I leader troppo simili per non scontrarsi: decapitano il consenso e mortificano gli ideali

Il duello finale tra il Sultano e King Bibi. Due rivali irriducibili e senza morale

(Domenico Quirico – lastampa.it) – Come uscirne? Hai un bel dire che i miti non sono altro che costruzioni immaginarie, inventate per tenere insieme comunità alla ricerca di coesione. Ma questo non impedisce che se un mito viene imposto e diffuso a un certo momento tra molte persone, diventi una realtà e una forza politica contro cui sembra impotente perfino un lavoro di decostruzione paziente e dotto.

Prendete i due uomini che litigano per il dominio del Vicino Oriente: il turco Erdogan e l’israeliano Netanyahu. È possibile concepirli come individui disgiunti dal loro scopo, il potere? Immaginereste autocrati più distanti per storie religione ideologie? Eppure entrambi si reggono, da decenni, su due miti. Il primo contrabbanda il ritorno della Turchia dei sultani, quella che, errando, l’Occidente immaginava di aver fatto a pezzi nel 1918. Quella che veniva definita, «il grande malato d’Europa». Europa? L’altro in modo ancor più esplicito, a cannonate, immagina di cancellare i palestinesi e impugna come se fossero mitra cartine geografiche che incantano i fanatici della grande Sion, dalla Siria a Suez, con i vicini arabi ridotti a vassalli di una grande area di «coprosperità made in Israel». Dal mediterraneo forse fino alla Persia? Chissà. Non c’è limite ai miti.

Come potrebbero non detestarsi? Sono uguali. Rafforzano instancabili il potere nei loro Paesi e ne consumano il midollo. Facce astute e iraconde, rese insidiose dall’incarnimento di una pratica politica basata sulla amoralità e il colpo gobbo, la bugia oltre il limite penale, dove non ci si fida di nessuno perché la quotidiana pratica dell’inganno li avverte in fretta della sua presenza negli altri. L’essenza del loro potere è che decapita: decapita varietà, dissenso, leggi, possibilità, acceca la vista, mortifica gli ideali, oblitera il futuro. Stessa astuzia volpina, stessa spregiudicatezza perché si specchia nella constatazione che la politica del fatto compiuto, che sia occupare parti di Siria, braccare i curdi e gli oppositori, o radere al suolo Gaza e confiscare villaggi e terre in Cisgiordania, paga sempre. In fondo entrambi hanno capito che l’Occidente ha anche lui ha i suoi miti, il diritto internazionale le corti penali eccetera, ma che non farà mai nulla per trasformarli in realtà perché questo potrebbe costare fatica e guai.

Il nostro alleato Erdogan! All’ inizio lo si prendeva in giro per le sue nostalgie neo ottomane che puzzavano di naftalina. Ma non avevano già saldato i conti con questo dannato impero ottomano che ci aveva impicciato per secoli prima di annientarlo a Sèvres nel 1920? E invece. I flaccidi cuori europei si sono indignati per le sue trame anti-curde mentre la Siria precipitava nell’inferno della guerra civile e jihadista (e noi non facevamo nulla per salvarla). E che dire dello sgarbato sostegno in Libia al tripolino al Sarraj contro Haftar? E i ricatti pagati a caro prezzo sui migranti e Santa Sofia riconsacrata a moschea? La sua Turchia è revisionista come la Cina e la Russia. Eppure non possiamo fare a meno di Erdogan, l’America non può fare a meno di Erdogan, la Nato non può fare a meno di Erdogan. Uffa!

E Netanyahu, l’indispensabile Netanyahu? Da decenni riesce a convincere la maggioranza degli israeliani, e noi occidentali, che lui è l’unico baluardo contro il vuoto, il terrorismo e la morte. È la nascita di uno Stato palestinese è il nome che ha dato a questo vuoto.

La vendetta per il 7 ottobre è diventato un opportuno deragliamento della storia, una pozione gigantesca di questo veleno che somministra al suo Paese, un strumento di illusione megalomaniaca a cui ha aggiunto ipotesi di controllo di tutto il Medio Oriente. Netanyahu come Erdogan è troppo realista e amorale per credere davvero alle fanfaluche dei suoi indispensabili alleati della destra religiosa, il terzo tempio il nuovo regno di Davide… Quelli sono bulli bravacci ruffiani sicari che usa, sono una infermità morale che lo isola dalla colpa. Quello che conta è che a Washington, chiunque sia accanto al caminetto della Sala Ovale, gli obbediscono. Perché sanno che non troveranno mai un alleato così efficiente e spregiudicato in quel subbuglio e in quel disordine infecondo.

Proprio perché simili i due si scontreranno, prima o poi. Son due scorpioni nella bottiglia. Non per i palestinesi però: a Erdogan non interessano se non come pretesto. Esattamente come da 50 anni per i fratelli arabi. La Siria e il Libano saranno il campo di battaglia. La marcia su Damasco del criminale jihadista al-Golani, trasfigurato dalla ebete viltà trumpiana (ed europea sempre a rimorchio), è stato un grande successo di Erdogan, e un colpo a vuoto di Netanyahu. Il duce di Damasco rincappucciato in cravatta, è sfuggente, torvo, ma la sua sopravvivenza è legata a filo doppio al sultano e si allinea. Israele che in Bashar Assad aveva un vicino perfetto, debole ma connivente nei fatti, non può accettare una Siria ricostruita, fanaticamente sunnita e potente alla frontiera Nord. Netanyhau per ora bombarda, estende la sua fascia di sicurezza e la porta alla periferia delle moschee di Damasco. Lì scatterà la scintilla.

Prima della reciproca resa dei conti i rispettivi popoli se ne sbarazzeranno? È possibile. In fondo Erdogan e Netanyahu hanno potere ma non autorità. Il potere si acquista, si conquista, si perde. L’autorità non si apprende e non si improvvisa. Il potere crea sospetto e paura, l’autorità rispetto. Uno porta alla considerazione, l’altro al rifiuto. La prima lascia una traccia durevole, l’altro niente più che un bilancio. Forse dovremmo iniziare a pensare a uno scenario senza Erdogan e Netanyahu. Per essere pronti. Prima che sia troppo tardi.