che la storia potrebbe nominare Grande Componenda. Prestito da Andrea Camilleri, indagatore della tregua fra poteri siculi rivali e complici, un tempo sigillata dalla «bolla di componenda» benedetta dalla Chiesa.

Qualcosa di simile attrae oggi Stati Uniti e Cina, che si omologano reciprocamente paritari sulla vetta del mondo. E promettono di non farsi la guerra per l’ottima ragione che finirebbe il mondo del quale si offrono copiloti. La competizione continua, anzi accelera, ma sotto la soglia dello scontro finale. Così promettono.

Per ora siamo al Gran Teatro, da replicare nei due incontri che Trump e Xi hanno in calendario di qui a fine anno. Il ritmo delle repliche è senza precedenti nelle relazioni sino-americane. Segno, quanto meno, di buona volontà. Più che nella lista piuttosto magra dei compromessi sui fronti strategici ed economici, la novità consiste nel cambio di stile dell’America, consapevole di star perdendo. Quando la posta è massima lo stile diventa sostanza. Veste i rapporti di forza. Li protocolla.

Washington, 24 settembre: i due presidenti con le First Lady alla cena di Stato

Trump che reprime il suo innato bullismo per aderire ai felpati codici cinesi, essenza del potere mandarino, è pura commedia dell’arte. Xi loda a telecamere accese la cura dei dettagli inconsueta per una Casa Bianca notoriamente casual. Gesto da maestro taoista alle prese col discepolo irrequieto, da educare all’armonia nella diversità. Quasi ci commoviamo.

Non ci sentiamo affatto garantiti da questa rappresentazione. Qualità e quantità dei mezzi di distruzione di massa continuano ad accumularsi fuori da ogni regola, salvo quelle che le potenze impongono a sé stesse per carenza di risorse. Ma una cosa è immaginarsi trascinati verso la terza guerra mondiale, altra concepire un precario eppure gestibile equilibrio fra chi è in grado di scatenarla.

Il vertice della Casa Bianca annuncia la svolta. Gli Stati Uniti smettono i panni dell’egemone solitario. Riconoscono che per volersi inventare globali, responsabili dell’umanità, si stavano scavando la fossa.

L’idea abbastanza bizzarra di trattare la Cina come l’Unione Sovietica, cioè distruggerla, si è rivoltata contro i suoi ideatori. Questa America prende atto di non potersi slacciare dalla Cina. E viceversa. Perché colpire il rivale da cui non puoi emanciparti significa finire abbracciati con lui nel cimitero senza tempo che accoglie le spoglie dei deliranti onnipotenza.

Washington, 24 settembre: Xi Jinping e Donald Trump nella "presidential walk of fame" alla Casa Bianca

In questo gioco di specchi fra il Narciso frustrato e l’educato (o represso), l’adattamento concerne anche Xi. Assorbite le stravaganze che da inizio secolo avevano spinto la leadership cinese a considerarsi destinata alla supremazia totale, l’Impero del Centro sta riprendendo le misure di sé. Meglio accompagnare il declino americano che sfidarlo in duello all’ultimo sangue.

Il diagramma della potenza parla chiaro: America scende, Cina sale. Ma entrambe diversamente soffrono. L’una è insieme attuale nemesi e medico potenziale dell’altra. L’imperativo è evitare una collisione fatale per entrambe.

Le menti più scaltre del Pentagono, che considerano il segretario alla Guerra Hegseth peggio di una calamità naturale, riscoprono la tattica — condizionati dalla grammatica del business la battezzano “strategia” — della imposizione dei costi: costringere l’avversario a pagare per i suoi obiettivi più di quanto tu spendi per difenderli. L’America accorcia le linee, si fortifica nel perimetro nordamericano con relative dipendenze, e prova a stanare il rivale. Vuole fargli assaggiare il veleno di cui sta rischiando di morire: la sovraestensione.

Gli strateghi a stelle e strisce si richiamano al mitico Andy Marshall detto Yoda, direttore per quasi mezzo secolo dell’Office of Net Assessment. Fu lui nel 1972 a proporre la cost-imposing strategy per battere l’Urss, mentre già pensava di applicarla alla Cina. Yoda era in conflitto permanente con i titolari del Pentagono. Specie Caspar Weinberger. Tanto da non presentarsi alla cerimonia indetta per appenderne il ritratto alla parete dell’ufficio ministeriale: «Sarei venuto solo se avessimo appeso lui». Gli emuli di Marshall aspettano il giorno in cui il ritratto di Hegseth sarà appeso a quel muro.