Se le urne dovessero restituire Camere impiccate, servirebbe una figura capace di mettere d’accordo mondi lontani. L’ex premier, reduce da Palazzo Chigi e da una lunga stagione a Bruxelles, resta uno dei pochi nomi che non spaventa né il Quirinale, né i mercati, né gli avversari di sempre

(Marco Antonellis – lespresso.it) – A Roma esiste un termometro infallibile per misurare la febbre da poltrone: il numero di interviste rilasciate da chi giura di non avere alcuna ambizione. Ultimamente l’ago segna con insistenza Paolo Gentiloni, tornato nelle pagine di cronaca politica con una frequenza che nei corridoi di Montecitorio nessuno considera casuale. Non una dichiarazione fuori posto, il suo nome rimbalza da un giornale all’altro, e a Roma, si sa, le coincidenze raramente lo sono davvero.
Nei Palazzi il calcolo è aritmetico prima ancora che politico. Se le urne dovessero restituire Camere impiccate, senza una maggioranza chiara né a destra né a sinistra, servirebbe una figura capace di mettere d’accordo mondi lontani. L’ex premier, reduce da Palazzo Chigi e da una lunga stagione a Bruxelles, resta uno dei pochi nomi che non spaventa né il Quirinale, né i mercati, né gli avversari di sempre. Un identikit che, in caso di stallo, torna comodo a chiunque debba mettere insieme una maggioranza di governo presentabile all’Europa, capace di reggere il peso di un incarico nato più da necessità che da entusiasmo.
C’è però una seconda partita, forse più interessante della prima. Se la premier dovesse consolidare i numeri in Parlamento, difficilmente lascerebbe Chigi in anticipo: la vera battaglia si sposterebbe allora sull’elezione del prossimo capo dello Stato. Ed è lì che il profilo moderato ed europeista di Gentiloni diventa merce pregiata, capace di intercettare consensi anche fuori dal perimetro del centrosinistra, da spendere come punto di caduta se le trattative sui nomi più identitari dovessero incagliarsi.
Per ora l’interessato coltiva il suo classico understatement: nessuna uscita sopra le righe, nessuna investitura richiesta, nessuna intervista che assomigli a un programma elettorale. Ma a Roma vale una regola non scritta: più un nome si muove in silenzio, più cresce il sospetto che dietro ci sia una strategia costruita a tavolino. E mentre il centrosinistra continua a cercare una leadership condivisa che ancora non si vede, i più smaliziati osservano, prendono appunti, e aspettano che la partita vera cominci.
“Se le urne dovessero restituire Camere impiccate, senza una maggioranza chiara né a destra né a sinistra, servirebbe una figura capace di mettere d’accordo mondi lontani”
Il presidente Conte ha già dichiarato in maniera netta che il suo partito NON appoggerà mai un governo tecnico?
Mi pare che tempo fa si sia espresso in tal senso, ma sarebbe molto molto utile se questa intenzione venisse ribadita con decisione.
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Me lo auguro anch’io che ne restino fuori. Il governo Draghi è stato già troppo.
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Comunque la natura dell’ ambiente pd, che si tratti di politicanti in senso stretto o riguardante tutto l’ abbondante indotto (giornali, tv, propaganda in generale) non si smentisce mai: le grandi manovre su personaggi pescati ovunque, ma riconducibili all’ area dem-centro-moderata-riformista-€uro-nato-draghiana, per puntare a governare ancora una volta senza avere vinto le elezioni.
Capito con chi si ha a che fare?
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Il personaggio andrebbe bene pure come PdR…. double-face!
Lavora con lo stile andreottiano!
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Non spaventa i mercati
ma il popolo ne è terrorizzato
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per il “popolo della sinistra” perche’ i vannacciani e la destra-destra godrebbero con un “nobile” cosi’ come PdC….e la squadra….!!!!!
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La vogliamo finire con sta storia dei mercati “Boogieman”?
Si attribuisce ai mercati un potere politico che non dovrebbero avere e si trasforma dinamiche economiche complesse in una favola con il mostro sotto il letto.
I mercati non sono onnipotenti, ma possono rendere la vita difficile a un governo se percepiscono instabilità: lo spread sale, il debito costa di più, gli investitori chiedono garanzie. Questo al limite significa che la politica deve convivere con la finanza globale mentre la narrazione giornalistica lo amplifica.
Questa narrazione fa sembrare inevitabile ciò che spesso è frutto di scelte politiche.
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Gnentiloni, uno che ha fatto da stampella per il dopo-Renzi facendo un governicchio totalmente insulso.
Poi è uno che è pro-Ucraina senza se e senza ma e ovviamente è atlantista.
Va bene per tutti, forse.
Ma di sicuro non va bene per i 5S, perché NON E’ UNA FIGURA SUPER PARTES. Manco per niente.
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Ma non fateci ridere. Con un parlamento bloccato e il PD che rifiutava di allearsi coi 5S, nel 2018 fu incaricato Giuseppe Conte alla guida del governo giallo-verde, poi riconfermato alla guida del governo giallo-rosè, quando Salvini si è suicidato e il PD si è ravveduto. I famosi mercati non solo non si sono spaventati, ma i suoi due governi hanno fatto bene all’economia (specialmente il secondo). Solo per dire che le possibilità esistono e non c’è nessun automatismo che porti al conte Gentiloni. Basta la volontà politica e non andare in ginocchio a chiedere soccorso al Colle.
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Un gattopardo.
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E’ un ottimo motivo per indurre la gente a riversarsi in massa alle urne🤔
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Se “tutte le strade portano a Gentiloni” poi il problema sarebbe Vannacci…???
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E Lespresso si accoda naturalmente. Resterebbe da mettere insieme fratelli d’ Italia e PD. E che ci vuole ? Poi non sarebbero più fascisti ma sostenitori degli interessi nazionali .E questi sarebbero la cosiddetta sinistra. Dio ce ne liberi !
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a parte una tardiva retromarcia sulle armi all’Ucraina, esistono davvero così tante differenze tra PD e voi Ex 5 Stelle? Se sì, quali?
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Cosa intendi con “voi Ex 5 Stelle?”
Le differenze le intendi tra due partiti?
Il primo partito è facilmente identificabile nella tua domanda (pd) ma il secondo no, sembra tu ti riferisca piuttosto a persone generiche.
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