Forse, mentre i sindacati delle varie polizie sono ormai protrusioni del Viminale e il cosiddetto Campo Largo si ostina a dividersi tra chi si allinea alla percezione allarmistica e chi si ferma alle petizioni di principio, andrebbe sposato il coraggio della verità. Parlando direttamente, à la Pasolini, a chi porta la divisa. Così: vi stanno prendendo per il culo

(Luca Bottura – editorialedomani.it) – Sembra incredibile anche a me, ma nessuno ha ancora tirato fuori Pasolini. Forse Mollicone era al mare. Forse, non avendolo mai letto davvero, si sono fermati alla famosa teoria del “fascismo degli antifascisti” che usano per i meme su Facebook. Poi, zero scarabocchio. O forse non serve: la narrazione sulla condotta di qualunque agente è già naturalmente assolutoria.

L’altro giorno, nell’elegia di uno dei poliziotti che hanno gestito la morte di Abderrahim Fakir, un quotidiano nazionale evidenziava quanto fosse giovane, scosso, e soprattutto un grande sportivo. Dunque di sani principi. Il giorno dopo, stessa testata, stessa firma, una lunga articolessa spiegava il comportamento adamantino degli agenti, come testimoniato dalle immagini. Nella pagina prima, c’erano le immagini: dicevano il contrario.

Ci pare normale

Questo distacco dal reale, ormai abitudinario, deriva dal contesto. Abituati come siamo a cercare il male nel tizio a fianco, da ieri anche minorenne, e sticazzi se gli abbiamo rubato futuro e pensioni, siamo assuefatti. Ci va bene il brigadiere Lombardi, che inneggia al Duce sui social, che festeggia le esecuzioni sul posto dei Mario Roggero di turno, che nemmeno percepisce quanto letame stia spargendo sulla sua divisa. Sembriamo Sofia Loren dentro un’eterna giornata particolare. Senza nemmeno un Mastroianni da coricarci. Così, per distrarci un po’.

Ci pare normale che a lamentarsi del crimine dilagante siano i post-repubblichini che governano ormai da quattro anni. Che sottopagano gli agenti. Gli tagliano i mezzi. Non gli assumono colleghi. Risultato: come nei poliziotteschi degli anni Settanta, o come in un G8 di inizio millennio, la polizia s’incazza. Ma non contro di loro. Contro i maranza, i comunisti, gli antagonisti da sbattere sulla fedina morale dei Lepore di turno. Cornuto, dacché la sinistra che mena le mani ce l’ha con lui. Mazziato, perché quello è il disegno: si fanno ricadere sui sindaci le responsabilità di chi li contesta.

Quando la dottrina Piantedosi produce incidenti con aritmetica ripetizione, è solo per incapacità? Quando sulla famosa criminalità predatoria toglie agenti a Milano o a Bologna fingendo di aggiungerne, agisce solo per motivi di fondi carenti? Quando decide di spostare nel centro sempre di Bologna (ops) il match di una squadra israeliana di basket, con ovvi e conseguenti tafferugli, dimostra ancora una volta che dovrebbe occuparsi di agricoltura o fa campagna elettorale sulle (s)palle di chi vota male?

E quando l’ex mandante di Piantedosi, Salvini, per quanto oggidì più debole del suo automa, dacché Vannacci gli ha scippato il labaro, va in Questura a Bologna, porta solo testimonianza? O vuole marcare una definitiva cinghia di trasmissione tra l’estrema destra e questa classe politica che ha fatto della violenza verbale il proprio centro di gravità elettorale? Quando il Viminale lamenta 64 agenti feriti nello scontro con 100 antagonisti – ma davvero? E che cos’erano? Un plotone di uscieri contro le Ninja Turtles? – cerca o no di alimentare la rabbia passivo-aggressiva di chi ha mandato allo sbaraglio?

Cosa fare

La risposta è nota. E la deriva non è recente: Patrizia Moretti si ritrovò sotto l’ufficio il corteo di chi le aveva restituito cadavere il figlio, Federico Aldrovandi. Che fare, è meno chiaro. Forse, mentre i sindacati delle varie polizie sono ormai protrusioni del Viminale e il cosiddetto Campo Largo si ostina a dividersi tra chi si allinea alla percezione allarmistica altrui e chi si ferma alle petizioni di principio, andrebbe sposato il coraggio della verità. Parlando direttamente, à la Pasolini appunto, a chi porta la divisa.

Così: vi stanno prendendo per il culo.

Vi usano per il loro basso tornaconto trattandovi da deficienti che manco sanno sedare un drappello di figli di papà. Vi pagano niente e vi raccontano che è colpa di Stalin o di Fratoianni. Intanto, vivete in un paese senza prospettiva, che ai vostri figli indica due strade: raccomandazione, o emigrazione. Vi riempiono di retorica su Borsellino e poi non fanno processare i “loro” che fanno affari con la mafia. Ma davvero vi conviene? Vi conviene consolarvi con la mano libera sugli stranieri mentre questi si mangiano il paese e il vostro futuro?

Ovviamente, sui grandi numeri, non funzionerebbe: due puntate di Porro e passa la paura. Ma in polizia, nei carabinieri, nella Finanza, esistono uomini e donne leali allo Stato, cioè ai cittadini che pagano loro uno stipendio vergognosamente basso, e non meritano di essere lasciati soli in questo grumo di malafede autoritaria. Come diceva Corrado Guzzanti nei panni di Vulvia: «Bisogna che qualcuno ci va a parlare». E pure ad ascoltare. Per tutti noi. In fondo, che altre opzioni abbiamo?