Paletti. Molte azioni “creative” del Quirinale non derivano dai poteri che gli dà la Carta: tipo sbarrare la strada a un ministro per le sue idee

Pubblichiamo un estratto di “Romanzo Quirinale”, in uscita per PaperFirst
(di Savino Balzano – ilfattoquotidiano.it) – Molte delle azioni “creative” del Quirinale (…) non derivano da poteri che la Carta gli conferisce formalmente. Avete letto da qualche parte, ad esempio, che spetti al Presidente della Repubblica il diritto di sbarrare la strada a un ministro per le sue idee politiche? È successo con Paolo Savona, nel 2018. (…)
Il 23 maggio, Giuseppe Conte – l’uomo scelto da M5S e Lega – ricevette l’incarico da Mattarella per formare una maggioranza di governo e pronunciò parole che, probabilmente, non immaginava sarebbero rimaste a lungo impresse nella memoria degli italiani: “Mi propongo di essere l’avvocato difensore del popolo”. Un ottimo espediente retorico. E tuttavia, ritengo che più significativa fu un’altra frase: “Sono consapevole della necessità di confermare la collocazione europea dell’Italia”. Aveva già capito tutto, probabilmente.(…)
Come ministro dell’Economia scelsero Paolo Savona: volevano lui. Il professore era noto per le sue critiche alla moneta unica, sicuramente estremizzate – soprattutto da una certa informazione –, e fu proprio a causa di esse che, per la prima volta, il Quirinale decise di agire come mai prima di allora era accaduto.
Non ricostruiremo passo dopo passo i densi avvenimenti di quei giorni, dal momento che a noi interessa dimostrare un aspetto specifico. Nel dire di no a Paolo Savona, il Presidente della Repubblica non rispettò la Costituzione, esercitando poteri esorbitanti rispetto a quelli riconosciuti dalla stessa. Tale forzatura venne esercitata anche nel tentativo di far morire nella culla il programma politico: un testo fortemente orientato alla Costituzione e, di conseguenza, lontano dai dettami neoliberali e austeri di Bruxelles. (…)
Con un discorso che avrebbe segnato un prima e un dopo, Sergio Mattarella disse di no a Giuseppe Conte: non acconsentiva alla nascita di un governo che vedesse come ministro dell’Economia il professor Paolo Savona. Dal Quirinale, le parole furono a dir poco chiare. Non vorrei apparire paranoico, ma già l’incipit tendeva in qualche modo a screditare l’azione delle due forze politiche protagoniste dell’esperimento: “Si è manifestata – com’è noto – una maggioranza parlamentare tra il Movimento 5 Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un’intesa”. Perché sottolineare il fatto che le due forze politiche fossero su fronti contrapposti alle elezioni politiche di quell’anno? Il dato è del tutto irrilevante in un sistema parlamentare come il nostro. O, meglio, era irrilevante sotto il profilo procedurale, giuridico, costituzionale: l’unico piano a dover riguardare le valutazioni del Presidente della Repubblica. (…)
Nessuna norma della Carta affida al Presidente della Repubblica il compito di valutare se un ministro sia coerente con un programma, tanto meno quali siano le sue idee (a meno che non siano eversive o anticostituzionali). Si trattava di un vero e proprio abuso di potere. (…)
Le uniche caratteristiche che spetta al Capo dello Stato verificare sono: disciplina, onore. Verificare che vi sia un giuramento adeguato, che non vi siano conflitti di interessi tali da compromettere l’interesse nazionale. Cose di questo genere. Certo, la fedeltà alla Repubblica e l’osservanza della Costituzione deve esprimerle per primo proprio lui. Altrimenti casca tutto. (…)
La questione di Paolo Savona è rilevante per tutto ciò che abbiamo visto, ma qui diventa evidentissima la questione di fondo: la politica che il Quirinale prova a imporre al Paese nell’interesse del sovranazionalismo europeo e di tutto ciò che incarna. (…) Paolo Savona venne spostato agli Affari europei, e il resto della storia lo conosciamo tutti.(…)
Bisognava stroncare l’idea stessa che si potesse ancora scrivere un programma sociale, in un Paese che ha giurato fedeltà al mercato. In un’Italia dal popolo senza più garante. L’eresia non fu il nome di Savona: quello fu solo il pretesto. Eretico fu immaginarci diversi. In una democrazia che ha smarrito il senso della propria sovranità, la libertà di decidere da soli fece scandalo. Ecco perché il 2018 è stato uno spartiacque. Non fu una semplice crisi di governo: fu una crisi di identità. E tutto, inesorabilmente, sarebbe presto tornato com’era prima.
Fece anche di peggio. Blocco la nascita di un governo con maggioranza in parlamento e incarico a un signor nessuno di nome Cottarelli di costituire una maggioranza senza che vi fossero forze politiche disposte a sostenerlo compreso il PD che in un primo momento aveva ossequiosamente e molto antidemocratica mente dato il consenso. L’ allora ,ancora mentalmente non leso, Di Maio parlò di
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Impeachment. Una delle cose più giuste pronunciate e pensare nel suo senno quando non era stato ancora comprato.
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Da sempre chi sale al Colle deve dare garanzia di non comportarsi come Mattei, Moro, Pio Latorre e Mattarella (quello sbagliato). Come anche i PdC (sarà scritto nelle clausole segrete dei trattati di pace/occupazione).
Non riesco a inquadrare esattamente il pulcinella Pertini, comunque dannoso per l’ordine costituzionale ma in modo originale.
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Mattarella mi da l’impressione che sia sotto ricatto: è una pedina della destra
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Probabilmente il Ns/ PDR deve manifestare ancora gratitudine per la rielezione, non so a chi ma… a pensar male…
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Veramente l’articolo da un’impostazione sbagliata della vicenda.
Savona fu proposto da coloro che realmente dominavano la coalizione del governo Conte 1; cioè Salvini e Di Maio, Conte era appena arrivato.
Furono loro due gli sponsor di Savona, non Conte; e, se devo dire la mia, più Salvini che Di Maio visto che la lega è un partito euroscettico.
Al di la di come la si possa pensare, Mattarella motivò la sua scelta affermando, in un messaggio agli italiani, che uno come Savona avrebbe potuto destabilizzare finanziariamente il paese e mettere a rischio la credibilità dei mercati finanziari.
Sarà stata una scelta eccessiva? Può darsi
Rientra nelle facoltà del PdR quella di nominare i ministri su proposta del PdC?
Quindi non capisco il senso dell’articolo se non quello di fare polemica sterile.
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“… Più delicato, invece, è rispondere al quesito se il Presidente della Repubblica possa rifiutare una proposta, possa cioè porre un veto su un certo nome. La risposta NON può che ESSERE NEGATIVA. Egli può senz’altro confrontarsi con il Presidente incaricato, consigliarlo, fargli notare che una certa nomina è inopportuna, che per quel determinato ministero è preferibile un’altra figura e così via. Non di più, però. RIFIUTARE espressamente una nomina, in astratto, può anche ammettersi, ma solo per GRAVI MOTIVI e MAI per RAGIONI di NATURA POLITICA .
Il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione, dei suoi valori, delle sue procedure, dei meccanismi istituzionali, del gioco democratico. È un ARBITRO, non un giocatore. Qualora andasse ad incidere sulle scelte di indirizzo politico riservate al binomio Governo-Parlamento, finirebbe per collocarsi al di fuori del perimetro tracciato dalla Carta costituzionale.
Non muta i termini della questione neppure richiamare i precedenti nei quali il Presidente della Repubblica avrebbe opposto un rifiuto nei confronti di un nome sottopostogli dal Presidente incaricato. Da Darida a Previti, da Maroni a Gratteri, sono diversi i Presidenti e i Governi chiamati in causa. Simili precedenti, tuttavia, non smentiscono quanto affermato sinora, semmai ne danno puntuale CONFERMA. Nei casi citati il Presidente della Repubblica ha sì espresso perplessità sul nome proposto, ma esclusivamente in virtù di GRAVI MOTIVI generalmente LEGATI alla SFERA PERSONALE dell’interessato e MAI per ragioni puramente POLITICHE… “
Che cosa è stata una premonizione? Ho scritto del “caso Savona”(o l’ho scritto e non pubblicato? 🤔) proprio in questi gg…
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Il brano che postato è tratto dall’articolo:
“In tema di nomina dei ministri e poteri del Presidente della Repubblica”
31 Maggio 2018
di Alessandro Gigliotti*
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* Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e istituzioni politiche comparate presso l’Università di Roma La Sapienza.
(LaCostituzione.info)
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Si era già creato il precedente con Napolitano (a mio parere il peggior presidente della repubblica in assoluto) che mise il veto su Gratteri
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