“Se le condizioni sono queste me ne vado. È un altro editto bulgaro. Inopportuno il rapporto Ranucci-Lavitola ma non sfiduciamo Sigfrido

Paolo Mondani

(di Viola Giannoli – repubblica.it) – «Certo che me ne vado da Report se restano queste le condizioni. È un secondo editto bulgaro, compiuto non a caso da un governo di destra». Sono vent’anni che Paolo Mondani fa parte della squadra di Report, che realizza inchieste sulla mafia e la pista nera dietro le stragi di Stato, le banche e la corruzione negli appalti pubblici. L’ultima cosa su cui ha messo la sua firma è la lettera alla Rai siglata da tutti gli inviati del programma (tranne Giulia Presutti): «Tornate indietro o ce ne andiamo».

Mondani, perché la proposta per il dopo Ranucci è «inaccettabile»?

«Lo è per metodo e per merito: una conduzione calata dall’alto senza alcuna interlocuzione con noi».

Cominciamo dal metodo.

«La Rai aveva iniziato a coinvolgerci nella discussione sul futuro della trasmissione, il direttore degli Approfondimenti, Paolo Corsini, ci aveva assicurato che saremmo stati informati sulle scelte. Avevamo appuntamento il 2 settembre. Ieri abbiamo scoperto quel che pensa davvero del rapporto con noi: abbiamo scoperto il suo progetto dalle agenzie».

E nel merito? Avete scritto: «Le figure scelte non rappresentano la storia e i valori di Report».

«Alla Rai volevamo offrire una conduzione e un lavoro autoriale di maggiore esperienza che avrebbe garantito e rilanciato la nostra storia, la nostra autonomia, l’indipendenza e il rigore. Volevamo valorizzare le competenze maturate anche con Milena Gabanelli, occuparci di più di banche, grandi aziende: i gangli caratteristici del potere italiano. Invece è arrivato il diktat dal governo per normalizzare e indebolire Report».

Giulia Presutti lavora lì dal 2018, non è una garanzia?

«Non mi esprimo sulla storia o i valori di una singola collega: avrà una splendida carriera. Ma tra noi c’è chi ha un’esperienza più vasta. L’anno prossimo ci sono le elezioni; il governo, attraverso i giornali della famiglia Angelucci, parlamentare di maggioranza più volte oggetto delle nostre inchieste, ci attacca quotidianamente. Come si può affidare la conduzione e la linea editoriale a chi ha spalle più fragili? Non c’entra l’età. Quel che conta, diceva Indiana Jones, non sono gli anni, sono i chilometri».

Due storici inviati, Giulio Valesini e Bernardo Iovene, erano stati indicati come co-autori e hanno detto di no, com’è andata con loro?

«Corsini li aveva sentiti per sondare una disponibilità. Erano d’accordo ma hanno chiesto: “Quale sarebbe il resto della squadra?” Gli è stato risposto: “Vi faremo sapere”. Mezz’ora dopo l’hanno saputo dalle agenzia. Come avrebbero potuto accettare? Che agibilità avrebbero avuto con la squadra azzoppata?».

Corsini dice che la Rai ha fatto una scelta di genere e che nel vostro progetto non c’erano donne.

«Se prima di fare annunci ci avesse incontrato gli avremmo spiegato che avevamo in mente un ruolo di peso per Giulia Innocenzi».

E Ranucci? La sua conferma era una condizione imprescindibile per voi?

«Mai avremmo sfiduciato Sigfrido, mai gli avremmo chiesto un passo indietro. A lui il 25 luglio avevamo proposto l’affiancamento di un gruppo di co-autori che potessero aiutarlo anche a rispondere all’attacco in corso. Con lui avevamo cominciato a discutere di una conduzione a rotazione. È così che avremmo voluto valorizzare la squadra. È andata diversamente».

Per la Rai sostituire Ranucci era necessario per allontanare l’ombra di Lavitola.

«Si può criticare, anche in maniera severa, il rapporto amicale che aveva Sigfrido, io stesso l’ho ritenuto inopportuno. Ma Lavitola non ha mai condizionato nessuna nostra inchiesta; sfido chiunque a dire il contrario. Aveva i suoi interessi ma è stato sempre respinto, da tutti, nessuno escluso. Questa vicenda è stata usata in modo strumentale per una campagna di fango senza eguali. Ha ragione chi parla di character assassination».

Che succede ora a Report?

«Il futuro è nelle nostre mani e di chi ci vuole sostenere. Siamo molto felici della grande solidarietà che stiamo ricevendo. Non è finita, la battaglia sarà lunga. Non mi faccio soverchie illusioni, ma noi non molleremo di un solo centimetro».