(dagospia.com) – Giorgia Meloni si vanta per il record di longevità del suo governo ma ha una paura fottuta di tornare alle urne. A destra la “volontà popolare” viene tirata in ballo quando fa comodo ma dopo più di quattro anni di vuoto cosmico, zero riforme e promesse mancate i cittadini potrebbero mandare un bel “vaffa” ai Fratellini d’Italia.  

Da qui l’urgenza per la Ducetta di far approvare una legge elettorale che, in nome della “stabilità”, serve a fregare gli avversari come l’emendamento “ammazza-cespugli” sulla raccolta delle firme. La proposta, presentata da Fratelli d’Italia e approvata dal Senato, e’ una bella inculata per i partiti ora assenti dal Parlamento: chi non ha un gruppo dovrà raccogliere 6 mila sottoscrizioni in ogni collegio, chi ha una componente invece ne dovrà rimediare solo 1.500.  

Con l’emendamento, la statista della Sgarbatella prende due piccioni con una fava. 

Il blitz della maggioranza andato in scena in Senato serve innanzitutto a creare difficoltà al generale Vannacci, che cavalca nei sondaggi rubando voti al centrodestra.

I meloniani stanno anche cercando di capire se la “sporca dozzina” di Futuro nazionale si possa sabotare, depotenziare o scardinare, mettendo nel mirino i suoi membri. Il generale ha raccattato peones in Parlamento, tra pistoleri alla Pozzolo, erinni alla Ravetto e tanti ex leghisti in cerca di ricandidature facili. Personalità così “controverse” qualche scheletro nell’armadio se lo ritrovano sempre. E, scava scava, qualcosa verrà fuori.

L’ex parà ha arruolato otto deputati ma non ha nessun soldato a Palazzo Madama, dove si esamina la legge elettorale. Vannacci, che ama mostrare i muscoli e atteggiarsi a Dictator dell’Antica Roma, tramite l’intelligenza artificiale, si e’ tappato la boccuccia sull’emendamento e finora non ha detto nulla. Non vuole dare segnali di debolezza né mostrarsi lagnoso.  

L’emendamento sull’aumento della raccolta firme, sostenuto soprattutto da Forza Italia, Udc e Noi moderati, serve a “proteggere” i centristi al traino della Meloni. Quel merluzzone di Tajani, Lorenzo Cesa e Maurizio Lupi temono che Alessandro Onorato gli porti via voti con il suo Progetto Civico Italia. L’assessore di Roma ai Grandi eventi insiste su un elettorato centrista, pragmatico, liberal e de-ideologizzato: puo’ rosicchiare consensi anche a destra. 

Il 46enne Onorato, però, ha altri guai, oltre alle firme da raccogliere: l’endorsement di Giuseppe Conte in suo favore sembra un “bacio della morte”. Peppiniello, in stretto raccordo con Goffredo Bettini, sta brigando in Parlamento per sostenere la causa dell’assessore: sarebbe pronto a “prestare” qualche parlamentare del M5s per permettere a Onorato di creare una componente di Progetto Civico in Parlamento, così da facilitare la raccolta firme per la presentazione della lista alle politiche. 

Perché tanta premura da parte del camaleontico Giuseppi? Semplice: Onorato e’ pronto a sostenerlo nella corsa alle primarie contro Elly Schlein. Ma questa “corrispondenza di amorosi sensi” rischia di minare la “terzietà” dell’iniziativa dell’assessore nato a Ostia: da Progetto Civico Italia a “Progetto Conte” il passo e’ breve.

Ad avvicinare i due vaporosi ciuffi è anche l’antipatia verso Renzi. Nessuno dei due vuole Matteonzo tra le palle: Conte non gli ha mai perdonato la “congiura” con cui il leader di Italia Viva lo sfrattò da palazzo Chigi per sostituirlo con Mario Draghi; Onorato non tollera l’abilità manovriera del senatore di Rignano, a cui contende la leadership della “gamba centrista” del Campo largo. 

Matteonzo se ne impipa e gode come un riccio per l’emendamento “ammazza cespugli”, approvato anche grazie alla “manina” di Ignazio la Russa (che non ha dimenticato di essere stato eletto presidente del Senato anche con i voti dei renziani…). 

La mossa di Giorgia Meloni sulle firme ha indignato le anime pie del Campo largo. Conte addirittura ha chiesto a Mattarella di non firmare la legge elettorale. Ma a sinistra  dimenticano le regole: il Melonellum non e’ stato ancora approvato dal Parlamento, puo’ ancora essere modificato e il capo dello Stato, sic stantibus rebus, non può fare (ancora) nulla. 

L’ultima speranza dei sinistrati è il voto segreto finale della Camera sulla legge elettorale. L’auspicio delle opposizioni e’ che si ripeta quanto accaduto a luglio, quando i franchi tiratori della maggioranza hanno affossato le preferenze. Ma i sogni si scontrano con la realtà: i parlamentari non hanno voglia di infiocinare il governo, far zompare le legislatura e andare a casa, visto che i loro vitalizi matureranno il 14 aprile. Campa cavallo!

L’unica cosa che può riportare allegria a Schlein e soci e’ un voto che riguarda 300 mila cittadini. 

Il 27 e 28 settembre si terranno le elezioni suppletive a Reggio Calabria per il seggio alla Camera. Futuro nazionale ha candidato Domenico Giannetta (ex capogruppo in Regione di Forza Italia) contro Fabio Roscioli, tesoriere degli azzurri vicino a Marina Berlusconi. Se il candidato di Vannacci finisse per agevolare la vittoria del candidato del Pd, il medico Erik Benedetto, a palazzo Chigi scatterebbe l’allarme rosso…