Melonellum: così un vecchio ricorso rischia di silurarlo. Il 29 ottobre l’udienza in Corte di Cassazione

(di Letizia Giostra – ilfattoquotidiano.it) – C’è una data da segnare sul calendario. Il prossimo 29 ottobre, infatti, la Corte di Cassazione dovrà esprimersi sull’attuale sistema di voto, il Rosatellum. Alcuni elettori hanno presentato ricorso sostenendo che ci siano al suo interno diversi elementi di incostituzionalità. Se i giudici dovessero dare ragione ai ricorrenti, potrebbero esserci effetti anche sulla legge elettorale in corso di discussione.
Il Comitato Iniziative Popolari, infatti, sostiene che alcune criticità accomunino tanto il Rosatellum quanto il Melonellum, a partire dalle forzature nell’approvazione dei due testi. Tradotto: se la Cassazione rimetterà il Rosatellum alla Corte Costituzionale, la stessa Consulta finirà per esprimersi anche sulle criticità denunciate riguardo la legge elettorale che il centrodestra vuole approvare a settembre. Le questioni già all’esame sul Rosatellum dimostrano quali potrebbero essere le possibili ricadute sul Melonellum, come evidenziate da Marco Ladu, professore associato di diritto costituzionale all’università eCampus. Si parte dalle diverse soglie di sbarramento, che potrebbero lasciare privi di rappresentanza milioni di elettori. E si continua “con la sede regionale del voto per il Senato, che viene superata a livello nazionale per la distribuzione dei seggi ma viene invece mantenuta per la loro specifica attribuzione ai partiti e ai candidati nelle varie circoscrizioni”. Per il premio di maggioranza il calcolo avverrebbe su base nazionale, per poi essere distribuito fra le Regioni a prescindere dall’esito. Il rischio? Che i seggi del premio potrebbero essere assegnati alla coalizione che in quel territorio ha perso. Spiega Ladu: “Nel ddl costituzionale sul premierato si era previsto di intervenire sull’articolo 57 della Costituzione proprio per rendere possibile l’attribuzione al Senato di un premio calcolato su base nazionale. Quella previsione equivaleva al riconoscimento che, a Costituzione invariata, un simile risultato non è consentito. Oggi il medesimo risultato si persegue con legge ordinaria”.
Ci sono anche gli svantaggi per i partiti outsider, obbligati a raccogliere firme su firme per la loro sopravvivenza. Ma ad essere escluse sono anche le formazioni con consensi elettorali superiori a quelli degli insider. Per il Comitato è una “discriminazione”, poiché non verrebbe rispettato l’indice di rappresentatività reale. Ma il nodo centrale resta l’impossibilità per l’elettore di scegliere liberamente chi dovrà rappresentarlo. Un’evidente difficoltà causata dalle liste bloccate, pluricandidature, listone nazionale del premio e dall’assenza del voto di preferenza. Anche l’emendamento sulle preferenze manterrebbe infatti i capilista bloccati. Il professore prosegue: “La sentenza della Consulta del 2014 non ha colpito le liste bloccate in quanto tali, ma la condizione dell’elettore posto nell’impossibilità di conoscere chi elegge. Nel Melonellum il meccanismo è replicato e dovrebbe essere reputato incostituzionale”. L’obbligo d’indicazione del candidato premier, invece, inciderebbe sul potere di nomina riservato al presidente Mattarella, mentre tra i profili sottoposti alla Cassazione contro il Rosatellum c’è la legittimità del procedimento, terminato con il ricorso alla questione di fiducia.
Che dire….??? Un sesquipedale GRAZIE al Prof. Ladu Marco…..!!!
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