A Fratelli d’Italia le urne restano un mistero fitto – si vota a fine legislatura o prima, chissà, dipende dagli umori della maggioranza – ma le liste, quelle, si scrivono già, eccome

(Marco Antonellis – lespresso.it) – A Fratelli d’Italia le urne restano un mistero fitto – si vota a fine legislatura o prima, chissà, dipende dagli umori della maggioranza – ma le liste, quelle, si scrivono già, eccome. A Via della Scrofa nessuno aspetta il fischio d’inizio: la prudenza al limite del doroteismo, si sa, è l’unica vera ideologia di chi comanda il Paese da ormai quasi quattro anni.
Le preferenze? Un rebus coi fiocchi. L’emendamento capolista bloccato più tre preferenze potrebbe ripresentarsi al Senato, o no, chi lo sa, ma tant’è: quello che conta è già scolpito. Giorgia Meloni capolista in tutte e cinque le circoscrizioni, il massimo consentito dalla legge. Ovunque lei, sempre lei: premier e padrona del partito, blindata come un caveau svizzero. Dietro la first lady di Via della Scrofa, la fila si allunga: pronti a scendere in campo ministri, capigruppo, big vari già pronti ad accaparrarsi le prime caselle dei listini, bloccati o “listoni” che siano. Nomi? Bocche cucite, per ora, troppo presto, e le preferenze restano una mina vagante appesa a Palazzo Madama.
Ma la notizia di giornata, porta un cognome che fa rima con Giorgia: Arianna Meloni. Mai stata parlamentare, capa della segreteria e regina indiscussa delle tessere, la sorella-first lady del partito è ormai data per candidata sicura. Ai giornali aveva detto: disponibile, ma senza foga da poltrona. Alle Europee se l’era cavata con una battuta-schermo; oggi i suoi giri per le sedi, da Bari a Perugia, parlano chiaro come il sole. E sul Campidoglio? Sibillina come sempre: «Se non si propone nessuno, ci sono io», che tradotto significa: prenotato, riservato, blindato.
Da capa segreteria toccherà pure a lei sfoltire le liste, salvo il placet finale della sorella maggiore, ça va sans dire. Sul fondo, la solita grana Sud: con le preferenze, se dovessero andare in porto, quasi metà del gruppo meloniano rischia grosso sulla poltrona. Un bel mal di pancia in arrivo, tutto da gestire a Palazzo Madama senza fare troppo rumore. E poi c’è ancora chi si meraviglia dei franchi tiratori.
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Uno vota a destra e, se per disgrazia la destra vince… NON VOTA PIU’.
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