La campagna per le Politiche si giocherà anche su immigrati, baby-gang, maranza e scippatori

Da sinistra Franco Gabrielli, Vincenzo De Luca e Roberto Vannacci

(Flavia Perina – lastampa.it) – È un venticello, una suggestione, un’evocazione simbolica perché esporla a chiare lettere non si può. È un suggerimento silenzioso all’inizio di una campagna elettorale che, secondo l’opinione prevalente, si giocherà largamente su immigrati, baby-gang, maranza, scippatori in metrò, ladri nelle villette, eccetera, e sulle maniere forti che servono per tenere tutti costoro in riga. La vocina dice: serve un uomo vero per proteggere i vostri focolari, mica pretenderete che lo faccia una donna? Sull’onda di questo ragionamento, si stanno moltiplicando le personalità di grande impatto decise a prendersi la scena. Sono diversissime tra loro ma accomunate da due fattori: un racconto law-and-order esibito come chiave per dare una svolta al Paese e l’aperta competizione con le due signore che al momento guidano il governo e il principale partito di opposizione.

Dell’ex-generale Roberto Vannacci sappiamo tutto. Il suo richiamo al pugno di ferro è quotidiano. La sua ambizione a sostituire la donna al comando è stata largamente dichiarata con la surreale teoria del patriarcato mediterraneo e con il richiamo a un futuro dove lui sta a Palazzo Chigi – ruolo operativo, tolda del vascello – e Giorgia Meloni, bontà sua, può pigliarsi il Quirinale se le riesce. È il più esplicito, macho, muscolare degli sceriffi in città. Girano centinaia di video prodotti da chissà chi nei quali, in divisa, schiaffeggia prevalentemente donne colpevoli di eccessiva indipendenza. Ieri in Basilicata il suo partito ha organizzato un corso per l’uso di pistole con esercizi pratici aperto a tutti.

Dall’altra parte, nel Campo largo e larghissimo, sottobraccio a Matteo Renzi è appena rientrato in campo Vincenzo De Luca. Altro percorso, altra parrocchia, stessa inespressa ambizione: tagliare la strada alla sua capa, Elly Schlein, che gli negò il terzo mandato alla guida della Campania. Sul palco della Leopolda ha raccontato di quando, all’epoca dell’esodo albanese che a Napoli sfociò nell’occupazione di una piazza, fece comprare 400 manganelli per i vigili urbani, anche se la legge non lo consentiva:«Certe bestie da 80 centimetri con l’anima di acciaio. Ma bianchi, fosforescenti. Mazzette segnalatrici, dissi…». Grandi risate in platea (ma quelli del Santo Manganello non erano gli altri?). Il suo soprannome, Lo Sceriffo, sormontava la sala accostato al nomignolo di Renzi “Il Kraken” (un enorme polipo), che lo stesso Renzi esibì in un vecchio duello via podcast con Vannacci. Gira la testa? Un po’ sì.

Il terzo nome appena entrato nelle cronache della sfida per le Politiche è sideralmente lontano da queste modalità teatrali. Franco Gabrielli, già prefetto, direttore del Sisde, capo della Polizia, delegato per la sicurezza del governo Draghi, ha annunciato che si candiderà con Più Uno, il nuovo progetto politico nato nel centrosinistra. Porta con sé competenza, conoscenza della macchina pubblica, rapporti con le istituzioni e a differenza degli altri una sicura visione democratica della sicurezza. Ma soprattutto è l’uomo da molti presentato come il potenziale “federatore” del Campo largo. Su di lui si sono a lungo appuntate le speranze di chi, dentro il Pd, vorrebbe mettere un freno alle ambizioni di Schlein ed evitare le primarie. Il suo ruolo di richiamo sui temi legge e ordine è chiarissimo, la parte che assumerà nel rapporto con la Segretaria resta una carta coperta. «Prima il programma», dice pure lui.

Resta un dubbio. Davvero la questione sicurezza, gli immigrati, le baby-gang, i maranza, saranno il centro della prossima campagna elettorale? Non è che a breve, anche sull’onda di emergenze più pressanti, questa parata di divise, lo show degli sceriffi e dei generali che ostentano competenze da castigamatti, risulterà datato rispetto a nuove ansie degli elettorati? In Francia le piazze si incendiano per la scuola «dove ci sono più topi che insegnanti». In Spagna per lo sfratto di un’anziana cacciata di casa da un fondo immobiliare. Ovunque inflazione e caro-carburanti salgono nella classifica delle paure del ceto medio. Non sono cose che si aggiustano a colpi di manganello, chissà se qualcuno se ne è accorto.