
(Giancarlo Selmi) – La nuova giovinezza e centralità politica di Renzi, è uno dei grandi misteri italiani, insieme ai cantieri eterni e al motivo per cui nei talk show ci siano sempre le stesse dodici persone. Per i suoi amici rimasti nel PD, solo casualmente la parte peggiore del partito, per Schlein, per le leggendarie “stanze dei bottoni”, per molti scribacchini inspiegabilmente classificati a sinistra e per quasi tutto il palinsesto de La7, Renzi sembra essere tornato il cuore pulsante dell’alternativa a Meloni. Questo dopo aver contribuito all’elezione di La Russa alla presidenza del Senato e aver votato con la statista della Garbatella un centinaio di volte, incluso l’altro ieri.
Ma la coerenza, si sa, è populismo: la contraddizione, invece, se spiegata bene in televisione, diventa strategia. Visto che non riusciamo a togliercelo dalle palle, proverò almeno a togliermi la soddisfazione di prenderlo per il culo. Ho deciso quindi di scrivere una parodia de I promessi sposi, con protagonista Renzio Travagliato. Chiedo scusa a Manzoni in anticipo. In principio Renzio è un giovane ambizioso con un talento raro: dà del vecchio a chiunque sia nato prima di lui e del traditore a chiunque non gli abbia ancora dato ragione. Da bambino non giocava con la fionda: organizzava le primarie per decidere chi dovesse tenerla. Se vinceva un altro, gliela sottraeva in nome del rinnovamento. Dopo diventerà uno a cui non bisogna mai dare la spalla. O altra cosa.
Accanto a lui ci sarà Lucietta, promessa sposa di buon cuore e straordinaria capacità di sopportazione. Lo ha scelto tra un mugnaio con l’alito al pecorino, un notaio settantenne con tre denti e lui. Una scelta per esclusione: in amore, come in politica, l’inizio di quasi tutte le catastrofi. Incontreremo il Conte Innominato, uomo attento al bene comune e quindi naturale nemico di Renzio. Da questi tormentato, rovesciato e infine accusato di aver rovesciato sé stesso. Ci sarà Fra’ Cristoforo del Fatto, che predica contro il potere e viene odiato da Renzio con quella serenità che normalmente si riserva agli editoriali non concordati.
Ci sarà Enrichetto il Sereno, come Renzi di sinistra quanto lo possa essere il piede destro, ma preda ideale, e qui non c’è bisogno di aggiungere altro. Non mancheranno Don Salvinio, i Bravi della comunicazione, le monache dei talk show, gli Azzeccagarbugli pseudo-costituzionalisti e una processione di ministri, governatori, rottamati, responsabili e irresponsabili. Al posto della peste avremo il Covid, con quelli dell'”aprite tutto” al mattino e del “chiudete tutto” dopo il collegamento serale. Al posto del lazzaretto, i salotti televisivi. Al posto della Provvidenza, un nuovo partito personale dato al 2%, ma presentato come “l’unico vero centro del futuro”.
Sarà la storia degli ultimi quindici anni: governi nati per durare e caduti per responsabilità; alleanze impossibili diventate inevitabili con l’avvento di qualche dragone o prima delle elezioni; scissioni annunciate come atti d’amore; sconfitte elettorali celebrate come formidabili ripartenze. Il titolo ancora non c’è. Terrà però conto del fatto che il matrimonio fra la politica e i bisogni dei cittadini non s’ha da fare: è populismo. Di un accordo tecnico con tutti dentro, un Dragone a capo e il consueto inchino ai vecchi e nuovi padroni delle ferriere, invece, si può sempre discutere. E si deve fare. L’Italia s’ha da distruggere. E regalare divisa in lotti.
Vuole “riprendersi Itaca”. Che ganzo. Facile la previsione: oggi con Ulisse e Penelope… domani dalla parte dei Proci? Attendo prenotazioni e opinioni. Anche contrarie: Renzio ha già pronto un partitino per accoglierle.
Purtroppo l’ordine di scuderia arrivato a Elly è che il rignanese, di riffa o di raffa, in parlamento ci deve entrare e basta, anche se questo significa far perdere voti al PD: “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”…
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