
(Mauro Morbello – lafionda.org) – Ceuta (e Melilla) sono due piccole città autonome spagnole situate lungo la costa nordafricana, circondate dal Marocco e distanti tra loro circa 220 chilometri. Insieme occupano appena 33 chilometri quadrati e contano poco più di 170.000 abitanti. Melilla, affacciata sul tratto nord-orientale della costa marocchina, fu occupata dalla Corona di Castiglia fin dal 1497. Ceuta, situata nei pressi dello Stretto di Gibilterra, divenne spagnola nella seconda metà del 1600. I due territori costituiscono oggi gli unici confini terrestri tra Unione europea e continente africano, anche se il Marocco continua a rivendicarne la sovranità.
La crisi migratoria attualmente in corso a Ceuta ha iniziato ad assumere dimensioni rilevanti da sabato 25 luglio, fino a raggiungere oggi un numero di ingressi stimato tra 50.000 e 60.000 persone, in maggioranza giovani e adolescenti di nazionalità marocchina. Una parte dei migranti è entrata scavalcando le recinzioni o attraversando i varchi terrestri, approfittando del cedimento dei dispositivi di controllo alla frontiera. La maggioranza ha invece raggiunto Ceuta via mare, affrontando a nuoto il breve tratto che la separa dalla costa marocchina, servendosi di imbarcazioni di fortuna oppure aggirando i frangiflutti di frontiera. Un percorso compiuto in condizioni estremamente pericolose, che avrebbe provocato finora almeno 24 morti per annegamento.
Diversi fattori hanno favorito questa improvvisa concentrazione. In primo luogo, attraverso le reti sociali si è diffusa la notizia che la frontiera fosse aperta o più facilmente attraversabile, un’informazione verosimilmente amplificata e manipolata per indurre migliaia di persone provenienti da varie zone del Marocco a dirigersi verso Fnideq-Castillejos, la località confinante con Ceuta. A rafforzare il flusso ha contribuito anche la convinzione che chi fosse riuscito a raggiungere Ceuta via mare non potesse essere immediatamente riconsegnato alle autorità marocchine. Questa aspettativa si è diffusa dopo una recente decisione del Tribunale Supremo spagnolo, secondo cui le persone intercettate in mare devono essere sottoposte alle procedure previste dalla normativa sull’immigrazione e asilo, non potendo essere respinte automaticamente mediante il regime speciale applicato agli attraversamenti della frontiera terrestre. Infine, un ruolo decisivo è stato svolto dal cedimento della sorveglianza marocchina. Non è ancora provato che Rabat abbia deliberatamente favorito il flusso, ma l’insufficienza dei controlli ha alimentato il sospetto che la pressione migratoria sia stata almeno tollerata. Un’ipotesi rafforzata dal fatto che, prima della crisi, gli ingressi irregolari a Ceuta si limitavano mediamente a poche persone al giorno.
Accanto alla tragedia umana e sociale che accompagna il fenomeno migratorio, la crisi attualmente in corso a Ceuta deve essere letta anche nella sua dimensione geopolitica. L’entità improvvisa del flusso, il cedimento dei controlli marocchini e il quadro di tensioni che coinvolge Rabat, Madrid e Washington alimentano infatti il sospetto che la pressione migratoria sia stata, almeno in parte, alimentata e utilizzata come strumento di condizionamento politico. La crisi di Ceuta può infatti essere letta all’interno di una convergenza di pressioni esercitate sul governo spagnolo. Da un lato, l’amministrazione Trump ha consolidato il rapporto strategico con il Marocco, riconoscendone la sovranità sul Sahara Occidentale, un territorio conteso con il Fronte Polisario e rivendicato dal popolo sahrawi. Dall’altro, ha progressivamente inasprito lo scontro con il governo di Pedro Sánchez, dopo che Madrid, unico tra i principali paesi UE, ha respinto la richiesta di portare la spesa militare al 5% del PIL, mantenuto margini più ampi di autonomia in politica estera e non si è allineata pienamente alle priorità di Washington.
Il Marocco, legato alla Spagna da rapporti di cooperazione ma anche da profonde e ricorrenti tensioni territoriali e diplomatiche, dispone a sua volta di una leva particolarmente efficace. Il controllo dei flussi diretti verso Ceuta e Melilla può infatti trasformare la collaborazione migratoria in uno strumento negoziale capace di accrescere rapidamente la pressione su Madrid. Un precedente significativo risale al maggio 2021, quando circa 8.000 persone entrarono a Ceuta nell’arco di due giorni, favorite da un evidente allentamento dei controlli marocchini. L’afflusso avvenne nel pieno della crisi diplomatica provocata dalla decisione spagnola di accogliere per cure mediche Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, e spinse Madrid ad accusare Rabat di avere utilizzato la pressione migratoria come strumento di ricatto politico.
Non vi sono prove che l’attuale afflusso migratorio sia stato concordato tra Marocco e Stati Uniti. Emerge tuttavia una convergenza oggettiva di interessi. Trump punta a indebolire uno dei governi europei meno disponibili ad assecondarne le richieste, mentre il Marocco cerca di accrescere il proprio potere negoziale nei confronti del governo spagnolo, non soltanto rispetto alle rivendicazioni su Ceuta e Melilla, ma anche riguardo al Sahara Occidentale, sul quale la Spagna, diversamente dagli Stati Uniti, non ha finora riconosciuto formalmente la sovranità di Rabat. In questo quadro, la pressione esercitata da Washington sul piano diplomatico, commerciale e militare converge con quella proveniente dalla frontiera di Ceuta. Il governo del Marocco, uno dei principali alleati strategici degli Stati Uniti nel Nord Africa, dispone infatti di una leva capace di incidere direttamente sulla stabilità politica spagnola. Pur in assenza, almeno sino a oggi, di prove di un coordinamento diretto, le due dinamiche finiscono così per rafforzarsi reciprocamente, riducendo la capacità del governo Sánchez di resistere alle pressioni esterne e mantenere una linea politica autonoma, con i migranti trasformati in strumenti involontari di una più ampia contesa geopolitica.
Pezzi di 💩.
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Anail …ho paura che sia già pronto un “cambio di regime” da parte USA!
Primi disordini interni contro Sancez…
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Povero… 😥 Con certe m3rde assolute è una lotta senza limiti… io sto aspettando l’autunno per il “cambio” del congresso USA e il 25°emendamento.
Fosse la volta buona che ci liberiamo di questo pazzo criminale…
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In USA c’è ne è stato uno solo savio ,ma lo hanno fatto fuori e poi gli hanno fatto fuori pure il fratello… quindi riporre la fiducia su nuove elezioni … c’è poca speranza che USA cambino …è il loro DNA lo hanno dimostrato ormai da troppi anni.Ciao cara ti capisco e anch’io sono sconsolato e disgustato perchè ci hanno venduto quel poco da autonomia che avevamo,per un piatto di lenticchie come se non ci fosse più un futuro per la nostra italietta.
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È un tentativo di ‘primavera’
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“Non vi sono prove che l’attuale afflusso migratorio sia stato concordato tra Marocco e Stati Uniti” = è tutta colpa degli USA (tanto per cambiare).
Ho finito, Vostro Onore.
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ha stato Putin
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In USA c’è ne è stato uno solo savio… La politica estera di Kennedy fu caratterizzata da momenti essenziali e decisivi per il futuro della storia americana e internazionale: il 35° Presidente degli Stati Uniti dovette affrontare la crisi dei missili di Cuba e le conseguenti tensioni con l’Unione Sovietica dettate dalla Guerra Fredda.
Uno dei momenti più discussi del suo mandato però resta sicuramente il coinvolgimento nella situazione vietnamita, durante la quale il Presidente Kennedy iniziò il potenziamento dell’intervento americano sin dal 1961: alla metà del 1962 i consiglieri americani in Vietnam erano circa 16000, senza contare gli agenti facenti parte delle operazioni sotto copertura.
John Kennedy decise di incrementare la presenza americana nel Vietnam del Sud per dare un forte segnale ai Paesi antagonisti della Guerra Fredda: dopo la crisi missilistica di Cuba gli Stati Uniti avevano bisogno di dimostrare la loro potenza a livello politico, militare ed economico, nell’ambizioso tentativo di trasformare il Vietnam del Sud in una repubblica democratica.
Molti storici sostengono che Kennedy, dopo aver ordinato l’assassinio di Diem (autoproclamatosi primo Presidente della Repubblica del Vietnam del Sud) e il rovesciamento del suo Governo abbia dato il via all’escalation di violenza che ha portato ad una sanguinosa guerra, che durò fino al 1975.
Si può affermare che Kennedy non fosse alla ricerca di un vero e proprio conflitto ma che la decisione di “rimuovere” Diem e lo stravolgimento della Repubblica del Vietnam del Sud abbia influenzato gli avvenimenti tragici dell’immediato futuro: la guerra del Vietnam inziò nel 1960 e si concluse 15 anni dopo con la prima grave sconfitta a livello mondiale per gli Stati Uniti, che persero in battaglia più di 58000 soldati.
https://www.sapere.it/sapere/approfondimenti/storia/john-fitzgerlad-kennedy/ruolo-kennedy-guerra-vietnam.html
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LA DEVONO SMETTERE DI PRENDERE PER IL CÜLÖ
Il confine italo-spagnolo, (che non esiste) è stato chiuso dal governo Meloni…La paura è che gli immigrati penetrati nella città spagnola che sta in Marocco attraversino a nuoto il mediterraneo come se non potessero fare altrettanto al di fuori della recinzione della città…
🤣 🤣 🤣
Shock termico e fauna marina. Acqua fredda:
La temperatura dell’acqua subisce sbalzi improvvisi a causa delle correnti atlantiche, oscillando spesso tra i 15°C e i 22°C, con un rischio concreto di ipotermia sulla lunga distanza.
Presenza di cetacei: Lo stretto ospita una ricca fauna marina, tra cui balene, grandi branchi di orche e meduse velenose. Sebbene gli attacchi di squali siano rarissimi, gli incontri ravvicinati con la fauna locale possono disorientare o ferire il nuotatore.
Fortissime correnti marine. Scontro tra due mari: L’oceano Atlantico e il mar Mediterraneo si incontrano qui, creando correnti d’acqua violentissime, imprevedibili e che cambiano direzione improvvisamente. Effetto imbuto: L’acqua atlantica, più fredda e meno salata, fluisce costantemente verso est in superficie, mentre l’acqua mediterranea, più densa, si sposta in profondità verso ovest, generando forti turbolenze.
Traffico marittimo tra i più intensi al mondo. Autostrada del mare: Lo stretto è una delle rotte commerciali più trafficate del pianeta, solcata continuamente da enormi navi portacontainer, petroliere, navi militari e traghetti ad alta velocità. Rischio collisione: Per un nuotatore è impossibile evitare queste imbarcazioni senza una barca d’appoggio dotata di sistemi radio e radar per segnalare la propria presenza e coordinarsi con le autorità portuali di Tarifa e Tangeri.
Condizioni meteo e vento estremo. Venti di Levante e Ponente: La zona è famosa per i suoi venti fortissimi che si incanalano tra le montagne della Spagna e del Marocco. Il vento può trasformare il mare calmo in un inferno di onde alte in pochissimi minuti, rendendo impossibile il nuoto e la respirazione.
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