
(estr. di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – […] Avevamo già il leggerissimo sospetto che le élite interventiste europee, col loro codazzo di agiati mercenari da scrivania, giocassero con le parole per dare a intendere all’opinione pubblica che il riarmo dei Paesi dell’Unione fosse una cosa non solo buona e giusta, ma anche rassicurante e glamour: come dimenticare “l’Italia che riscopre il fascino del bunker” di cui dava conto Repubblica?
[…] Martedì un editoriale di Stefano Folli, sempre su Rep, ci ha aperto gli occhi, identificando il motivo principale della “frattura” dentro al cosiddetto campo largo nell’uso (o non uso) del vocabolo “riarmo”, “una parola che contiene un che di minaccioso, volto a incutere timore nell’opinione pubblica”, che non ne avrebbe alcuna ragione. “Riarmo”, denuncia Folli, “allude a pericoli di guerra”, chissà come mai; “ed è proprio questo lo scopo di chi – i 5Stelle, la sinistra di Avs – usa il termine in polemica con… un alleato, ossia il Pd”. Ah, vedi; noi pensavamo che a creare fratture, casomai, fossero i cosiddetti “riformisti del Pd”, riarmisti convinti, dato che la linea della segretaria Schlein sarebbe contraria alle armi, come peraltro la maggioranza assoluta degli italiani.
Proprio per ovviare a questa bizzarria – cioè il fatto che una parola che significa produzione e rifornimento di armi venga usata per indicare esattamente questo fenomeno – l’Unione Europea, nella persona-robot di Ursula von der Leyen, si era messa di buzzo buono per trovare un’alternativa al brutale ancorché onesto “ReArm Eu”, prima versione del progetto di riarmo dal costo di 800 miliardi di euro, trovandola infine nell’eufemistico e più birichino “Readiness 2030”, un modo per dire a Putin che saremo pronti a muovergli guerra nel 2030 (lui ha risposto che sarebbe pronto già da subito, volendo, dal che si è dedotta la prova che volesse attaccarci).
La preoccupazione dei geni che ci governano era, allora, non tanto che i cittadini europei si spaventassero, quanto che capissero come stavano veramente le cose: se tu dici a 452 milioni di abitanti di mettersi il cuore in pace perché il loro Paese non si farà scrupolo di grattare 800 miliardi di euro dalla spesa sociale entro 4 anni per riempire gli arsenali rimasti vuoti dopo 4 anni di invii di armi all’Ucraina, può anche darsi che si organizzino per protestare, e ci manca solo questo: mica siamo vere democrazie. E pensare che il sempliciotto Mark Rutte, Segretario Generale della Nato (che chiama Trump “paparino”), lo aveva detto: “Spendere di più per la Difesa significa spendere meno per altre priorità, se non si vogliono mettere più tasse”. E quali sono queste priorità rinunciabili? Bazzecole: “I Paesi europei spendono fino a un quarto del reddito per pensioni, sistemi sanitari e di previdenza sociale, abbiamo bisogno solo di una piccola frazione di quei soldi per rendere la Difesa molto più forte”. Rutte deve essersi recato in qualche ospedale pubblico italiano per accorgersi che lo standard medio è praticamente quello di un hotel a cinque stelle di Dubai, senza contare la bella vita che fanno i pensionati dopo 50 anni di lavoro, e quindi ha telefonato a Ursula: “Ma questa è una miniera d’oro! Prendiamo i soldi da Sanità e pensioni”.
[…]
Giorni fa, alla vigilia del vertice Nato di Ankara, ha ricordato ai 27 Paesi Ue l’impegno di spendere il 5% del Pil nella Difesa, lanciando ai recalcitranti, in particolare alla Spagna che si è rifiutata di farsi taglieggiare da Trump, un avvertimento in stile Soprano’s: “Se uno o due di essi devono ancora essere convinti, abbiamo i mezzi per farlo” (ci farà bombardare dal battaglione Azov con le nostre armi?).
È la propaganda di guerra: creare false paure per indurre al sacrificio. La risoluzione con cui il Parlamento europeo ha sostenuto il piano ReArm indicava nella Russia “la più profonda minaccia militare” all’integrità territoriale dell’Ue “dalla fine della Guerra Fredda”; cioè, un Paese di 17 milioni di chilometri quadrati, 11 fusi orari e 145 milioni di abitanti non vede l’ora di prendersi i Sudeti e il Viterbese.
[…] Intanto Macron, presumibilmente vestito in Dior, sfila sugli Champs-Elysées per la tradizionale parata militare del 14 luglio (giorno della Presa della Bastiglia: da far venire l’acquolina in bocca a chi avesse voglia di arrotare la ghigliottina), con Zelensky, 7mila soldati, 98 aerei, 31 elicotteri e 315 veicoli, più 500 militari dei 35 Paesi della Coalizione dei Volenterosi, tra cui gli italiani. Tempo fa, dopo aver proposto di mandare truppe Nato in Ucraina, parlò dalla base militare dell’Île Longue mentre alle sue spalle troneggiava l’imponente Le Téméraire, sottomarino nucleare lanciamissili della Marina francese. Tutto questo non allarma i cittadini: basta chiamarlo con un nome spiritoso e chic (Brigate Dior?). A spaventare sono Conte, Bonelli e Fratoianni, quei terroristi che chiamano “riarmo” il riarmo (noi nella lista metteremmo pure il Papa).
Ma noi siamo governati dal governo italiano o da Bruxelles e Washington?
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è una domanda retorica. La politica estera dell’Italia dal 1947 è eterodiretta e quella interna è orientata su precisi canali dal 1962. le classi dirigenti e padronali italiane sono da sempre servili verso il potente di turno che sia a Parigi, Londra, Berlino, Washington o Bruxelles. i nostri avi contadini dicevano Francia o Spagna basta che si mangia… e non è cambiato molto d’allora…chi ha capito questo non sta dietro le beghe da cortile dei palazzi della politica ma guarda a cosa accade nel mondo…giusto per trovarsi preparato
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La seconda che hai detto. Lo so che lo sai, hai voluto fare la domanda sapendo la risposta. Lo sai tu, lo so io, lo sappiamo tutti. E lo sanno anche i sassi. Non serve guardare i video de Il Vaso di Pandora quando c’è ospite Umberto Pascali il mrcoledì (quindi nei video che appaiono sul canale al giovedì), basta avere quel minimo di sale in zucca per capire che ci stiano pigliando sonoramente per il Q-lo da sempre. Perché quando vogliono raccontarci che Putin sia un pazzoide pericoloso, ma non riescono viceversa a spiegarci quanto sia un criminale genocida un malato mentale come Netanyahu, allora il conto non torna e tanto vale prendere tutta la cosa come un racconto che serve a giustificare guerre senza senso, salvo quello di alimentare la bolla speculativa delle lobby che con le questioni (le guerre) “geopolitiche” fan paccate di quattrini per default. Guarda in Iran: lo stretto di Hormuz era apertissimo, ma ora che è chiuso per una guerra che serviva a Israele con le armi degli USA, chi ci fa i quattrini? La City di Londra, ed espressamente i Lloyds di Londra quando assicuran intere navi anche solo al vago passaggio da quelle parti. Non serve, ripeto, stare a fare discorsi “gombloddisti”, basta aprire gli occhi. Perché come dice(va) l’illustre magistrato italiano Piercamillo Davigo “una volta (i politici) si vergognavano (mentre rubavano), oggi rubano senza vergognarsene neanche più!”, e qui, ecco infatti che succede lo stesso: ci raccontano pụttanate immani e pretendono che ci si creda, così abbiamo più paura (e quando hai paura, sei disposto a rinunciare ai tuoi diritti, quindi quando un algoritmo ti profila anche il buco del Q-lo per venderti qualcosa di cui non hai bisogno, lasci stare e non t’incazzi neanche più). In pratica, ci pïscĭanǫ addosso e ci dicono che piove. Oggi più che mai…
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“..la linea della segretaria Schlein sarebbe contraria alle armi..”
Nonostante le innumerevoli “condanne” il pd beneficia sempre del condizionale.
La Schlein dal punto di vista pd sta facendo un eccellente lavoro perché al momento il suo partito rimane unito. La segretaria ha sviluppato anche altre abilità, soprattutto nel rapporto con i partiti del campo comune.
Mejo che tasa.. 🤐
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Altro OT … infosannio in ferie:
Attendiamo la prova fattuale che la Russia vuole attaccarci
diStefano Fassina
Dopo una settimana di sciacallaggio intorno alle contraddizioni nell’area progressista sulla politica estera per riprodurre la rottura di 4 anni fa, è esploso il centrodestra sul nodo iper-politico della legge elettorale. Un autogol pesante. Si conferma aperta la partita del voto. È urgente affrontare la questione decisiva posta da Giuseppe Conte a Napoli. Si può riassumere così: la Russia è “minaccia esistenziale” per l’Europa, come sancito da marzo 2022 dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei Capi di Stato e di Governo Ue? È “minaccia di lungo periodo” come inciso, da ultimo, nel comunicato del vertice Nato di Ankara?
A riflettere senza rigidità per lesa rimozione, la domanda esprime vocazione costruttiva, anzi è posta sull’unico terreno utile a coltivare un compromesso alto tra posizioni distanti sui passi da compiere per negoziare la fine dignitosa della guerra in Ucraina. Invece di rimarcare la propria linea rossa, andrebbe colta la possibilità di condividere una lettura costituzionalmente orientata del cambiamento d’epoca in corso. Cosa implica qualificare la Russia come “minaccia esistenziale”? Il soggetto qui non è chi siede pro-tempore al Cremlino: è la Russia, una nazione, un popolo, una civiltà, una storia di sangue versato per sconfiggere il mostro nazista partorito dal centro del continente. Il predicato verbale della ricorrente sentenza la identifica come sfida definitiva alla nostra sopravvivenza: non è soltanto rea di violare il diritto internazionale, dopo una lunga serie di umiliazioni e di insidie alla sua percezione della sicurezza nazionale. È male irriducibile, intrattabile alla convivenza pur vigilata. Insomma, un conto è condannare, come unanimemente è stato fatto, l’aggressione criminale ordinata dal presidente Putin all’Ucraina. Un conto è sostenere, pur senza statura morale e curriculum politico per avviare il dialogo, la perdurante utilità del sostegno militare a Kiev per “portare Putin al tavolo delle trattative”. Altro è insistere sulla lettura dominante: inverte la prospettiva dell’Ue. La guerra diventa orizzonte ordinario della politica. L’Europa viene irreversibilmente mutilata di una parte della sua anima cristiana, oltre che della sua vicenda millenaria. Archivia dolosamente le conquiste del welfare. Sancisce la subalternità militare, politica e commerciale a Washington, dato l’arsenale atomico del nemico assoluto ai confini, altro che abbandono del “vecchio continente” da parte degli Stati uniti e costruzione di “autonomia strategica”.
Ma lettura è fondata? Quali ne sarebbero le fondamenta “reali”, demografiche, economiche, operative, di fronte a una Nato pur soltanto europea? Quali risorse alimenterebbero il disegno imperialista da subito attribuito all’orso russo? La Cina e gli altri Brics assisterebbero, seppur malvolentieri, un’impresa devastante per i mercati globali, fonte della loro ascesa e primati? È complottismo, per chi ha studiato un po’ di storia, riconoscere nella posizione di larghissima parte delle classi dirigenti europee il tentativo di puntellarsi nei Palazzi assediati dai rispettivi popoli e di affidarsi a un capitalismo manifatturiero e finanziario in cerca di riconversione nel lucrosissimo settore della difesa? Sicuro, come sostengono al Nazareno, che “da una prospettiva progressista, si dovrebbe discutere non se la minaccia alla pace esiste, ma come reagire e neutralizzarla”? Non sarebbe, invece, naturale per chi ha pensiero critico e cuore rivolto agli interessi popolari e del lavoro rendersi disponibile a valutare la “verità ufficiale” e capire, per un Occidente relativizzato, dove origini effettivamente la minaccia alla pace e attraverso quali “armi” avanza, prima di discutere come reagire? “Disarmare le parole” è nostro primo dovere in quanto Magnifica humanitas, ricorda Leone XIV.
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