Venticinque milioni di euro in “armi leggere” vendute al Marocco in due anni: è il record del governo Meloni

Pistole e fucili semiautomatici, vale a dire, tecnicamente, armi leggere. È qui che corrono gli affari italiani in direzione Rabat: il governo Meloni è quello che più di tutti, in Unione europea, ha autorizzato la vendita di armi al Marocco. Non solo: è l’esecutivo che su questo fronte ha fatto i maggiori affari, negli ultimi 30 anni di storia del nostro Paese, col Paese nordafricano. A rivelarlo è l’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal) di Brescia.
“Invece di sospendere Schengen con la Spagna, il ministro Antonio Tajani dovrebbe smettere di autorizzare l’invio di armi e sistemi militari al Marocco” dice a ilFattoQuotidiano.it l’analista di Opal, Giorgio Beretta, sottolineando i due record del governo guidato dalla leader di Fratelli d’Italia. Pistole e fucile che “sono destinati alle Forze armate e di Pubblica sicurezza del Marocco”, continua Beretta, “cioè quelle autorità e forze di sicurezza che hanno permesso, se non volutamente incentivato, migliaia di persone a passare il confine per dirigersi a Ceuta“. Il riferimento va a ciò che è successo nell’exclave spagnola in Marocco tre giorni fa. Con armi leggere, più specificamente, si intendono quelle della categoria ML1 dell’Elenco comune delle attrezzature militari dell’Ue, che include “le armi ad anima liscia di calibro inferiore a 20 mm, le armi automatiche o semiautomatiche di calibro uguale o inferiore a 12,7 mm (calibro 0,50 pollici), e i relativi accessori”.
Ed ecco i dati. Nel solo biennio 2023-2024 – l’ultimo disponibile in Ue – il governo italiano ha approvato oltre 25 milioni di euro di esportazioni di “armi leggere” a Rabat cifra che, secondo l’Osservatorio, supera ampiamente le autorizzazioni rilasciate da tutti i governi italiani dal 1998 (14 milioni); nello stesso biennio l’Italia è il paese dell’Unione europea che più di ogni altro ha inviato armi leggere al Marocco: al secondo posto la Francia, che ne ha inviate meno della metà dell’Italia.
Nel dettaglio, nel 2023 l’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento, cioè l’organo nazionale che gestisce l’export militare presso il ministero degli Esteri, ha dato l’ok all’esportazione di armi per un valore complessivo di 11.833.568 euro: si tratta di 35mila pistole semiautomatiche calibro 9×19 e di dieci carabine a caricamento manuale calibro 308 corredate di dispositivi di soppressione del rumore di sparo e di ottiche di puntamento, tutte prodotte dalla della Fabbrica d’Armi Beretta di Gardone Valtrompia.
Nel 2024, invece, “la maggiore licenza all’esportazione è stata rilasciata all’azienda Leonardo S.p.A. – racconta Beretta di Opal – per esportare quattro torrette navali leggere a controllo remoto Forty Light, detti anche Marlin 40, prodotti dalla ex Oto Melara, in una autorizzazione che include anche corsi di addestramento in Italia e assistenza tecnica in Marocco. Il tutto per un valore di oltre 12,5 milioni di euro. Ma è stata anche autorizzata l’esportazione, sempre alla Fabbrica d’armi Beretta, di altre dieci carabine calibro 308 e, in aggiunta, di 1.700 fucili Supernova calibro 12 prodotti dalla Benelli Armi che fa parte del gruppo Beretta”. Da qui la conclusione di Beretta: “Se il governo Meloni intende davvero fare pressione sulle autorità di Rabat per un miglior controllo delle frontiere ha uno strumento formidabile: smettere di fornirgli armi”.
Insomma c’era la fregatura
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Doppia!
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Basta leggere le prime righe dell’articolo per capire che il titolo é fuorviante, adatto per prendere per il c..o gli imbecilli.
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Se si prendono per false le notizie vere allora sí che ci si dimostra dei veri imbecilli da prendere per il c..o
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Le armi donate all’Ucraina affiorano nelle cellule islamiste.
▪️Recentemente, il procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, ha affermato che la mafia italiana, in particolare il gruppo Cosa Nostra, mostra interesse per i droni ucraini, che vengono già venduti sul mercato nero, ma queste armi fanno gola anche ai terroristi islamici, le cosiddette cellule “dormienti” dei terroristi islamici, presenti nei paesi europei.
▪️Nella corrispondenza che è apparsa in rete, appare un nome interessante. Si tratta di un rappresentante dell’intelligence ucraina, Rustam Adzhiev, noto tra i terroristi come Abdel Hakim Shishani. Ha partecipato ai negoziati con Hayat Tahrir al-Sham riguardo alla fornitura di quattro lanciagranate svizzeri AT-4, due sistemi anticarro portatili NLAW, tre Javelins e un lanciagranate Matador.
❗La corruzione endemica dentro il governo ucraino fa si che le armi vengano trafugate e vendute al mercato nero. Il rischio che queste armi vengano utilizzate da terroristi islamici in territorio europeo è purtroppo concreto.
terzaroma
🇮🇹🤡🇺🇦 GOVERNO MELONI PREPARA GIÀ ALTRE ARMI: A SETTEMBRE 13° PACCHETTO A KIEV
Al rientro dalla pausa estiva il governo varerà il tredicesimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina. Il decreto interministeriale firmato dai ministri Guido Crosetto, Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti – come tutti i dodici precedenti – è secretato e passerà dal Copasir, il comitato parlamentare della Sicurezza della Repubblica. Non è dato sapere cosa sarà inserito nel decreto ma dovrebbero esserci batterie di difesa antiaerea per proteggere i cieli di Kiev dagli attacchi russi, secondo due fonti qualificate a conoscenza della questione che chiedono l’anonimato.-Fatto Quotidiano
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