
(estr. di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – […] Viene amaramente da sorridere a rileggere, oggi, i verbali della riunione congiunta del Comitato tecnico-scientifico per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio con il Comitato tecnico-scientifico per i musei e la valorizzazione nella quale, sei mesi fa, abbiamo dato parere unanimamente ed entusiasticamente positivo per l’acquisto pubblico della tavola di Antonello da Messina che oggi è esposta al Meeting di Comunione e Liberazione. In quella occasione discutemmo a lungo di quale fosse la destinazione migliore da suggerire al ministero. Leggo nel verbale che “il professor Montanari, preso atto delle difficoltà di tipo istituzionale che presenta una destinazione alla Sicilia autonoma, sottolinea che Capodimonte sarebbe la sede naturale, da un punto di vista storico-artistico. Ma avanza anche il suggerimento di considerare gli Uffizi, nella loro veste non di collezione medicea, ma in quella di grande museo nazionale per eccellenza, di museo che contiene la narrazione filata della vicenda artistica italiana al livello più alto, narrazione dove Antonello è rappresentato da un’opera importante ma in pessime condizioni”. E mi passa del tutto la voglia di sorridere. L’acquisto di questa opera straordinaria, benché fatto al pieno prezzo di mercato in vista di un’asta internazionale, era sacrosanto. Ma la nullità culturale di questo ministro della Cultura, il livello infimo di questo governo e l’eterna servile sottomissione dell’alta dirigenza ministeriale del Collegio romano riescono a trasformare anche la migliore delle idee in un clamoroso disastro etico e scientifico. Così che oggi, dopo il furto scellerato di Messina e il prestito abietto a Comunione e Liberazione, mi viene perfino da chiedermi se quella meravigliosa tavoletta non avrebbe avuto vita più sicura e dignitosa in un grande museo di un Paese civile: più civile di questo, se non altro. È un pensiero terrificante, me ne rendo conto. Ma devo dire che più passano gli anni più capisco il pessimismo disperato di Federico Zeri circa la possibilità che la decaduta e desolante Italia politica di oggi riesca a essere all’altezza della sua storia artistica vertiginosa.
[…]
Non appena l’Antonello è arrivato in Italia tutto è andato nel peggiore dei modi. Prima la decisione del ministro Giuli di destinarlo all’Aquila: cioè in un contesto storico e artistico che nulla ha che fare con Antonello. Una decisione ispirata a non so quale demagogia culturale ridotta a un livello circense, condizionata dagli equilibri politici abruzzesi: una cosa che nemmeno nella più spinta parodia avremmo potuto immaginare. E qua si deve porre un problema strutturale: come è possibile che sia il ministro a decidere in quale museo destinare un’opera d’arte? È una decisione ovviamente scientifica, come dimostra il fatto che il parere compete al comitato nel quale anche io siedo. Parere che Giuli ha bellamente ignorato, sostituendo alla scienza la politica: la peggiore politica. Poi, di male in peggio, l’opera è stata esibita al Senato della Repubblica, secondo una prassi orrendamente inaugurata dalla destra di governo con il crocifisso falsamente attribuito a Michelangelo (in quel caso fu a Montecitorio, Fini presidente). Le fotografie di Ignazio Benito La Russa accanto ad Antonello da Messina avrebbero fatto rivoltare lo stomaco perfino a Giuseppe Bottai: altro che Marcinelle, idealmente in quel momento gli hanno dato le spalle generazioni e generazioni di storici dell’arte e funzionari integerrimi di un patrimonio culturale non inteso come trofeo del potere, ma come strumento di liberazione collettiva dalle piccole logiche contingenti della vita italiana. Infine, l’apoteosi di questi giorni: l’opera esposta da sola – come una reliquia, un feticcio, un corpo santo – alla fiera di Comunione e Liberazione. Cioè regalata a quella parte del mondo cattolico che ha banchettato nel modo più incestuoso con la destra, in una deriva di potere, vantaggi personali, affari e torbidi intrecci, che per anni è riuscita calpestare insieme il Vangelo e la Costituzione. Un regalo culturalmente e costituzionalmente blasfemo. Perché il patrimonio storico e artistico della nazione è di tutte e tutti: cattolici (anche quelli che, come me, esecrano Cl…), musulmani, ebrei, valdesi, buddisti… e, vivaddio, laici, agnostici, atei. E dunque non può essere tolto da un museo (ancorché il museo sbagliato) per impreziosire manifestazioni religiose. E perché il patrimonio è appunto della nazione, non del governo pro tempore che dovrebbe servirla (e non servirsene): e dunque nessun governo può usare i capolavori comprati con i sudati soldi delle tasse degli italiani per stringere o rinforzare alleanze politiche. Se le cose vanno avanti così, rischia che il governo faccia ad Antonello ancora più danni dei ladri di Messina. Danni morali: e, se continua a mandarlo in giro in modo così dissennato, speriamo non anche danni materiali.
La domanda unica avrebbe dovuto essere la seguente : ” In quale museo d’Italia l’opera avrebbe avuto modo di essere ammirata dal più alto numero di appassionati ?
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