Il deficit resta al 3,1% del Pil: meno spazio per la manovra. Conti. Giorgetti “rammaricato”: l’Italia rimane in procedura d’infrazione. Ora sarà difficile fare un Bilancio “elettorale”

(estr. di Marco Palombi – ilfattoquotidiano.it) – […] Il ministro Giancarlo Giorgetti ne ha “preso atto, non senza rammarico”: l’Istat per la seconda volta in pochi mesi, e nonostante le pressioni del governo, ha stabilito che l’Italia non è riuscita a portare il deficit sotto il 3% con un anno di anticipo, cioè nel 2025. Il titolare dell’Economia e Giorgia Meloni avevano sostenuto che i furbetti del Superbonus, presunti colpevoli dello sforamento, sarebbero stati scovati e cancellati dal conto delle uscite: speravano quindi in un ribaltone nei Conti economici nazionali pubblicati ieri. Niente da fare: il disavanzo è persino aumentato rispetto alla stima di aprile (di 355 milioni), pur restando al 3,1% in rapporto al Pil (in realtà al 3,08).
Il risultato è che l’Italia resta in procedura d’infrazione europea, rendendo assai più difficile per noi usare la “clausola di salvaguardia” che ci permetterebbe di scorporare dal bilancio – ai fini dei vincoli Ue – una quota di spese per la difesa (lo 0,9% del Pil, quasi 21 miliardi) e per l’energia (lo 0,6% del Pil, circa 13 miliardi) da qui al 2028. È una di quelle bizzarrie tipiche delle regole europee: chi ha il deficit sotto il 3% del Pil con la clausola può oltrepassare quella soglia senza problemi, chi è già sopra, se fa la stessa cosa, resterà nella lista dei cattivi per molti anni, anche – per ipotesi – se avesse disavanzi inferiori a chi è partito sotto il limite.
[…]
Giorgetti promette che rientreremo sotto il 3% – e precisamente al 2,9 – alla fine di quest’anno e quindi usciremo dalla procedura d’infrazione nella prima metà dell’anno prossimo, tra marzo e giugno: è in quel momento, insomma, che si potrebbe iniziare a usare lo spazio fiscale della clausola di salvaguardia che abbiamo chiesto di attivare due settimane fa. Questo almeno se vincerà la linea prudente (e non troppo riarmista) del Tesoro: un grosso se, a questo punto della partita.
Il problema è che quei soldi in più servivano come il pane per costruire la manovra d’autunno: avrebbero liberato un po’ di spazio fiscale per altre misure. Questo a non dire che se si rinvia tutto al secondo semestre del 2027, facendo un Bilancio da europeisti provetti, sarà il governo che verrà fuori dalle elezioni (di aprile?) a decidere come usarli e a poter sforare i limiti di deficit.
Insomma, è il campo da gioco delimitato dalle regole europee a determinare lo scontro nel governo, che si preannuncia duro, sul tipo di Finanziaria per il 2027. Giorgetti (team prudenza) vorrebbe continuare al piccolo trotto: deficit stabilmente sotto il 3%, niente scostamenti di bilancio, poco spazio alle marchette elettorali e rinvio dell’uso della clausola di salvaguardia. Una mano, passasse la sua linea, gliela può dare la crescita finora più alta del previsto (avrebbe circa lo 0,2% di Pil in più da spendere) e il maggior aumento della spesa netta che si era tenuto da parte per l’anno elettorale (altri tre decimali): parliamo di 11-12 miliardi, un po’ poco per la lista della spesa dei partiti di maggioranza, abbastanza se si vuole replicare le manovre degli anni scorsi (qualche taglietto alle tasse, dall’Irpef agli aumenti contrattuali, qualche spicciolo alla sanità e frattaglie varie).
Non c’è solo la linea Giorgetti però. Matteo Salvini, pur contrario a spendere in armi, chiede uno scostamento di bilancio monstre (20 miliardi, quasi un punto di Pil) per sussidiare i consumi energetici, garantire gli extra-costi dei cantieri pubblici (in sostanza i soldi che chiede il suo amico Piero Salini di Webuild) e per riaprire le finestre pensionistiche. A Palazzo Chigi, invece, qualcuno accarezza l’idea di usare comunque subito lo spazio della clausola di salvaguardia: scostamento di bilancio, ma solo per le spese aggiuntive in difesa ed energia autorizzate dall’Ue. La speranza è che Bruxelles lasci fare e tra marzo e giugno ci tolga comunque dalla lista dei cattivi, scontando ora per allora il maggior deficit dovuto alla clausola: la Commissione, grande sponsor del riarmo, lo farebbe pure, ma non è scontato che il Patto di Stabilità possa essere aggirato così platealmente. E Giorgia Meloni? Non pare avere ancora le idee chiare: ieri ha detto che “andremo avanti con quella che era la tabella di marcia”. Ma quella con o senza la clausola per il riarmo?
Se continuano le guerre e con gli stretti chiusi mi sa tanto che questo 3,08 di deficit attuale l’ anno prossimo lo rimpiangeremo a prescindere dal risultato elettorale.
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