
(di Michele Serra – repubblica.it) – Terrorista, per chi come me è nato e cresciuto nella seconda metà del Novecento, è una parola importante. Definiva chi metteva le bombe sui treni e nelle piazze facendo strage di innocenti (terrorista nero) e chi freddava un essere umano inerme a revolverate davanti al portone di casa o mentre andava al lavoro (terrorista rosso). C’era un ingresso netto e ben definito che portava al terrorismo abbandonando la vita civile. Un varco ben distinguibile, non equivocabile.
Ora, grazie al nuovo potere paranoico che vede in Trump il suo campione (con parecchi emuli in giro per il mondo), terrorista è diventata una parola fasulla, un abuso lessicale. È quasi sinonimo di dissidente, o di antagonista, o di radicalmente differente. Per essere definito terrorista non serve progettare attentati o usare violenza allo scopo di sovvertire l’ordine sociale. Basta non omologarsi, non obbedire, non rigare diritto di fronte all’autocrazia finanziaria e politica che si crede sola regola del mondo.
Così la piccola vicenda del sito “Autistici/Inventati”, oscurato dagli americani perché «terrorista», ha un grande significato. Provate a organizzare dissenso, o a diffondere pensiero antagonista, anche senza alcuna intenzione o azione violenta: sarete terroristi, e perseguiti per esserlo.
Incredibilmente, provò a chiamare «terroristi», l’amministrazione americana, anche le innocenti e pacifiche vittime dell’Ice. Dovette ingoiare la bugia perché troppo smaccata, troppo ignobile perfino per l’ignobile bolla del trumpismo. Ma di qui in poi, quando sentiamo dire «terrorista», prima di pensare al destinatario di quella definizione sarà meglio pensare al mittente.
prova ad essere obbiettivo nella guerra russo ucraina e ti ritroverai ad essere etichettato come putiniano o pagato dai Russi. Oppure dire che Israele è uno stato genocida è il giornale per cui scrivi ti metterà nella lista dei terroristi di Hamas. Il solito medio borghese che vede la trave megli occhi degli altri, mentre non si accorge della trave, che il suo giornale infila nel cubo degli italiani
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