“Tutte le accuse sono di vaghezza straordinaria L’azienda ha subito forti pressioni dal centrodestra”

(di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – Roberto Natale è consigliere di amministrazione Rai, ma ha saputo della cacciata di Ranucci nello stesso momento in cui l’azienda informava le agenzie di stampa.
Natale, si aspettava un coinvolgimento diverso?
Le nomine dei conduttori non sono di pertinenza del Cda, ma nella seduta del 30 luglio era stato chiesto all’ad Rossi che i consiglieri fossero informati delle decisioni su Report, di cui invece abbiamo saputo insieme alle agenzie. Uno schiaffo voluto al Cda: anche per questo io e altri due consiglieri, Davide Di Pietro e Alessandro Di Majo, abbiamo subito scritto una nota per prendere le distanze da questa scelta dissennata che potrebbe avere strascichi in sede giudiziaria.
A cosa si riferisce?
A ogni eventuale legale o di danno economico che potrà essere valutato. L’azienda ha dato un colpo durissimo a Report, un programma campione di ascolti, in testa alle rilevazioni Qualitel sull’apprezzamento dei telespettatori e in grado di garantire pubblicità, in una stagione nella quale ci sarebbero ben altri problemi di ascolti di cui occuparsi.
La scelta è politica?
Non è stata data una motivazione per cui Ranucci è stato rimosso da Report. O si dimostra che l’amicizia con Lavitola, pur discutibile, ha influito sui contenuti di Report, o tutto il resto è di straordinaria vaghezza. Oltretutto Ranucci resta vittima inconsapevole di un attentato. Restano solo motivazioni di natura politica. Del resto c’è stata una impressionante campagna del centrodestra a cui si è data soddisfazione.
Rossi e Corsini hanno subito un diktat?
Su questa vicenda c’è stata una pressione politica fortissima, ma un vertice aziendale che ha minimamente a cuore l’azienda potrebbe almeno simulare un pizzico di autonomia, di orgoglio. Invece nessuno ha mai speso una parola a difesa di Report, insultato senza conseguenze anche da altri volti Rai.
È stata una procedura anomala?
Di anomalie in questa storia ce ne sono state tante. Abbiamo visto il Tg1 delle 20 fare un servizio su “le indiscrezioni” su un documento della redazione contro Ranucci. Noto che il Cdr dell’Approfondimento, gli inviati e i capi-autori hanno tutti contestato la decisione della Rai. Poi abbiamo visto pubblicati sul Tempo i compensi dei giornalisti: nulla contro il Tempo, ma sono dati che non vengono forniti neanche al Cda per ragioni di privacy. Qualcuno ha indagato su chi li ha fatti uscire, a proposito di etica?
A chi si riferisce quando parla di attacchi da dentro la Rai?
Possibile che sia consentito il pestaggio mediatico da parte di alcuni conduttori, come Salvo Sottile, che ha scritto decine di post contro Ranucci? È tutto sbagliato. La decisione della Rai è una drammatica dimostrazione di autolesionismo.
POSIZIONE DELL’EUROPA CIRCA L’INFORMAZIONE IN ITALIA
La Commissione Europea monitora costantemente la situazione dell’informazione e della libertà dei media in Italia, sintetizzandola ogni anno nella Relazione sullo Stato di Diritto. Le preoccupazioni delle istituzioni europee si concentrano su quattro assi principali:
1. Indipendenza del Servizio Pubblico e Governance della RAI
L’UE richiama l’Italia sulla necessità di garantire l’indipendenza editoriale e finanziaria del servizio pubblico radio-televisivo. La raccomandazione principale richiede di riformare la governance della RAI per sottrarla ai condizionamenti e al controllo diretto della politica di turno.
2. Tutela contro le Querele Temerarie (SLAPP) e Riforma della DiffamazioneLa Commissione europea critica i mancati progressi nella riforma delle norme sulla diffamazione a mezzo stampa. In particolare: Sollecita l’abolizione delle pene detentive per i giornalisti in caso di diffamazione. Evidenzia la lentezza nel contrastare la prassi delle querele bavaglio (SLAPP), usate per intimidire la stampa d’inchiesta. A tale scopo, l’UE ha aperto una procedura d’infrazione per sollecitare il recepimento completo della Direttiva Anti-SLAPP nell’ordinamento italiano.
3. Trasparenza della Proprietà e Conflitti d’Interesse
Un altro elemento di rilievo è la mancata approvazione di una legge organica sui conflitti di interesse e la regolamentazione del lobbying per i titolari di cariche pubbliche. L’UE chiede garanzie di trasparenza per evitare che la proprietà dei media o le risorse pubblicitarie vengano utilizzate come strumenti di pressione politica.
4. Protezione del Segreto Professionale e Sicurezza dei Cronisti
Bruxelles segnala la necessità di proteggere ulteriormente le fonti giornalistiche e il segreto professionale. Si richiede un monitoraggio costante degli episodi di intimidazione, minacce o pressioni indebite rivolte ai cronisti sul campo.
Nuovi Strumenti di Tutela: L’European Media Freedom Act (EMFA)
Per vincolare l’Italia (e gli altri Stati membri) al rispetto di questi standard, l’UE ha approvato il Regolamento europeo per la libertà dei media (EMFA). Il regolamento impone direttamente agli Stati:
L’obbligo di garantire l’indipendenza dei media pubblici.
Il divieto di utilizzare spyware o sorveglianza contro i giornalisti.
La trasparenza sull’assegnazione dei fondi pubblici destinati alla pubblicità statale.
"Mi piace""Mi piace"