Il palinsesto degli Approfondimenti è stato blindato: resta aperta la questione del sostituto di Ranucci. A La7 potrebbero mancare le maratone mentre Mediaset spingerà sul palinsesto di Rete 4

(Lisa Di Giuseppe – editorialedomani.it) – In tempi di campagna elettorale, la migliore difesa è il talk. L’anno elettorale è il banco di prova per l’informazione televisiva, quella delle reti private come quella del servizio pubblico. Che dovrebbe essere equo e approfondito per definizione, ma anche per il European Media Freedom Act, entrato in vigore da poco più di un anno ma le cui indicazioni non sono ancora state accolte nella legge italiana, anche a costo di andare incontro a una procedura d’infrazione.
La sfida tra broadcaster che sta per iniziare sta già mettendo in luce l’annoso problema della governance di destra: fin dal suo insediamento come ad, e ancor prima quando era dg, Giampaolo Rossi ha tentato diverse strade per mettere in piedi un programma alternativo di informazione politica.
Dopo vari esperimenti dalle alterne fortune, il vero sogno di Rossi&co per il talk politico resta (ed è stato dal primo minuto) Nicola Porro. In seconda battuta, Paolo Del Debbio. Entrambi nomi ben saldi nella scuderia di Cologno Monzese. A conti fatti sembra infatti Mediaset ad aver approfittato di più degli ultimi tre anni di governance di destra della Rai: gli addii a viale Mazzini di inizio legislatura, da Lucia Annunziata a Fabio Fazio, hanno indebolito i palinsesti della tivù di stato. Alcuni sono finiti direttamente tra le braccia di Pier Silvio Berlusconi che – grazie a stipendi ben superiori a quelli che è in grado di garantire il servizio pubblico, raccontano a viale Mazzini – tiene saldamente legati a sé anche quei Porro e Del Debbio che Rossi tanto vorrebbe vedere su Rai2.
Sparo d’inizio
A viale Mazzini la stagione che inizia già caldissima con la vicenda Ranucci non ancora risolta su cui, per altro, Rossi si gioca il suo futuro dentro la Rai o qualche controllata (sulla lista dei desideri c’è RaiCinema). Sul suo destino incombe anche la riforma della governance, che i Fratelli d’Italia vorrebbero vedere andare a dama entro l’anno, in modo da blindare il servizio pubblico.

A destra imputano a Rossi di non essere ancora intervenuto cogliendo al volo la possibilità che gli si è offerta di rimuovere dalla conduzione di Report il giornalista. “Er tentenna” – nomignolo che l’ad si è guadagnato negli ultimi anni per aver tirato per le lunghe certe decisioni – in realtà starebbe cercando le sponde necessarie per non vedersi Ranucci rientrare dalla finestra, magari per decisione di un giudice, sostiene invece chi gli sta vicino.
La sostituzione del conduttore sarà un tema, per il resto la stagione della direzione guidata da Paolo Corsini è ormai impostata con la benedizione di palazzo Chigi. Parola d’ordine: niente prigionieri. Il palinsesto è stato blindato: il lunedì sera resta in mano a Massimo Giletti, che è riuscito a portare il suo Stato delle cose a buoni risultati la scorsa stagione e in queste settimane ha già annunciato una propria inchiesta su Ranucci. Martedì continuerà ad andare in onda Antonino Monteleone, altro grande (forse più per lo stipendio che per resa in termini di share) acquisto di Telemeloni. Il suo Filorosso in questa stagione estiva è stata l’unica trasmissione dell’approfondimento Rai in onda per raccontare la vicenda della bomba piazzata da Valter Lavitola. Dopo L’altra Italia, immaginato come l’anti-Piazzapulita chiuso alla terza puntata, e Storie di confine, seconda serata poi trasferita su Raiplay, Monteleone ha la sua prossima occasione per convincere i telespettatori.

Gli insuccessi del passato sono acqua passata: questa stagione, ragiona un dirigente, Monteleone continuerà ad andare in onda, con buona pace dello share. A presidiare il mercoledì sarà invece l’altro innesto meloniano dell’informazione Rai, Roberto Inciocchi: la sua Agorà ha mantenuto ascolti non stellari, ma stabili, e dopo lunghe insistenze dei dirigenti, che volevano portarlo a questo passo già un anno fa, passerà al serale.
Dovrebbe essere il suo il talk più “classico”, mentre Filorosso potrebbe insistere maggiormente sui servizi, come faceva all’inizio Far West di Salvo Sottile. Anche il giornalista siciliano si ritrova di fronte una sfida importante: eredita Ore 14. Due i fronti: mantenere lo share che Milo Infante era riuscito a guadagnarsi dopo anni di lavoro e non superare la linea rossa che trasformerebbe il programma di cronaca nera in un volano per Roberto Vannacci, che sulla (mancanza di) sicurezza sta costruendo le fondamenta della sua campagna elettorale. La mattina di Rai3 è appaltata ad Annalisa Bruchi (Agorà), considerata gradita a Forza Italia, e Giulia De Stefano, che alla governance meloniana non dispiace.
C’è ovviamente il sempiterno Bruno Vespa, fresco di rinnovo di contratto fino al 2028, che con i suoi Cinque minuti tra Tg1 e Affari tuoi è uno dei trait d’union più efficaci tra la comunicazione di palazzo Chigi e la televisione di stato. Resta saldo anche Marco Damilano, sempre più isolato sulle sue posizioni dai Rai3 classica, così come Linea notte, mentre su Rai2 Tg2post si rafforza progressivamente. A Rainews c’è l’incognita Federico Zurzolo: il direttore non è lontano dalla pensione e – seppure la casella è in mano a Forza Italia – potrebbero aprirsi spiragli incontrollati alla all news. Nel dubbio, la dirigenza tiene un occhio anche sugli ospiti delle trasmissioni: hai visto mai che qualcuno dalle poltroncine di via Teulada e Saxa Rubra possa incitare i conduttori a sfidare il controllo sulla linea editoriale.
Le prime serate d’informazione Rai sono una scommessa soprattutto per i nuovi programmi che dovranno guadagnarsi un seguito: al mercoledì Inciocchi non solo è insidiato da Bianca Berlinguer (ex Rai) su Rete4, ma anche da Carlo Conti su Rai1. Il martedì di Monteleone è tradizionalmente terreno di caccia di Giovanni Floris, che la scorsa stagione a La7 ha macinato ascolti a doppia cifra.

Incognita Mentana
A proposito di La7: «Squadra che vince non si cambia» ha promesso Urbano Cairo alla presentazione dei palinsesti di rete a luglio scorso. Effettivamente, l’abitudine sta pagando: lunedì Corrado Augias, poi Dimartedì, giovedì Piazzapulita, venerdì e sabato a cavallo tra informazione e cultura Propaganda e In altre parole di Massimo Gramellini, domenica In onda di Marianna Aprile e Luca Telese contro Report. Alla mattina la concorrenza a Rai3 nel trittico Omnibus-Coffee Break-L’aria che tira.

Resta da vedere se a cambiare atteggiamento rispetto alla rete che negli ultimi anni ha fatto dell’informazione il suo marchio di fabbrica sarà il partito della presidente del Consiglio: Giorgia Meloni l’ha giurata a Corrado Formigli e da anni non accetta inviti dalla trasmissione d’inchiesta. A portarla sulla rete negli ultimi tempi, per un duello a distanza con Elly Schlein è riuscito soltanto Enrico Mentana. Intorno al direttore, il cui contratto è in scadenza – forse definitivamente – a dicembre, continuano a consumarsi voci incrociate che lo danno in uscita in direzione Cnn italiana a firma di Theodore Kyriakou, l’editore greco che comprando Repubblica ha dato uno scossone al mercato italiano. Certo, non sono chiari né la portata dell’incarico, né l’organizzazione pratica del lavoro a cui potrebbe soprintendere l’ultrasettantenne Mentana. C’è ancora chi a via Novaro è convinto si tratti di un gioco al rilancio simile a quello che il direttore ha provocato in altre occasioni con certi post criptici sui suoi canali social: «O si apre per tutti, o posso fare altro» ha detto negli ultimi giorni, accusando la rete di un orientamento eccessivo. A succedergli magari proprio Giovanni Floris, anche se sembra difficile che possa fare la gioia di Monteleone e traslocare dalla prima serata del martedì. Che comunque si fa affollata, vista la discesa in campo di Infante che, dopo essersi lasciato male con viale Mazzini, si è guadagnato l’incarico di sviluppare nuovi format. Quello che avrebbe chiesto invano alla tivù di stato. Nel frattempo, Verità nascoste il martedì su Rete4, programma che potrà spaziare dalla cronaca all’attualità, mentre Ore 11 è in partenza al mattino con il focus sulla cronaca nera.
Ma l’intero palinsesto di Rete4 sembra pronto ad accontentare un pubblico più spostato a destra di La7, anche se paradossalmente l’input “anti-trash” di Pier Silvio Berlusconi potrebbe produrre complessivamente un canale meno estremista. Anche se va tenuto a mente che, contrariamente alle opinioni di sua sorella, Pier Silvio vuole lasciare spazio sulle sue reti anche ai vannacciani, ma la direzione complessiva è un’altra. Certo, è stato Del Debbio a occuparsi per primo di Maranza, ma sia lui che Nicola Porro non raggiungono il populismo estremo di Mario Giordano che qualche anno fa, ai tempi del governo gialloverde, Rete4 proponeva in fascia quotidiana. Altri tempi, ora è una sera soltanto. E poi, Dieci minuti e Quattro di sera, non esattamente baluardi dell’estremismo.

La Rai, in ogni caso, si riserva l’ultimo colpo di scena per febbraio, quando andrà in onda il vero investimento economico e in termini di propaganda, non per forza politica ma sicuramente culturale: il Sanremo di Stefano De Martino.
Siamo circondati.
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