«Così mio padre ha distrutto la famiglia»: i cittadini chiedono lo stop alle pubblicità dell’azzardo

«Lo Stato deve educare, non guadagnare», è uno dei messaggi arrivati nella puntata di “Tutta la città ne parla” dedicata all’azzardo e ispirata dall’articolo di Avvenire

«Così mio padre ha distrutto la famiglia»: i cittadini chiedono lo stop alle pubblicità dell'azzardo

(di Antonio Maria Mira – avvenire.it) – Maria se la prende con «la pubblicità in tv “gioca responsabilmente”, una vera ipocrisia fatta anche da personaggi famosi». Maurizio fa nomi e cognomi degli spot televisivi pubblicitari «che fomentano la “azzardopatia”. Con l’aggravante di testimonial come i “comici” ( da Diego Abatantuomo a Teo Teocoli… )». Drastico Claudio. «La pubblicità! Non si dovrebbe mai pubblicizzare il gioco d’azzardo, né nel pubblico né nel privato. Così come non si dovrebbe dare notizia delle vincite. Divieto totale come per gli alcolici e le sigarette». Sono alcuni dei messaggi inviati in diretta alla trasmissione di Radio Rai3 “Tutta la città ne parla” che lo scorso sabato ha dedicato tutta una puntata all’azzardo, prendendo spunto dall’articolo di Avvenire (sotto) sui nuovi dati record.

I radioascoltatori hanno letteralmente inondato la trasmissione con oltre cento messaggi, una quantità superiore alle altre puntate, stupendo il conduttore Pietro Del Soldà. Messaggi tutti negativi contro l’azzardo, contro il Governo che lo favorisce, contro i concessionari, contro gli sportivi e gli attori testimonial. Sono il racconto di un Paese preoccupato delle drammatiche conseguenze dell’azzardo, perché le ha toccate con mano.

Come Paola. «Mio padre ha distrutto la nostra famiglia e la sua vita, nessun perdono senza pentimento». Testimonianze dirette. «Nella mia esperienza trovo un’amica di cui ho scoperto incredulo la azzardopatia per gli esiti penali della sua ricerca di denaro per scommettere» (Loris). «Il gioco d’azzardo so cos’è ne soffre mio fratello ma fortunatamente si affida alla famiglia per la gestione economica (in un equilibrio molto precario purtroppo con pesanti ricadute e pentimenti)… 2.000 euro persi in due giorni», ha scritto Sara aggiungendo, «ma quello che mi indigna è il totale disinteresse dello stato che dovrebbe proteggere e tutelare queste persone affette da questa patologia».

Altri raccontano la diffusione dell’azzardo. Come Alberto. «Alle poste, ero andato per una raccomandata, lo sportellista mi ha proposto un gratta e vinci». Gino racconta di essere «andato dal tabacchino edicola per comprare Avvenire proprio per l’articolo sull’ azzardo e c’era la fila per i gratta e vinci». Giusi per sette anni ha lavorato per una multinazionale del tabacco. «La corresponsabilità (occulta) che non si vede mai è anche quella delle tabaccherie e dei tabaccai, che nel 90% dei casi, fanno credito ai giocatori che, al secondo giorno dallo stipendio o dalla pensione, hanno già impegnato quella successiva. Spesso non hanno neanche, a fine della giornata ludopatica, qualche monetina per un pezzo di pane». Milly aveva ereditato una tabaccheria. «Avevo solo il gratta e vinci e mi battevo per far capire ai nonni che facendo grattare i nipoti instillano loro senza pensarci questo vizio maledetto!!».

Laura apre il capitolo degli anziani vittime dell’azzardo. «Io rimango attonita a vedere donne di mezza età (come me!) e di ogni estrazione sociale avviluppate alle macchinette mangiasoldi nelle tabaccherie». Stessa osservazione di Patrizia. «Al mattino ci sono donne che nel negozio che ha giornali e tabacchi aspettano sotto un video che il loro numero esca. Lo Stato deve educare, non guadagnare sulle scommesse». Stesse osservazioni di Giovanni. «Vedo al bar qui a Roma in pieno centro persone normali che anziché prendere un caffè prendono un biglietto di una qualche lotteria». Con gravissimi danni, scrive Pietro. «Chiamiamola “azzardopatia” e non “ludopatia”: il gioco è qualcosa di bello, di sociale, formativo, educativo, emozionante, è il gioco d’azzardo che distrugge le vite».

Le accuse maggiori vanno alle decisioni dei Governi di ampliare le possibilità di azzardo. «Quanta responsabilità ha lo Stato in tutto questo, incentivando l’installazione delle macchinette o cose simili?» (Carmen). «Ai bambini la marmellata viene posta in posti per loro non raggiungibili, per i malati di ludopatia i mezzi per “giocare” sono posti pressoché ovunque» (Nino).

Amara la riflessione di Pieremilia. «Da anni parliamo di gioco non come tale, quindi di piacere, ma come gioco di distruzione di famiglie, di bambini che soffrono per mancanza del necessario a causa del gioco d’azzardo, delle scommesse del familiare che perde ogni bene». Non meno amaro il messaggio di Anita. «La ludopatia forse è anche una malattia della solitudine, mancanza di risorse soggettive, non solo di povertà».

Mai così tanto azzardo: in tre mesi sono stati giocati 45 miliardi di euro. «La situazione è fuori controllo»

La raccolta del settore è aumentata del 17% nel primo trimestre rispetto al 2025. Con questo trend si salirebbe a 190 miliardi a fine anno. Il boom dell’online

Mai così tanto azzardo: in tre mesi sono stati giocati 45 miliardi di euro. «La situazione è fuori controllo»

(di Antonio Maria Mira – avvenire.it) – Non si ferma l’affare dell’azzardo ed è nuovo record. Nel primo trimestre del 2026 la raccolta ha raggiunto l’incredibile cifra di 45 miliardi e 440 milioni, con un aumento di più del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025 quando con 38 miliardi e 755 milioni era già stato record. I dati, infatti, sono in continua crescita e ogni anno è un nuovo record: nel 2022 erano 30 miliardi e 607 milioni, nel 2023 sono saliti a 35 miliardi e 26 milioni, nel 2024 altro incremento a 37 miliardi e 719 milioni. E cresce addirittura del 25% la spesa, cioè la perdita secca dei giocatori. Si tratta di dati ufficiali contenuti nel Bollettino statistico pubblicato ogni trimestre dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. E il record trimestrale fa facilmente prevedere che si arriverà a un nuovo record annuale. Lo scorso anno la raccolta era arrivata a 165 miliardi e 345 milioni, se restasse l’attuale trend, facile previsione, si passerebbero i 190 miliardi. Come si legge nel Bollettino a contribuire alla crescita è soprattutto l’azzardo online che troviamo sotto la voce “altri giochi” e che ha raggiunto i 23 miliardi e 172 milioni rispetto ai 20 miliardi e 253 milioni del 2025. Salgono anche slot e vlt passando da 5 miliardi e 291 milioni a 7 miliardi e 870 milioni. Crescita inferiore per le scommesse salite da 7 miliardi e 351 milioni a 8 miliardi e 372 milioni. Così come i giochi numerici e le lotterie, passati da 5 miliardi e 859 miliardi a 6 miliardi e 25 milioni. Sostanzialmente stabile quanto ha incassato lo Stato, passato da 2 miliardi e 483 milioni ad “appena” 2 miliardi e 682. La conferma di una curva piatta da anni, dovuta soprattutto alla crescita dell’online tassato molto meno dell’azzardo “fisico” che invece sta perdendo posizioni. Cresce invece la spesa, cioè quanto i giocatori perdono. Si è arrivati a 5 miliardi e 713 milioni rispetto ai 4 miliardi e 484 milioni del primo trimestre del 2025.

Soldi buttati via soprattutto dai giocatori patologici e dai soggetti più poveri e fragili, come sottolineano associazioni e organizzazioni del mondo “no slot” commentando questi dati preoccupanti. «È un gran brutto segnale – commenta don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Cei –. Da una parte c’è la questione del perché del gioco, che c’entra col tema della speranza. Quali motivi oggi abbiamo di sperare, anche di riuscire a cambiare e elevare la propria condizione? In una fase di stasi dove non è possibile fare “salti”, si spera in qualcosa di immaginario come la fortuna. C’è poi il tema, collegato a un livello di cultura sociale molto bassa, legata al senso e al valore del denaro. Penso infine a forme estreme di solitudine, l’azzardo è spesso un modo per ripiegarsi su se stessi, segnala una crisi». Da don Bignami c’è poi la denuncia di «una società che si struttura per favorire l’azzardo. Questo è il dramma. La spesa sanitaria italiana è di 160 miliardi di euro e se arriviamo a 190 con l’azzardo vuol dire che è qualcosa di allucinante. Soldi che poi confluiscono nelle mani di pochi».

Analoga la denuncia di Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale Antiusura Giovanni Paolo II. «È una situazione ormai fuori controllo. Da una parte le imprese per stare in piedi devono accalappiare sempre più clienti, dall’altra parte c’è lo Stato che vuole aumentare l’entrata erariale, anche se poi aumenta in maniera molto minore». Con danni evidenti. «L’azzardo è sia una causa dell’impoverimento che un effetto dell’impoverimento perché quando uno ha difficoltà, cerca nella fortuna la soluzione, ma poi aggrava la propria situazione». Così, insiste Gualzetti, «noi siamo l’ultima spiaggia di coloro che rimangono intrappolati. Di quei miliardi gran parte è garantita dalle persone più fragili, che noi cerchiamo di aiutare perché rischiano di cadere nell’usura». Eppure, accusa, «si fa passare l’azzardo come una cosa normale, innocua, anzi “fa figo” sostenuta dai campioni alla faccia del divieto della pubblicità. C’è un processo di normalizzazione che fa anche più vittime perché la gente non ha neanche più il pudore e timore nei confronti dell’azzardo come avevamo noi. Oggi invece anche i giovani più piccoli vengono invitati a giocare, all’inizio con cose innocenti che poi piano piano li introducono nel vero e proprio azzardo».

Durissimo anche il commento di don Armando Zappolini, portavoce della Campagna Mettiamoci in gioco. «Lo Stato guadagna sui poveri e sui morti. È chiaro che più aumentano la precarietà e la povertà e più l’attrazione dell’azzardo è forte illudendosi che con un colpo di fortuna sistemi la precarietà. Così la maggior parte degli introiti dell’azzardo è roba di abitudinari, compulsivi e patologici?». Per questo, afferma, «andrebbe fatta una regolamentazione che tuteli di più le fasce abitudinarie, come sistemi di blocco al tempo di giocata e ai soldi di giocata. Ma è chiaro che non lo fanno perché porterebbe a una riduzione delle entrate. E chi in Consiglio dei ministri proporrebbe di perdere 7-8 miliardi? Però la politica è anche avere coraggio. Ce l’hanno?».