L’Ue ha misurato il peso della burocrazia: l’assistenza all’utente è un caso. Per l’Ocse, meno di un italiano su due è soddisfatto sul fronte dei servizi

Dalla culla alla tomba, c’è sempre un certificato con un bollo da pagare

(ANNA MARIA ANGELONE – lastampa.it) – Un certificato è per sempre. Già, perché dalla culla alla tomba ogni italiano ha un fidato compagno di vita: la burocrazia.

Basti pensare alla nascita di un bebé. Sulla carta, sembra tutto semplice. E invece si presentano subito le prime complicazioni. Un monitoraggio svolto dal dipartimento della Funzione pubblica registra, fra le criticità pervenute, un discreto aggravio burocratico di adempimenti come l’aggiornamento della domanda di maternità e la tessera sanitaria per il neonato. Nel frattempo, i cittadini lamentano di dover acquisire il codice fiscale altrimenti non si può iscrivere il piccolo alla Asl, procedere all’assegnazione del pediatra e prenotare le visite. Altro problema affiora per l’imposizione dei nomi: le regole, in base alle segnalazioni, sono poco chiare e il comportamento degli uffici comunali per i cognomi compositi attribuiti ai figli non è uniforme.

Secondo l’Ocse, meno di un italiano su due si dichiara soddisfatto dei servizi amministrativi utilizzati a fronte di una media del 66%. Il possente investimento del Pnrr ha previsto lo snellimento di 600 procedure e digitalizzato con un certo successo.

Bruxelles ha misurato il peso della burocrazia su un centinaio di servizi pubblici digitali per eventi quotidiani “chiave” come lavoro, trasferimento, trasporti e così via. Stando ai risultati dell’eGovernment Benchmark 2026, la Pa italiana è ormai sopra la media europea per grado di digitalizzazioneMa questo non sembra aver semplificato la vita ai cittadini.

Le performance peggiori sono l’assistenza all’utente (l’Italia è sotto di quasi 20 punti rispetto alla media Ue), la ristretta disponibilità di moduli precompilati (quasi 13 punti in meno della media) e la scarsa trasparenza della procedura (qui, il gap è di 10 punti).

Il “tallone di Achille” appare la sanità. Se a livello europeo l’indice di gradimento raggiunge 84.6 punti su 100, per l’Italia si ferma a 57,29: il più basso di tutti i settori valutati.

Un nodo resta l’attesa. Nonostante un miglioramento delle liste, in diverse regioni, i tempi per visite, esami diagnostici, operazioni sono ancora “improponibili”. I cittadini denunciano procedure farraginose e disallineamenti di calendari fra i sistemi Cup, i portali online regionali e le singole strutture sanitarie. Se manca la disponibilità, bisogna armarsi di pazienza e reiterare la ricerca, il più delle volte contattando gli uffici di persona. Disagi anche per la conferma degli appuntamenti: il servizio sanitario soffre le mancate cancellazioni del paziente in caso di imprevisti, mentre il paziente lamenta di essere depennato se non risponde alla prima chiamata della struttura. Fra le carenze, la scelta del medico di base. Il servizio online non risulta utilizzabile se non ci sono dottori selezionabili e, stando alla doglianza di un lombardo, bisogna inviare più mail alla Asl allegando i propri documenti.

Emerge, poi, una differenza fra amministrazione centrale e locale: la burocrazia percepita dai cittadini appare più problematica a livello comunale. Del resto, ognuno ha le sue norme.

Per un passo carrabile davanti casa, è necessaria un’autorizzazione o concessione dell’ente proprietario della strada (di solito, il Comune). Ma a Roma servono la domanda al Municipio, il documento d’identità, una relazione tecnico-esplicativa di un tecnico abilitato, le planimetrie quotate 1:100 dello stato dei luoghi e del progetto, la planimetria generale di inquadramento, le fotografie, il titolo di proprietà o il contratto di locazione con assenso del proprietario, la documentazione urbanistico-edilizia dell’immobile, eventuale Scia/Cila se occorrono lavori, eventuale documentazione antincendio. A Torino, invece, il passo carrabile e lo scivolo sono due autorizzazioni distinte. E bisogna prima ottenere il via libera per questo. Neppure davanti alla dipartita, c’è scampo. Se si eredita un’auto, bisogna produrre un atto di accettazione dell’eredità in bollo, il documento d’identità in corso di validità di ogni erede, il foglio complementare, la carta di circolazione del mezzo e il certificato di morte del proprietario defunto. Per intestarsi la vettura, è necessario effettuare due passaggi di proprietà: uno per iscrivere il mezzo a tutti gli eredi e l’altro per trascriverlo a favore dell’unico che risulterà intestatario. Il conto, fra costi fissi e variabili dell’imposta provinciale di trascrizione, parte da una base di 273,18 euro per un veicolo da 53 kW ma per ogni cavallo aggiuntivo scatta un extra di 3,51 euro e l’importo è maggiorato fino al 30% in base alla città. Si intende, moltiplicato per due.