Iniziata come una mobilitazione ambientalista, la protesta è diventata il contenitore di un malcontento ben più ampio

(di Niccolò Di Francesco – tpi.it) – La cosiddetta Rivoluzione dei fenicotteri non è più soltanto una protesta contro la costruzione di un resort di lusso. La mobilitazione, che da oltre venti giorni attraversa l’Albania, è presto diventata il contenitore di un malcontento ben più ampio. Tutto è nato come una protesta ambientalista contro la realizzazione di un gigantesco resort nell’area protetta della laguna di Zvërnec e della riserva di Vjosa-Narta, nei pressi di Valona. L’area ospita una delle più importanti colonie di fenicotteri rosa dei Balcani, da cui deriva il nome della protesta. La scintilla è stata l’avvio dei lavori per un complesso extralusso legato a investitori internazionali, tra cui società riconducibili a Ivanka Trump e Jared Kushner, rispettivamente figlia e genero del presidente degli Stati Uniti.
Con il passare dei giorni, tuttavia, la mobilitazione ha assunto una portata più ampia, trasformandosi in una contestazione contro la corruzione, la gestione del governo del premier Edi Rama e quello che molti manifestanti considerano uno sfruttamento del patrimonio naturale del Paese a vantaggio di interessi privati e stranieri. Molti lavoratori scesi in piazza, interpellati da Il Fatto Quotidiano, hanno raccontato di percepire stipendi compresi tra i 400 e i 500 euro al mese, mentre il costo della vita continua ad aumentare. Ai bassi salari si aggiunge inoltre il problema delle pensioni minime, considerate insufficienti da una parte crescente della popolazione. È anche per questo che la protesta è stata rapidamente abbracciata da fasce molto diverse della società, dai giovani ai pensionati, che ogni giorno si ritrovano nelle strade di Tirana per chiedere le dimissioni di Edi Rama.
Il premier albanese Edi Rama, tuttavia, non cede. “Un governo non si fa piegare dal rumore”, ha dichiarato, sostenendo che l’Albania sia finita al centro di una “guerra ibrida”: “Da 20 giorni l’Albania è nell’occhio di un ciclone digitale. Il mondo si è svegliato solo perché c’era il nome di Kushner e l’ombra del suo suocero, odiato da un’intera armata online”. Le proteste arrivano in un momento particolarmente delicato per il Paese, mentre sono in corso i negoziati per l’ingresso di Tirana nell’Unione Europea e il governo cerca di presentare l’Albania come un partner stabile e affidabile agli occhi di Bruxelles.