
(di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – Porcellum, Italicum, Rosatellum. Domani, forse, Melonellum. Non fatevi ingannare dal rosario di questo latinorum da bar, siamo di fronte al codice della vergogna italiana. Questi nomi sono i lucchetti con i quali il potere scassina la democrazia, manomette le regole del gioco, abusa del proprio potere.
In Italia lo schema è ormai rodato: chi detiene la maggioranza parlamentare tende ad appropriarsi del diritto di cambiare la legge elettorale, col proposito, nemmeno tanto nascosto, di alterare il confronto e misurare le proprie capacità di vittoria utilizzando, come sistema di calcolo, le previsioni statistiche, i sondaggi. Che oggi non sono favorevolissimi al centrodestra, causa Vannacci.
Siamo giunti così al paradosso che la presidente del Consiglio festeggia il suo governo più longevo nella storia della Repubblica grazie proprio a una legge che le ha concesso i numeri parlamentari per occupare il suo ufficio senza interruzioni per un’intera legislatura, e, dopo una settimana appena dalla festa, fa approvare al Senato una legge che dovrebbe rendere stabile ciò che già appare così stabile da salire al primo posto nella hit parade della longevità politica.
La nuova legge elettorale serve a condizionare e possibilmente agevolare il governo di centrodestra e permettergli di mantenere in futuro la maggioranza. Punto.
Riuscirà nell’intento? In genere chi abusa del suo potere poi fa la fine dei pifferi di montagna: andarono per suonare e furono suonati. Il cambio della legge elettorale è politicamente una frode della fede pubblica ma – di più – è lo sterminio di ogni alito di reputazione della politica ed è la radice dove prende forma la cosiddetta antipolitica, il rigetto di questo sistema di rappresentanza popolare.
Oggi la premier, col suo Melonellum, tenta di cambiare le carte in tavola. Ci riuscirà? Forse sì, forse no.
Si era nel 2005 quando Silvio Berlusconi diede incarico a Roberto Calderoli, aitante leghista bossiano, oggi attempato ministro, di cambiare le carte in tavola. Calderoli si impegnò e riuscì a battezzare una legge fatta apposta per far perdere gli avversari del centrosinistra. “E’ una porcata” ammise candidamente lui medesimo, nella veste di ladro di voti. E da allora la legge si chiama Porcellum, l’odore (o la puzza) è sempre viva.
Come viva nel 2015 è la creatura renziana dell’Italicum, fatto apposta per tentare di arginare chi non fosse del giro vincente. Due anni dopo, 2017, il Rosatellum. Altro ribaltone, nel nome dell’estensore, Ettore Rosato, l’ennesimo della covata renziana poi convertitosi ad altra religione.
Oggi la regina Giorgia, monarca assoluta e madre del governo di legislatura, una cosa mai vista, picchetta la vecchia legge e promuove una nuova nel nome della stabilità.
Fa ridere, vero?
Caro Caporale ci metta nella longevità tutti i provvedimenti approvati con la fiducia…quindi con la poltrona!
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Ogni tanto mi capita di leggere qualcuno che vorrebbe il proporzionale puro perchè sarebbe la cosa più democratica.
Con un sistema elettorale proporzionale puro, una ipotetica coalizione composta da PD, M5S e AVS otterrebbe non più del 40% dei seggi.
Anche ipotizzando che i partiti minori (un 10% circa), presentandosi divisi, non superino la soglia di sbarramento, la coalizione salirebbe a circa il 44% dei seggi complessivi in Parlamento.
A chi dovranno bussare per per formare una maggioranza risicata? Indovinate un po’?
Conclusione: se non piace il premio di maggioranza, l’alternativa è fare compromessi con quelli che non vi piacciono.
Ragionare come se fossimo nel 2018, col M5S oltre il 30%, non serve a niente.
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