Da Poggiolini ad Armao, antologia di trent’anni e più di “soprassoldo” da inguattare

(estr. di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – […] “Peggio di un politico sconfitto c’è solo un politico al verde”. La fantasia al potere giunse con questo epigramma per merito di Paul Taylor Powell, deputato democratico dell’Illinois, che conobbe negli anni 60 una stagione politica di alto livello, fu anche speaker della Camera, e conquistò una notorietà mondiale per l’attività di deposito e catalogazione delle tangenti. Le custodiva in scatole di scarpe e documentava il pragmatismo, l’efficienza del tangentista non perditempo.
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Soluzioni perfette ma non fantastiche. L’eccellenza nella virtù del nascondimento la dobbiamo a Duilio Poggiolini, il satrapo della sanità italiana, rapace accentratore di ogni forma tangentizia. Elevò il pouf, quel sedile molle, quella presenza avvolgente in salotto come il contenitore prediletto per ospitare cct, titoli di Stato, tesori di varia natura. I finanzieri, giunti in casa del potente direttore del ministero della Sanità al tempo di Tangentopoli, scucirono, nel senso proprio del termine, questa poltrona mobile, imbottita di ogni forma di provvidenza terrena.
Il soldo, il soprassoldo, la tangente in oro o in banconote, o anche il monile. Il gioiello, l’orologio. Le forme della corruzione, quelle più veniali e le altre più interessanti e curiose (l’immobile di pregio in comodato d’uso, lo yacht, il giro lungo con le escort o al ristorante di grido per un’abbuffata senza fine) sono il principio e il destino del cosiddetto magna magna.
La cronaca di queste ore ci fa sapere che l’ex vicepresidente della Regione Siciliana e assessore all’economia, marito di Giusi Bartolozzi, fino a poco tempo zarina del ministero di Giustizia, conservava il soprassoldo in un orologio a pendolo. Così dicono le microspie degli inquirenti. Il pendolo, un po’ di qua e un po’ di là (Armao fu candidato a governatore della Sicilia da Calenda e Renzi, quando i due erano politicamente fifty fifty).
Riteniamo però che in questa speciale classifica della tangente nascosta meriti una citazione il sindaco di Sorrento Massimo Coppola che ripose ben 15mila euro nel panettone natalizio.
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E la strenna, composta e riposta appassionatamente al fianco dei torroncini e delle altre leccornie natalizie, rappresenta la felicità dei percettori (una trentina) dei bonus che partivano dagli appaltatori dei grandi lavori per la linea ferroviaria ad alta capacità Napoli-Bari. Un precursore di tangentopoli, il geometra Adriano Zampini, preferiva distribuirli in scatole di cioccolatini. Dobbiamo alla felice intuizione di Lidia Pagani, compagna di Fabio Risi, al tempo consigliere regionale leghista in Lombardia, se le banconote finirono nel congelatore, accanto al pesce spada e alla fracosta di vitello. Gli inquirenti lasciarono il bottino al sole prima di iniziare la conta.
Ci vuole talento nei piani di accumulo così come in quelli di distruzione. Francesco De Lorenzo, ministro della Sanità e capofila dei politici di Tangentopoli, bollì in un pentolone tutti i documenti che illustravano il cammino delle tangenti. Mario Chiesa, il papà di Mani pulite, propose la tangente subacquea: plastica impermeabile intorno alla mazzetta e poi lo sciacquone a vista del bagno.
Nulla di sporco, intendiamoci.