Il colloquio con il presidente prima del rientro in Italia. L’ipotesi di un viaggio a Washington entro luglio

Meloni vede Trump: “Rapporto immutato. Vannacci? Si tira fuori”

(Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – EVIAN – L’ultimo fotogramma di Giorgia Meloni al G7 di Evian arriva a vertice concluso. La premier è seduta su un divanetto con Donald Trump. Manca l’audio, dunque si colgono solo sorrisi, pacche sulle spalle, segni d’intesa. Un rapporto ricucito, questo è il messaggio che Palazzo Chigi ha fretta di veicolare. Propedeutico, forse, a una nuova missione alla Casa Bianca, a cui la diplomazia lavora da tempo e che vorrebbe strappare entro fine luglio. Di certo, non basterà questo nuovo colloquio per risolvere l’enorme problema politico che minaccia la coalizione di governo. Perché in Italia c’è un ex generale in ascesa da gestire.

Niente sigaretta, stavolta. Il fumo è un vizio che Meloni prova a dimenticare, «ho rinunciato qualche tempo fa, non ve ne siete accorti…». Dopo la conferenza stampa finale, la leader resta qualche secondo ad ammirare il lago e chalet pagati a peso d’oro dai turisti. Quindi riparte per Roma. Dove la maggioranza è alle prese con Roberto Vannacci.

La strategia della premier per fronteggiarlo è ormai chiara: indicarlo come il traditore della causa, la quinta colonna della sinistra. Non per le idee filoputiniane o le X dedicate con affetto alla Decima Mas, mai condannate, semmai per aver votato in più occasioni contro il governo. È lui, accusa, l’artefice della rottura. «Mi pare che sia Futuro nazionale ad aver chiuso all’alleanza».

Chi rompe, paga: è il principio che ispira le mosse della presidente del Consiglio. Quando un cronista le ricorda che è lei a chiudere all’intesa, Meloni tiene a precisare: «No, questa è una risposta che ha dato lei». Come a dire: mai detto che sarò io a negare un patto. Se non si può evitare un nemico a destra, che almeno diventi un nemico per l’elettorato conservatore. «Un accordo? È un tema – sostiene – che non mi sono posta: mi pare che il movimento dell’onorevole Vannacci abbia già dichiarato la sua indisponibilità ad allearsi con il centrodestra». E ancora: «Quando si vota cinque volte contro la fiducia al primo esecutivo della storia guidato da una persona di destra, non si vuole dare una mano. Vedo una certa funzionalità per la sinistra in questo, ed è normale. Molto meno normale è farlo quando ci si dichiara di destra». Dopo aver criticato il fondatore di Fn per le sue parole sul femminicidio – «sono contenta» di aver rafforzato il reato – si concentra sull’orizzonte dei prossimi mesi: «Il modo migliore per vincere è governare bene. Il resto sono alchimie. La politica non è mai aritmetica, se sommi 30 più 4 non fa mai 34». La reazione dell’ex generale arriva presto. Ed è ispirata allo stesso principio meloniano: mai le impronte digitali su una rottura. E dunque: «Ma a chi sta parlando la premier? Se vuole parlare con me, mi contatti».

Esaurito il capitolo nazionale, c’è un altro messaggio da far passare. È tutto in quel video con Trump su un divanetto dell’hotel Royal. Pace fatta, dunque, dopo una chiara scomunica della Casa Bianca, mai pubblicamente ritrattata. La leader la spiega così: «Ho trovato il rapporto immutato. Non ci sono state recriminazioni, né abbiamo parlato di quanto successo: abbiamo un carattere abbastanza forte, entrambi difendiamo con determinazione l’interesse nazionale, non c’è bisogno che ci chiariamo quando non siamo d’accordo. Siamo ripartiti su quello che si può fare nei prossimi mesi».

Cosa? Innanzitutto il sostegno a Kiev. Il dibattito proseguirà oggi durante il Consiglio europeo. Una cosa, però, è già chiara: la premier non proporrà il nome di Mario Draghi come negoziatore continentale per l’Ucraina. «Credo che sarebbe molto difficile proporre una persona che proviene da uno dei grandi Paesi europei. Renderebbe più difficile raggiungere un accordo. Mi rivolgerei quindi verso le medie potenze dell’Unione». Tra i possibili nomi, il presidente finlandese Alexander Stubb, compagno di golf del tycoon.

Anche l’accordo sull’Iran è un’ottima notizia, per Meloni. Ora, aggiunge, bisogna evitare che Israele faccia saltare la tregua a causa dell’imminente campagna elettorale. «Ci aspettiamo che l’inevitabile dibattito interno non metta a repentaglio il percorso. Ho letto le parole di Ben Gvir che dice di non sentirsi vincolato da quello che Trump ha sottoscritto. Bisogna fare attenzione». Quanto all’Italia, la prossima mossa è aderire alla missione navale per Hormuz. Ma i tempi sono ancora incerti. «Ci sono sessanta giorni di tempo per finalizzare l’accordo di pace. Valuteremo in corsa se e quando partire. E l’autorizzazione parlamentare si richiederà quando la missione sarà qualcosa di realistico».

Infine, il divieto di utilizzo dei social per gli under 16. L’ha appena annunciato anche il britannico Keir Starmer. Meloni dice che l’esecutivo non seguirà questo esempio, lasciando che sia il Parlamento, dove galleggia da tempo una proposta bipartisan, a occuparsene: «Non sono contraria al divieto dell’utilizzo dei social per i minori, ma non sono neanche convinta che la proposta da sola sia risolutiva». E quindi? «Quel tipo di divieto si aggira facilmente, trasferendo un problema sulle famiglie. Non possiamo prescindere dal coinvolgimento delle piattaforme».