
(Gioacchino Musumeci) – In Israele è stato scoperto un nuovo metodo di fact-checking. È molto più rapido di quelli tradizionali. “Naza” è finito sotto la lente dei fat cheker Ben Gvir, Zohar, Sa’ar rispettivamente ministri della sicurezza, della cultura e degli esteri Israeliani.
Pare non occorra prendere NAZA, esaminare le testimonianze, controllare i documenti, verificare le procedure militari descritte e dimostrare dove il documentario menta. Basta dire “Traditori”. Problema risolto.
Anzi, già che ci siamo, togliamo la cittadinanza ai registi.
Peccato che “traditore” non dimostra falsa una testimonianza, non modifica un’immagine, non confuta un documento e non trasforma una condotta militare lecita in illecita o viceversa.
Perciò la domanda resta fastidiosamente al suo posto, come una zanzara che sibila in una notte afosa: quello che mostra NAZA è vero oppure no?
Se è falso, dimostratelo. Non dovrebbe essere difficile, se le falsità sono così evidenti da giustificare l’accusa di tradimento contro due cittadini israeliani. Sarebbe anche opportuno ricordare una cosa elementare: Israele non è una tattica militare. E se si critica la tattica si critica il governo, non altro. Per chi fosse così de coccio da non capirlo, Israele non è una procedura dell’IDF, non è una decisione di Netanyahu. Non è Ben-Gvir. Non è Zohar. Ma certe decisioni politiche, alcune affermazioni, troppe guerre, possono rovinare l’esistenza a tutti gli Israeliani, questo sicuramente.
Quindi documentare una condotta dell’esercito israeliano non significa “tradire Israele” più di quanto Ilaria Cucchi abbia tradito l’Italia denunciando le violenze sul fratello. Ma dato che ci sono, accetto perfino di giocare al gioco di Ben Gvir e Zohar. Ma temo che il banco perderà sonoramente.
Prendiamo la Dichiarazione d’indipendenza israeliana.
Curiosamente, quel documento incorpora la Risoluzione 181 dell’ONU. Israele proclama la propria nascita anche in forza di quella risoluzione, definisce irrevocabile il riconoscimento internazionale del diritto del popolo ebraico al proprio Stato e si dichiara disposto a cooperare alla sua attuazione.
Ottimo!
Leggiamo allora anche la risoluzione. Piccolo inconveniente: gli Stati sono due: Uno ebraico. Uno arabo. Non c’è scritto “esisterà uno Stato ebraico e poi vediamo chi vince le guerre successive”. Non c’è scritto neppure: “il diritto all’autodeterminazione vale per il popolo ebraico ma può essere dimenticato quando si arriva ai palestinesi”. E non c’è una postilla invisibile secondo cui la parte della 181 che legittima Israele sarebbe irrevocabile mentre quella riguardante lo Stato arabo sarebbe carta straccia. La guerra del 1948 ha cambiato il controllo territoriale. Certamente.
Ma qui arriva un’altra fastidiosa caratteristica del diritto: vincere una guerra non è uguale ad acquisire un titolo giuridico sul territorio conquistato. Dove sta scritta questa regola di grazia? Fatemi vedere. Perfino gli armistizi del 1949 si guardarono bene dal trasformare le linee militari in confini politici definitivi.
Ed eccoci quindi alla parola iniziale, ” Tradimento”. Se essere fedeli a Israele significa essere fedeli a qualsiasi cosa faccia il governo israeliano, allora parliamo di obbedienza a un governo, non di fedeltà allo Stato. Il governo non è lo Stato è una sua espressione temporanea. Posso condannare un governo ma non il popolo e anzi così dovrebbe essere sempre.
Se essere fedeli a Israele significa non mostrare ciò che fa il suo esercito, allora non si sta difendendo Israele. Si stanno difendendo determinate condotte militari dal diritto dei cittadini di discuterle.
E se per difendere quelle condotte bisogna minacciare la cittadinanza di chi le documenta, la questione diventa ancora più interessante da analizzare.
Secondo la legge Israeliana è possibile revocare la cittadinanza. Magari NAZA contiene errori. O persino falsità. Allora dimostratelo meticolosamente, che vi costa, avanti.
Ma finché la politica risponde “ i registi sono traditori”, non abbiamo ricevuto una confutazione, nada de nada.
E prima di distribuire patenti di fedeltà nazionale sarebbe prudente fare un ultimo controllo: prendere la “dichiarazione d’indipendenza di Israele”, metterla accanto alle politiche sostenute dal governo attuale, e magari anche quelli precedenti, poi verificare chi si è allontanato di più dalla dichiarazione, e con una scusa o l’altra, tradisce lo spirito fondativo del proprio paese.
Potrebbe venirne fuori un risultato molto imbarazzante.