
(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] La guerra in Ucraina ha sancito il fallimento dell’Unione europea come progetto storico-politico. Tale fallimento può essere analizzato su tre livelli. Il livello macro-sociologico, ovvero il livello delle strutture e dei processi sociali di grande scala; il livello meso-sociologico, ovvero il livello delle organizzazioni e delle reti intermedie, come i partiti europeisti, ad esempio, il Pd e Forza Italia; e il livello micro-sociologico, ovvero il livello del comportamento individuale, ad esempio, Ursula von der Leyen, Paolo Gentiloni, Mario Draghi, Alexander Stubb e altri.
[…] Sotto il profilo macro-sociologico, il fallimento risiede nel fatto che l’Unione europea era nata per garantire la pace in Europa. Tuttavia, accettando la decisione della Casa Bianca di espandere la Nato fino alla Russia, Bruxelles ha posto le condizioni di base per lo scoppio di una guerra sul territorio europeo. La guerra in Ucraina è il precipitato di circa trent’anni di espansione della Nato verso la Russia. La Russia aveva giurato di attaccare l’Ucraina nel lontano 2008, se la Nato si fosse infilata in quel Paese. Nel mio prossimo libro, Nato. L’espansione verso la Russia. Dalla caduta del Muro di Berlino alla guerra in Ucraina, individuo il punto d’origine documentale del fallimento storico dell’Unione europea nello “Studio sull’allargamento della Nato”, un documento di 83 paragrafi, pubblicato il 3 settembre 1995.
Il paragrafo 2 presentava l’espansione della Nato come pilastro della nuova architettura della sicurezza europea. Il paragrafo 3 rendeva evidente che il nuovo ordine internazionale in Europa si sarebbe basato sull’allargamento della Nato. Il paragrafo 9 presentava la decisione della Casa Bianca di incentrare la sicurezza dell’Europa sulla Nato: “La Nato svolge un ruolo essenziale nell’ambito della nascente architettura di sicurezza europea”. Anche il paragrafo 13 ribadiva la centralità della Nato per la sicurezza dell’Europa. Sotto il profilo strategico, il paragrafo che ha inferto il colpo mortale al progetto storico-politico dell’Unione europea è il numero 18. Il paragrafo 18 stabilì che l’Unione europea e la Nato si sarebbero espanse insieme: “L’allargamento della Nato è un processo parallelo e complementare a quello dell’Unione europea. […]. L’Alleanza considera il proprio allargamento e quello dell’Ue come processi paralleli e reciprocamente favorevoli”. Con il paragrafo 18, la Nato chiarì che i nuovi membri dell’Ue sarebbero diventati nuovi membri della Nato. Il paragrafo 18 avviò la compenetrazione tra un’organizzazione di pace e un’organizzazione di guerra, dove la logica della seconda (la Casa Bianca) ha finito per prevalere su quella della prima (Bruxelles). Il risultato è davanti agli occhi di tutti: nel 2026, i leader dell’Ue, a partire da Paolo Gentiloni, parlano come se fossero generali in guerra, ma in modo meno assennato dei generali della Folgore o del 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”.
[…] Gli sviluppi del paragrafo 18 sono osservabili: 23 membri dell’Ue su 27 sono oggi membri ufficiali della Nato, mentre i rimanenti 4 sono partner della Nato: Austria, Irlanda e Malta sono formalmente integrati nel Partenariato per la pace della Nato, da cui Cipro è esclusa per il veto della Turchia (Cipro conduce esercitazioni con i Paesi Nato). Eltsin eruppe contro la Nato l’8 settembre 1995, cinque giorni dopo la pubblicazione dello “Studio sull’allargamento”, in una conferenza stampa al Cremlino. Eltsin disse che l’espansione della Nato verso la Russia avrebbe causato una nuova guerra in tutta Europa. Attenzione: Eltsin prefigurò la guerra in Europa come una certezza, e non come una possibilità. (continua)