
(Tommaso Merlo) – L’11 settembre è uno dei misteri dello stato profondo, uno di quelli che da JFK arrivano fino a Charlie Kirk ed Epstein. L’unica cosa certa è che gli attentati alle Torri Gemelle hanno inaugurato una stagione di guerre per la felicità dell’indotto bellico, di finanzieri e petrolieri oltre che ovviamente degli onnipotenti sionisti. Da quel fatidico giorno le spese militari sono decollate a dismisura e la superpotenza americana ha iniziato a collezionare disastri miliari con la complicità di noi insulse colonie europee. Le celebri Coalizioni che portando la pace a suon di bombe hanno reso il mondo drammaticamente più ingiusto ed insicuro senza ovviamente mai risponderne. Quell’obbrobrio di Netanyahu si fece scappare che l’11 settembre era “un bene” per Israele ed infatti a finire nel mirino sono stati casualmente tutti i paesi nemici del progetto coloniale sionista. Mancava solo l’Iran e ci ha pensato Trump a mettersi l’elmetto. Col risultato che rischiamo la terza guerra mondiale perché una manciata di nazi sionisti vogliono un biblico dominio in Medioriente e perché il presidente americano aveva il viziaccio di abusare ragazzine senza sapere di venire immortalato. È passato un quarto di secolo ed oggi a bruciare non sono le torri ma le basi americane nel Golfo Persico. Siamo al ground zero dell’esercito più corrotto e sbruffone del mondo al punto che non sanno più dove nascondere le quattro carrette del cielo e del mare che gli rimangono e i marines si devono travestire da beduini e dormire nei bed and breakfast per non farsi impallinare. Storia che corre sotto il nostro naso mentre il mainstream distrae le masse e i politicanti maneggiano per le poltrone. Un perenne 11 settembre del vero giornalismo e della politica di qualità su entrambe le sponde dell’oceano. Il marasma senile del presidente americano ha scombussolato il Creato ma invece di nascondersi in un tombino dalla vergogna, Trump fa campagna elettorale per paura che un Congresso democratico lo sbatta in galera e butti via la chiave. Si è spinto ad offrire 5.000 dollari a cani e porci ovviamente dopo le elezioni. Come le altre volte, contanti, saluti. Fragorosi “fuck you” ormai echeggiano da ogni dove anche perché di questo passo con quella cifra non ci fanno neanche la spesa e il pieno per una settimana. Alcune pompe di benzina americane non sono nemmeno predisposte per indicare il costo del gallone oltre i 10 dollari e ormai ci siamo mentre i titoli di stato americani puzzano sempre più di spazzatura. Si prefigura una crisi senza precedenti e ormai i sondaggisti si sono arresi, a votare per quell’egoarca rincoglionito sono rimasti i dementi come lui e i nazifascisti cristiani e sionisti che vogliono anche la testa del figlio dell’Ayatollah anche a costo di finire tutti nella fogna della storia insieme all’impero. E il mondo non vede l’ora. L’11 settembre del turbo capitalismo esistenziale e del suprematismo bianco che in nome della libertà e dei diritti umani da decenni insanguina il pianeta sprecando miliardi e vite umane per placare gli appetiti di qualche mafia lobbistica. L’11 settembre dell’onesta intellettuale e della vera democrazia mentre classi impenitenti si prendono a postate in faccia e dal fronte arrivano bollettini inquietanti. Gli americani si son messi a colpire petroliere iraniane beccandosi in cambio devastanti grandinate di bolidi ipersonici. Già, Trump canta vittoria davanti alla più eclatante sconfitta della storia americana. Una sconfitta militare, strategica, economica e politica anche se può succedere ancora di tutto. Gli Houthi hanno riconquistato altri pezzi strategici del loro paese colpendo raffinerie e condotte dell’Arabia Saudita dove comanda all’altro amicone di Epstein, Bin Salam. Per questo il prezzo del greggio è schizzato alle stelle. E se oltre ad Hormuz si ostruisce anche lo stretto di Bab el-Mandeb, la crisi globale si aggraverà con miliardi di persone che rischieranno la fame e tutto questo per il marasma senile di Trump e la manciata di sionisti che lo tengono per le palline atrofizzate. Davvero troppo. Ma inutile attendersi la resa di un Iran che combatte per la propria sopravvivenza e difficile anche che Trump cali il pannolone. O lo fermano, oppure la crisi nel Golfo rischia di innescare una spirale da terza guerra mondiale potenziamento atomica. La speranza è che a quel punto la Cina si decida ad esordire come nuovo leader planetario facendo ragionare la parti in causa e inaugurando una nuova era di buonsenso, diplomazia e rispetto del diritto internazionale. In modo che l’11 settembre si celebri l’inizio della fine dell’impero occidentale e della violenta giungla in cui ha ridotto il mondo. Davvero, storia che corre rapidamente sotto il nostro naso mentre il mainstream distrae le masse e i politicanti maneggiano per le poltrone. Un perenne 11 settembre del vero giornalismo, della politica di qualità e di una democrazia sana che sceglie la pace.
Oggi mi piace i canto del merlo …anche se non è primavera!
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Un editoriale questo di Merlo che fotografa bene il vicolo cieco in cui ci ha cacciato l’imperialismo occidentale. Ma non possiamo limitarci a fare il bollettino della fine del mondo senza un briciolo di analisi strutturale e di alternativa. A mio modesto avviso ci sono alcune evidenti incongruenze: liquidare tutto parlando di “marasma senile” di Trump significa personalizzare uno scontro che è invece tutto economico e di classe. Inoltre, c’è una forte contraddizione sul dollaro e sulla critica alla promessa dei 5.000 dollari. Liquidare quel sussidio come fuffa inutile è un errore di analisi, il sostegno al reddito in sé sarebbe anche sacrosanto per aiutare i lavoratori, ma il vero problema strutturale è che erogare denaro liquido senza un contestuale controllo statale dei prezzi e senza fermare la speculazione energetica è del tutto inutile. Diventa solo un regalo indiretto alle grandi multinazionali che aumenteranno i prezzi per mangiarsi quel bonus, azzerandone il potere d’acquisto. Ma l’errore forse più ingenuo dell’articolo è l’affidamento cieco alla Cina, dipinta quasi come un arbitro neutrale. Ben venga il ruolo di Pechino come mediatore di buonsenso nello scacchiere internazionale – un’alternativa diplomatica di cui c’è estremo bisogno –, ma non dimentichiamo che muove i suoi passi da superpotenza e fa legittimamente i propri interessi economici e geostrategici. Se vogliamo uscire da questa barbarie, non basta sperare che crolli l’impero americano. Le alternative dobbiamo costruirle noi, specialmente le forze che si dicono di sinistra. Sganciarsi dalla NATO: l’Europa deve smettere di fare la colonia, serve un neutralismo attivo e un’autonomia politica che rifiuti l’economia di guerra. Nazionalizzare l’energia: invece di subire il ricatto del greggio che schizza alle stelle, lo Stato deve espropriare i giganti energetici, bloccare i prezzi e pianificare una vera transizione ecologica pubblica, impedendo che i sussidi vengano bruciati dall’inflazione speculativa. Tassare i profitti di guerra: serve una patrimoniale straordinaria sulle banche e sulle industrie delle armi per finanziare un reddito minimo indicizzato all’inflazione reale. Internazionalismo, non multipolarismo dei padroni: la pace si fa unendo i lavoratori e i popoli contro i venti di guerra, valorizzando i tavoli di mediazione ma senza sostituire passivamente un’egemonia con un’altra. Senza proposte concrete, la critica rimane solo un esercizio di stile. Riuniamo le forze e riprendiamoci il futuro.
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