
(Tommaso Merlo) – Se gli Stati Uniti abbandonano i sionisti, per Israele è la fine. E per questo molti temono che a Tel Aviv possano ricorrere alla bomba atomica nel disperato tentativo di sopravvivere. Far fuori Trump potrebbe quindi essere controproducente, almeno per il momento. Quel vecchio demente cambia idea ogni cinque minuti e potrebbe rimangiarsi ancora tutto e fare dietrofront. Speranze sensate, l’altro giorno Trump ha minacciato di morte i negoziatori iraniani impegnati in Svizzera. Ma c’è di più. I sionisti quel celebroleso lo hanno ricoperto d’oro e prima di gettarlo nel cassonetto, lo vogliono spremere. Quando gli ricapita come presidente il migliore amico di Epstein col vizietto delle ragazzine. Bisogna poi essere onesti, Trump si è dimostrato un notevole criminale di guerra, davvero ideale per i sionisti. Incapace di provare ogni empatia e privo di ogni moralità, ha sostenuto come nessun altro il genocidio del secolo a Gaza arrivando a partorire l’immondo progetto della Riviera del Sangue Innocente col genero e l’amico palazzinaro. Davvero senza vergogna e cuore, ma non solo. Da come si sono messi i sondaggi, il prossimo inquilino della Casa Bianca potrebbe essere il primo della storia dalla parte dei palestinesi. Roba che i sionisti si ritroverebbero a supplicare la soluzione dei due stati pur di non fare le valige. Trump gli potrebbe quindi servire ancora vivo, almeno per il momento. In modo da lavorarlo ai fianchi. Per aggredire illegalmente l’Iran, il Mossad lo ha infinocchiato con la favoletta della decapitazione dell’Ayatollah e della rivoluzione imminente, per fare il bis gli basta una seratina in compagnia a smangiucchiare popcorn davanti ad un filmino dell’isola degli orrori. Ci stanno provando e Washington è spaccata in due. Anche quella sionista. Falchi da una parte, colombe dall’altra. Per la prima volta nella storia l’impero americano si è ritrovato davanti un nemico all’altezza che ha raso al suolo le basi americani nel Golfo, punito i paesi arabi complici e bombardato duramente Israele come mai nessuno prima. Miliardi andati in fumo insieme alle illusioni egemoniche degli aggressori, ma non solo. Per la prima volta una guerra lontana ha colpito repentinamente l’americano medio che si è ritrovato a bestemmiare contro Trump alla cassa del supermercato e a quella del benzinaio. Milioni di americani che non sanno neanche dove sia Teheran, ma che hanno il portafoglio al posto del cervello e stanno capendo la minchiata epocale che hanno combinato votando quel vecchio demente. Roba che al posto dei ring ottagonali, sul prato della Casa Bianca ci piazzano una ghigliottina per lui e tutto il suo clan. Lo Stretto di Hormuz è l’unica vera bomba atomica dell’Iran e detonando ha costretto Trump alla resa. Inaspettata, spiazzante. Al punto che Washington è spaccata mentre le meningi narcisistiche di Trump in pappa. I falchi vogliono sfruttare i 60 giorni delle trattative per leccarsi le ferite e tentare almeno la presa militare dello Stretto per liberarsi dalla morsa e ricominciare a perseguitare l’Iran con sanzioni e attacchi terroristici fino alla resa. Ma molti esperti militari ritengono che coi mezzi attuali, gli Stati Uniti non hanno opzioni. Sono al verde, a corto di munizioni e senza armi decisive per fare breccia nel montagnoso fortino iraniano. Per gli esperti economici invece, se la chiusura dello Stretto continuasse anche solo un paio di mesi, gli Stati Uniti rischiano tracolli finanziari e licenziamenti di massa per una guerra impopolarissima per conto di un paesello mediorientale odiato dai più e questo solo perché una manciata di miliardari sionisti ha corrotto i loro politicanti. Roba da ghigliottina ma anche assalto alla Bastiglia agitando le forche. Le colombe vogliono quindi che per la prima volta in decenni, la Casa Bianca metta prima gli interessi americani rispetto a quelli israeliani e firmi un trattato di pace serio con l’Iran. Un paese derubato, infangato e perseguitano per decenni solo perché refrattario ai deliri egemonici occidentali e soprattutto schierato dalla parte del popolo palestinese. Il suo vero peccato mortale. Un trattato di pace che per i sionisti significherebbe una sconfitta strategica devastante al punto da far vacillare tutto il progetto coloniale. Perché non solo l’Iran s’imporrebbe come unica potenza egemone nella regione ma la causa palestinese invece di finire sotto le macerie, tornerebbe al centro della storia e pure in modo veritiero. Una sconfitta militare ma soprattutto politica davvero devastante. Ma meglio restare prudenti. I fanatici vanno a sbattere piuttosto che guardarsi allo specchio. I sionisti vogliono continuare a massacrare e cacciare palestinesi in nome della Grande Israele con o senza americani, ma è anche vero che nessun paesello può sopravvivere calpestando leggi ed istituzioni internazionali e malvisto e boicottato dall’umanità intera. Israele rischia la fine anche solo per implosione e a quel punto ha due alternative. Disinfestarsi dal sionismo e ricominciare mettendosi a negoziare da paese civile coi palestinesi aprendo una nuova era di pace e diritti umani, oppure intestardirsi anche al punto da ricorrere alla bomba atomica.
le riflessioni di Merlo hanno tutte un difetto. TM ipotizza che le ideologie dei diversi sistemi di potere abbiano una corrispondenza con la realtà. l’unica corrispondenza con il reale è la cleptocrazia e l’egotismo bulimico delle classi dirigenti. perchè le vere cause delle guerre sono da ricondursi al cambiamento climatico in atto e alla conversione alle energie rinnovabili.
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Prima che i sionisti arrivino a pensare alla bomba atomica paesi come la Turchia o la Cina gli farebbero fare l’ esodo all’ incontrario🤔
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