
(Andrea Zhok) – Di fronte ai fatti di Ceuta sono riemerse, tra le altre, prospettive “no border”.
Con “no border” si intende una rosa di idee per cui abolire le frontiere tra gli stati sarebbe giusto, bello e una compensazione per lo sfruttamento coloniale dell’Occidente.
Si tratta di tre idee fallimentari.
1) Che l’abolizione delle frontiere possa accrescere la giustizia in qualche forma è insensato. Le frontiere tra stati nascono per definire le aree di giurisdizione su cui le LEGGI di uno stato sono in vigore. Senza frontiere non sapremmo se a Viterbo sia da applicare la legge italiana, cinese o sudanese.
Il risultato di un’abolizione delle frontiere sarebbe l’inapplicabilità della legge, ergo il prevalere della legge del più forte.
2) Qualcuno pensa l’abolizione delle frontiere come semplice permesso automatico di mobilità universale, ingresso libero in ogni paese. Ma ogni sistema di servizi pubblici (infrastrutture viarie, soccorso agli indigenti, servizi ospedalieri, scuola dell’obbligo, pulizia delle strade, servizi di sicurezza, ecc.) sono forniti sulla base di un fabbisogno pregresso, per una determinata quantità di persone (cittadinanza) e sulla base dei contributi nel tempo di quei cittadini (tasse). L’erogazione di questi servizi ha margini di elasticità, ma non infiniti. Spostamenti di popolazione che modifichino in maniera significativa il fabbisogno mandano in panne i servizi pubblici.
L’esito di una mobilità transfrontaliera illimitata sarebbe semplicemente l’estinzione dei servizi pubblici (la spinta alla loro privatizzazione).
3) Quanto all’idea di “compensazione per lo sfruttamento dell’Occidente”, si dimenticano due cose: che non tutti i paesi “occidentali” sono stati egualmente partecipi dello sfruttamento coloniale e soprattutto che la stragrande maggioranza della ricchezza accumulata da un paese NON è dovuta allo sfruttamento coloniale (passato o presente), ma allo sfruttamento della popolazione interna. Immaginare che i nipoti di contadini e operai di Eboli debbano sentirsi in colpa per il proprio privilegio perché i baronetti della Compagnia delle Indie hanno rubato risorse al Bengala è una stupidaggine astratta, giustamente percepita come tale.
leggere scritti simili aiuta a capire perchè il Vannacci sproloquio sia così popolare. le frontiere non sono uno stato di natura ma la certificazione di un diritto di proprietà. il tema è chi ha stabilito quel diritto di proprietà e come lo esercitata. Essere docente universitario presuppone che alcuni concetti primordiali siano noti e manipolare su di essi è meschino e pernicioso. Quando la propria ideologia giustifica la menzogna, l’inganno e la manipolazione significa che il razzismo e il suprematismo sono assi portanti di esso, anche se si sostiene con fervore il contrario.
"Mi piace""Mi piace"
Sui primi due punti sono d’accordo, anzi Zhok è da applausi,
Il terzo lo trovo discutibile
Dice il vero quando afferma che non tutti i paesi europei sono stati partecipi dello sfruttamento coloniale; la Svezia potrebbe essere una di queste,
che la stragrande maggioranza della ricchezza accumulata da un paese NON è dovuta allo sfruttamento coloniale (passato o presente), ma allo sfruttamento della popolazione interna.
No ne sono molto convinto: se io chiedessi ad un ragazzo di oggi: preferiresti fare l’operaio come lo si faceva 100 anni fa oppure come lo si fa oggi?
Se chiedessi ad un muratore di lungo corso se lavorava meglio ad inizio carriera oppure adesso (al netto di eventuali acciacchi) molto probabilmente mi risponderebbe adesso.
Se chiedessi ad un ingegnere se era meglio fare i disegni al tavolo tecnico o con un CAD sono certo della risposta che mi darebbe.
Anche se ricordarli fa venire nostalgia, ma viverli non è lo stesso di ricordarli.
Se c’è sfruttamento ci deve essere una maggiore polarizzazione sociale; ma la realtà mostra il contrario che non è data solo dagli esempi che ho fatto; la si può vedere nei numeri: come è cambiato l’indice di Gini da 50 anni a questa parte?
I dati sulla distribuzione dei redditi (l’indice di Gini appunto) raccontano una storia molto più complessa.
Il secondo dopoguerra è stato caratterizzato da un forte miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e da una riduzione delle disuguaglianze in molti paesi occidentali.
Dagli anni 80 in poi quell’indice è tornato ad aumentare; in misura maggiore negli USA ed in GB, in misura minore nei paesi scandinavi; ma comunque al di sotto di quanto non fosse 100 anni fa.
La tendenza non è auspicabile, ma è difficile conciliare l’idea di sfruttamento con questi numeri.
Inoltre, se la ricchezza dipendesse prevalentemente dallo sfruttamento interno, dovremmo osservare che i paesi con il maggior sfruttamento dei lavoratori (Cambogia, Bangladesh, Etiopia) sono anche quelli più ricchi.
No Zhok la ricchezza, il benessere sono cresciuti perchè tanti uomini e donne di buona volontà hanno fatto ciò che era giusto fare: lavorare onestamente e con intelligenza.
"Mi piace""Mi piace"
È corretto dire che non tutta la ricchezza occidentale deriva dal colonialismo come è corretto dire che anche lo sfruttamento interno (contadini, operai, minatori, lavoratori industriali) ha generato enormi surplus. Però è falso dire che il colonialismo sia stato marginale. Le potenze coloniali hanno ottenuto materie prime a costo quasi zero, mercati protetti, manodopera schiavile o semi‑schiavile e rendite finanziarie e commerciali garantite dalla forza militare. Questi elementi hanno accelerato lo sviluppo industriale europeo e americano, benché non siano l’unica causa sono una causa strutturale.
“la ricchezza viene soprattutto dallo sfruttamento interno” è una semplificazione che ignora il ruolo dei vantaggi competitivi esterni. Gli esempi che fai (operaio oggi vs 100 anni fa, muratore oggi vs ieri, ingegnere con CAD vs tavolo tecnico) sono corretti: le condizioni materiali sono migliorate ma questo non dimostra che lo sfruttamento non esista. Dimostra solo che: la produttività è aumentata, che la tecnologia ha ridotto la fatica, lo Stato sociale ha migliorato la vita dei lavoratori, i diritti sindacali hanno ridotto gli abusi. Per quanto riguarda lo sfruttamento, non significa “vita misera” significa che il valore prodotto dal lavoro è distribuito in modo asimmetrico.
Può esserci sfruttamento anche in un contesto dove si vive meglio,si lavora con più sicurezza e si guadagna più di prima. Il miglioramento delle condizioni non elimina la dinamica di estrazione del surplus. Hai ragione nel dire che nel dopoguerra le disuguaglianze sono diminuite e dagli anni ’80 sono risalite, ma non ai livelli di 100 anni fa.
Il Gini non misura lo sfruttamento, misura la distribuzione del reddito. Lo sfruttamento è un concetto diverso: riguarda come si genera il reddito, non solo come è distribuito e soprattutto il Gini misura solo i redditi, non la ricchezza, La ricchezza è molto più polarizzata del reddito e determina il potere economico e politico.
Negli ultimi 40 anni la quota di reddito da capitale è aumentata mentre quella del reddito da lavoro è diminuita, La produttività è cresciuta più dei salari. Questa è esattamente la dinamica dello sfruttamento. I paesi poveri non diventano ricchi sfruttando i propri lavoratori perché: non hanno accesso a capitali, non hanno infrastrutture, non hanno mercati sviluppati, non hanno tecnologie avanzate, non hanno istituzioni stabili e spesso subiscono condizioni commerciali e finanziarie sfavorevoli. Lo sfruttamento interno non basta a generare ricchezza, serve un contesto economico che permetta di trasformare quel surplus in sviluppo. L’Europa ha potuto farlo anche grazie al colonialismo, alle rendite commerciali,alle materie prime a basso costo nonché ai mercati protetti le istituzioni politiche stabili e la rivoluzione industriale. Nel frattempo Paesi come Cambogia, Bangladesh, Etiopia non hanno avuto nulla di tutto questo.
“La ricchezza è cresciuta perché tanti hanno lavorato onestamente”
È una frase moralmente bella, ma economicamente non spiega molto. Il lavoro onesto è una condizione necessaria, ma non sufficiente perché milioni di persone lavorano onestamente anche in paesi poveri, e restano poveri; Milioni di persone hanno lavorato onestamente in Europa per secoli, ma la ricchezza è esplosa solo dopo la rivoluzione industriale e il colonialismo.
La ricchezza non nasce dalla moralità del lavoro, ma dalla produttività, dalle istituzioni, dai rapporti di forza e dalle condizioni storiche, dalle tecnologie e dalle rendite internazionali.
E’ un po’ azzardato usare il Gini come misura dello sfruttamento, ignorare il ruolo strutturale del colonialismo nello sviluppo occidentale e pensare che il lavoro “onesto” spieghi la ricchezza dei paesi ricchi.
"Mi piace""Mi piace"